Bartleby, lo scrivano

La voce narrante di questo racconto di Melville è un legale di New York, il quale, per il proprio lavoro, si serve di tre copisti abbastanza particolari.

Quando il lavoro si fa più impegnativo, egli mette un annuncio sul giornale per assumere un altro copista. Ed è a questo punto che compare sulla scena Bartleby, uomo silenzioso, ma dedito al lavoro.

I giorni trascorrono senza imprevisti né scossoni, finché il legale non chiede a Bartleby di rileggere, per effettuare i dovuti controlli di copiatura, uno dei tanti documenti stilati dallo stesso copista. Incredibilmente arriva la risposta più curiosa: “Preferirei di no!”.

Tale risposta è pronunciata dall’uomo, ogni qualvolta gli si chiede qualcosa che vada oltre il lavoro di copiatura. Il legale, sbalordito, comincia ad osservare attentamente il proprio dipendente e scopre che egli non parla con nessuno e che non lascia mai l’ufficio. Avendo capito che si tratta di un uomo solo, decide comunque di tenerlo al proprio servizio.

Ma la situazione è destinata a peggiorare, i “Preferirei di no!” diventano sempre più frequenti, fino a che egli rifiuta persino di eseguire il suo monotono lavoro, rimanendo tutto il giorno in piedi davanti alla finestra dell’ufficio.

Il legale non sa come liberarsi di Bartleby e capisce che l’unica soluzione è cambiare sede e lasciare Bartleby in quell’angusta stanzetta.

Ma non riuscirà a liberarsi del “problema” pratico e di coscienza, fino al tragico epilogo finale.

COSA NE PENSO IO:

Ammetto che temevo un po’ la lettura di questo racconto lungo, in quanto mi sono “scontrata” precedentemente con il mostro sacro di Melville ed ho miseramente fallito l’impresa abbandonando la lettura molto presto.
Ma quest’opera mi è piaciuta. All’inizio l’ho trovata molto divertente e il personaggio mi trasmetteva, oltre che simpatia, molta curiosità. E chissà che epilogo imprevedibile mi aspettassi!
Invece alla fine c’è una deviazione repentina verso la tragicità, la quale porta a provare ancora più empatia nei confronti di questo strambo personaggio perennemente legato ai suoi “Preferirei di no!”.
Divertenti anche le figure degli altri 3 copisti, tratteggiate perfettamente con estrema ironia.

VALUTAZIONE: 10/10

La pecora nera

Si tratta di una raccolta di racconti scritti da Israel Joshua Singer, attraverso i quali egli ci parla della sua vita fino al trasferimento della famiglia Singer a Varsavia, negli anni precedenti lo scoppio della Seconda Gerra Mondiale.

Israel racconta del periodo vissuto insieme ai nonni a Bilgoraj, degli zii, della cucina che era il regno assoluto della nonna e dello studio di rabbino, che era invece quello del suo stimato nonno.

Ci parla, inoltre, del cattivo rapporto tra i nonni materni e il padre, così dedito allo studio da trascurare il sostentamento della famiglia. Lo descrive come un uomo completamente fiducioso in Dio, ma considerato inaffidabile per le questioni pratiche e così diverso dalla tenace madre, la quale non è mai riuscita a convincere il marito a sostenere l’esame di russo per diventare un rabbino ufficiale.

Oltre che della propria famiglia ci parla anche degli amici, dei fatti scandalosi che hanno colpito la piccola comunità ebraica di Leoncin e delle storie e dei tipi più bizzarri.

COSA NE PENSO IO:

Dopo aver letto “Alla corte di mio padre“, scritto dal fratello minore Isaac Bashevis, questo libro mi ha permesso di capire meglio la storia della famiglia, anche perchè copre un arco temporale precedente a quello raccontato dal fratello. Eh sì, decisamente lo trovo migliore e più integrato dal punto di vista cronologico.

VALUTAZIONE: 10/10

Alla corte di mio padre

corteIn questo libro, strutturato come una raccolta di racconti, Isaac B. Singer ci conduce per mano al tribunale rabbinico presieduto dal padre in via Krochmalna 10 a Varsavia.

