Akhenaton: il faraone eretico

La voce narrante di questa storia è il giovane Miri-Mon che, durante un viaggio sul Nilo, è affascinato dai resti di una grande città ormai abbandonata. Scoprendo che si tratta di Akhetaton, la città fatta costruire da Amenofi IV, il cosiddetto faraone eretico, e che l’unica abitante di quella sorta di città fantasma è ormai la regina Nefertiti, decide di farsi raccontare la storia del faraone da coloro che lo hanno conosciuto personalmente.
Intraprende così un viaggio che lo porta di città in città, da palazzo in palazzo, per scoprire tutto su questa figura emblematica della XIX dinastia dei faraoni egiziani.

Miri-Mon scopre che Akhenaton era un uomo brutto ed effeminato, che si trovò a reggere le sorti di un vasto regno, solo per santificare il suo unico Dio, Aton. Egli non credeva nella lotta armata, ma solo nell’amore e nell’aiuto divino; ciò attirò su di sè l’odio di quanti lo credevano debole ed inetto.
Attraverso una serie di racconti tutti uguali nelle linee generali, ma diversissimi nella descrizione di questa figura, per certi versi affascinante e carismatica, Miri-Mon ricostruisce fatti pubblici e privati da diversi e, spesso, inconciliabili punti di vista.

COSA NE PENSO IO:
Un libro estremamente interessante dal punto di vista storico e senz’altro particolare in quanto ci permette di osservare da diverse angolazioni lo stesso uomo, senza arrivare ad una conclusione obiettiva. Sta al lettore decidere se appoggiare la tesi degli oppositori o dei sostenitori.

VALUTAZIONE: 8/10a

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Alla corte di mio padre

corteIn questo libro, strutturato come una raccolta di racconti, Isaac B. Singer ci conduce per mano al tribunale rabbinico presieduto dal padre in via Krochmalna 10 a Varsavia.

Dalla porta che conduce allo studio paterno entra gente di ogni specie: fidanzati che vogliono rompere la promessa di matrimonio, anziani che vogliono divorziare, mariti che vogliono ripudiare le mogli sterili, commercianti con dispute economiche in corso, gente che fa domande su cibi puri e impuri, ecc. Di ognuno di essi l’autore ci racconta la storia e ce li descrive così minuziosamente da poterli quasi veder emergere dalle pagine in carne e ossa, con i loro atteggiamenti e le loro posture.

Ma c’è spazio anche per racconti sulla famiglia, sul rapporto tra i genitori, sull’ammirazione verso il fratello maggiore Israel, sui fatti di vita quotidiana, sulle ristrettezze economiche  e sulla presenza ingombrante della religione in casa Singer.

E’ un racconto sulla vita del primo Novecento in Polonia e sulla comunità ebraica, così ricca di tradizioni e di proibizioni.

COSA NE PENSO IO:

All’inizio ho faticato ad entrare in sintonia con questo libro. Si trattava di episodi così slegati cronologicamente l’uno dall’altro, da perdere un po’ il filo del discorso. Ma pian piano mi sono abituata a questa struttura non allineata ai miei gusti personali e ho cominciato ad apprezzare le storie di vita e sulle tradizioni di una comunità religiosa che non conoscevo affatto. Mi sono affezionata a Isaac e ho cominciato a comprendere la diversità di personalità dei genitori, ma anche la loro unità familiare.

Devo dire che poi, dallo scoppio della Grande Guerra, il libro si presenta in modo più unitario, segue gli eventi in ordine di data e si sofferma di più sulle vicende familiari, facendomi piacere molto di più ciò che stavo leggendo. E attraverso gli occhi di bambino di Isaac e la sua gioia nei momenti di libertà, ho conosciuto uno scorcio di vita in un’altra epoca, in un’altra nazione e in un’altra comunità religiosa.

VALUTAZIONE: 9/10