Dalla porta che conduce allo studio paterno entra gente di ogni specie: fidanzati che vogliono rompere la promessa di matrimonio, anziani che vogliono divorziare, mariti che vogliono ripudiare le mogli sterili, commercianti con dispute economiche in corso, gente che fa domande su cibi puri e impuri, ecc. Di ognuno di essi l’autore ci racconta la storia e ce li descrive così minuziosamente da poterli quasi veder emergere dalle pagine in carne e ossa, con i loro atteggiamenti e le loro posture.

Ma c’è spazio anche per racconti sulla famiglia, sul rapporto tra i genitori, sull’ammirazione verso il fratello maggiore Israel, sui fatti di vita quotidiana, sulle ristrettezze economiche  e sulla presenza ingombrante della religione in casa Singer.

E’ un racconto sulla vita del primo Novecento in Polonia e sulla comunità ebraica, così ricca di tradizioni e di proibizioni.

COSA NE PENSO IO:

All’inizio ho faticato ad entrare in sintonia con questo libro. Si trattava di episodi così slegati cronologicamente l’uno dall’altro, da perdere un po’ il filo del discorso. Ma pian piano mi sono abituata a questa struttura non allineata ai miei gusti personali e ho cominciato ad apprezzare le storie di vita e sulle tradizioni di una comunità religiosa che non conoscevo affatto. Mi sono affezionata a Isaac e ho cominciato a comprendere la diversità di personalità dei genitori, ma anche la loro unità familiare.

Devo dire che poi, dallo scoppio della Grande Guerra, il libro si presenta in modo più unitario, segue gli eventi in ordine di data e si sofferma di più sulle vicende familiari, facendomi piacere molto di più ciò che stavo leggendo. E attraverso gli occhi di bambino di Isaac e la sua gioia nei momenti di libertà, ho conosciuto uno scorcio di vita in un’altra epoca, in un’altra nazione e in un’altra comunità religiosa.

VALUTAZIONE: 9/10

 

Una birra al caffè Vigata

caffe-vigataLeggendo questo librino di meno di 200 pagine si è catapultati in Sicilia e nel mondo di Camilleri.

Sembra davvero di fare quattro chiacchiere con questo famosissimo e importantissimo autore contemporaneo. Una persona di grande cultura, di grande inventiva e di grande spessore che sa parlare a tutti in modo semplice e diretto.

Si legge, quindi, della sua infanzia a Porto Empedocle; ci racconta della città, ma anche dei suoi amici di gioventù e delle marachelle, della sua grande passione per la lettura e la letteratura, dei suoi anni scolastici e dei genitori. Per poi passare alla sua città d’adozione, ai primi anni di lavoro nel teatro ed infine del grande successo e della popolarità che ha raggiunto in tarda età grazie alla sua “creatura”, il commissario Montalbano.

Una curiosità? Ha già scritto il capitolo finale della sua opera, l’ha affidata al suo editore pregandolo di custodirla e di pubblicarla postuma.

Non c’è che dire! Camilleri non vuol lasciare il suo pubblico nel dubbio, vuole accontentarlo, o forse ringraziarlo, nel modo migliore, non lasciando niente al caso.

VALUTAZIONE: 8/10

Le notti bianche

nottiUna notte nella città di Pietroburgo un uomo passeggia in solitudine, ma è proprio allora che incontra una giovanissima Nasten’ka; i due protagonisti si accompagneranno durante le loro notti bianche per quattro giorni.

Durante questi incontri e dalle loro conversazioni, noi lettori veniamo a conoscenza delle loro storie.

L’uomo è un sognatore, un uomo che vive in solitudine, incapace di rapportarsi con gli altri e di stringere rapporti d’amicizia.

Lei è una giovanissima ragazza che vive insieme alla nonna cieca, innamorata di un giovane affittuario della nonna. Quest’ultimo, un anno prima, le ha promesso il matrimonio, ma non prima di essere tornato da un viaggio ed essersi creato un futuro.

Adesso l’anno è trascorso, lui è tornato e Nasten’ka, in compagnia del sognatore, lo aspetta da giorni a quell’appuntamento fissato un anno prima.

Intanto in queste poche notti Nasten’ka ha acceso anche il cuore del sognatore e, ormai delusa, decide di legarsi all’uomo, ma ecco arrivare il suo innamorato…Cosa farà adesso Nasten’ka? Beh, “Al cuor non si comanda”, afferma un famoso detto popolare.

COSA NE PENSO IO:

Breve cronaca dell’incontro di due caratteri opposti: la timidezza e l’essere schivo dell’uomo con l’espansività e la comunicatività della giovanissima donna, che al contrario di lui, ha bisogno dell’amore per vivere con pienezza la sua vita.

Delicato e intenso racconto di un attimo di illusione.

VALUTAZIONE: 9,5/10

 

Ieri

ieriLa nota autrice ungherese ci narra in questo breve libro la storia di Tobias.

Tobias è fuggito dal paese d’origine e adesso lavora in una fabbrica facendo un lavoro ripetitivo che gli provoca parecchio stress, tanto da indurlo a un tentativo di suicidio che gli costerà una breve “reclusione” dentro un ospedale psichiatrico.

Ma Tobias ha sempre avuto una personalità molto complessa e lo scopriremo man mano…

Tobias è l’unico figlio di una “donna di malaffare”, esclusa da tutti i membri della piccola comunità in cui vive. Ma la sua casa è frequentata di nascosto da tutti gli uomini della stessa, che continuano, però, a mantenere una maschera di perbenismo. E’ durante uno di questi incontri che Tobias scopre l’identità del padre e di avere diversi fratellastri. A scuola conosce Line, una delle sue sorellastre, e ne rimane completamente affascinato pur sapendo perfettamente quale sia il loro legame naturale.

Tobias è costretto a separarsi da Line quando deve darsi alla fuga per aver accoltellato i suoi genitori.

Tobias e Line si ritroveranno da grandi nella stessa fabbrica e lui capirà ben presto che ne è ancora innamorato. Ma è amore, o solo un’ossessione che lo ha accompagnato tutta la vita?

L’unica cosa che sappiamo con sicurezza è che Tobias non accetta gli ostacoli e vuole rimuoverli a forza, come nel passato…

COSA NE PENSO IO:

Pur essendo un librino così piccolo, ce n’è di roba all’interno! 🙂

A parte l’inizio un po’ destabilizzante, la storia è interessante, ben scritta e con mille spunti di riflessione.

Forse il suo difetto sta nella brevità: perchè non insistere sulla complessità psicologica del protagonista e farci capire un po’ meglio cosa gli passi per la mente? Sono atti di ribellione contro il senso di esclusione provato nell’infanzia? O forse è tutto frutto di una malattia, di una instabilità congenita, di una debolezza caratteriale?

VALUTAZIONE: 8/10

Un’anima non vile

animaE’ questo il secondo volume della “Trilogia del ritorno” di Fred Uhlman, quindi il completamento della storia di Hans e Konradin che ha preso il via ne “L’amico ritrovato“.

Si tratta di una lunga lettera di Konradin al vecchio amico Hans, scritta qualche giorno prima della sua esecuzione, nella quale egli ripercorre la storia di questa tenera amicizia sbocciata sui banchi di scuola nella Germania nazista.

Konradin racconta e spiega dal suo punto di vista molti episodi del passato, già raccontati da Hans, ma li integra con altri che si sono svolti dentro la sua fastosa casa, all’interno della sua altezzosa e ricca famiglia ariana. E scopriamo, così, che il giovane è stato “pilotato”…

COSA NE PENSO IO:

Anche questo secondo secondo libro è straordinario preso come storia a sé stante, lo diventa ancora di più in quanto ci permette di colmare dei vuoti e di leggere il punto di vista del ricco ragazzino di razza ariana, diviso tra la famiglia, le apparenze e il forte legame con il suo amico ebreo Hans.

Breve e intenso.

VALUTAZIONE: 10/10

Il ritorno di Sherlock Holmes

ritornoSi tratta di una raccolta di 12 racconti che hanno per protagonista l’infallibile Sherlock Holmes e come co-protagonista l’amico di sempre, cioè il dottor Watson.

Il primo racconto, “L’avventura della casa vuota”, è quello che segna il ritorno “sulla scena” del nostro protagonista, che per un paio d’anni si è finto morto per scampare ad una sorta di vendetta nei suoi confronti.

Tutti gli altri ci narrano in modo sintetico le indagini più particolari condotte da Holmes…

COSA NE PENSO IO:

Beh, non è che ci sia molto da dire! Sono sempre deliziosi i racconti di Doyle: non annoiano, ma stupiscono e incuriosiscono.

VALUTAZIONE: 9/10

Il mistero di Marie Roget

misteroMarie Roget è una fanciulla parigina di bell’aspetto che lavora in una profumeria. Un giorno scompare misteriosamente, mettendo in subbuglio famiglia e polizia, per poi ricomparire, altrettanto misteriosamente, dopo alcuni giorni di silenzio.

La polizia continua ad indagare, ma non riuscendo a venire a capo del mistero, ben presto l’abbandona senza troppi tentennamenti per dedicarsi a questioni più importanti.

Il problema è che la ragazza, dopo alcuni mesi, sparisce una seconda volta.

Ma stavolta dal fiume emerge il suo cadavere orribilmente mutilato. Monsieur Dupin ricostruirà l’accaduto attraverso la lettura minuziosa degli articoli di giornale che hanno riempito le pagine dei quotidiani per lungo periodo…

COSA NE PENSO IO:

Anche in questa breve storia E. A. Poe incuriosisce, e non poco, il lettore, inducendolo a seguire con trepidazione i suoi ragionamenti, per poi lasciare i puntini di sospensione.

Rispetto, però, a “I delitti della Rue Morgue“, ammetto di aver preferito questa storia che ha un filo conduttore e una sua logicità.

Non è che mi abbia granchè colpito, ma è sicuramente più che sufficiente.

VALUTAZIONE: 6,5/10

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

vecchioQuesta vicenda narrata da Luis Sepulvéda è ambientata ai margini della foresta equatoriale. E’ lì, infatti, che vive il vecchio Josè Antonio Bolivàr, protagonista di questa storia.

Il vecchio ha alle spalle una lunga e travagliata storia personale: sposato in giovanissima età, lascia la sua terra natìa per dirigersi verso quella parte di foresta ormai disboscata per far posto all’uomo. Lì si stabilisce e lavora per un po’, poi la moglie muore e dopo aver rischiato lui stesso la vita, si unisce alla tribù che lo ha salvato e curato.

Dagli uomini della tribù impara a cacciare e a muoversi agilmente in mezzo alla fitta foresta tropicale. Ad un certo punto sente di appartenere alla tribù, ma non è così. Infatti dopo aver violato una delle consuetudini di questa popolazione “primitiva”, viene allontanato.

Ed è allora che ritorna nel paesino ai margini della foresta e, per puro caso, scopre di saper leggere e si appassiona agli struggenti romanzi d’amore che il dentista gli procura.

Ma un giorno cominciano ad essere ritrovati dei morti, assassinati da un tigrillo, animale selvatico che vive nell’intricata foresta. E comincia una lunga caccia….

COSA NE PENSO IO:

L’inizio di questo libro è decisamente accattivante, i personaggi sono uno più pittoresco dell’altro e il rapporto del vecchio con la lettura, il racconto del suo viaggio per andare alla ricerca del genere che più lo appassiona, il modo di leggere e rileggere le frasi per comprendere tutto pienamente, mi hanno conquistata.

Pertanto ho letto con passione fino ad un certo punto. Poi, infatti, la storia si tramuta in un libro d’avventura e, lo ammetto con franchezza, non ho affatto gradito il cambiamento repentino.

Io volevo saperne di più del vecchio e dei suoi libri!

VALUTAZIONE: 6,5/10