Via Castellana Bandiera

E’ uno di quei giorni estivi in cui l’afa e lo scirocco avvolgono la Sicilia, costringendo i suoi abitanti a boccheggiare alla ricerca di un po’ di sollievo.
Rosa e Clara sono a Palermo per partecipare ad un matrimonio di amici e, durante la ricerca di
un indirizzo dalle parti della Fiera, si ritrovano a percorrere uno stretto vicolo a doppio senso che non permette il passaggio di due auto contemporaneamente. Sono costrette, pertanto, a bloccarsi nel bel mezzo di Via Castellana Bandiera perchè si ritrovano di fronte la Punto della famiglia Calafiore.
I Calafiore sono una famiglia numerosa e dedita a piccoli traffici; alla guida dell’auto c’è Samira, la suocera del capofamiglia Saro, di origine albanese che si impunta e si rifiuta di fare marcia indietro per lasciar passare le “milanesi”.
A questo punto anche Rosa decide che di lì non la smuoverà nessuno.
Trascorre tutto il giorno in questo pittoresco vicolo e poi anche la notte intera, ma le due donne rimangono ferme nelle loro posizioni, mentre attorno si dipanano scommesse e vicende familiari.
Poi…il tragico epilogo.

COSA NE PENSO IO:

Ho trovato questo libro molto bello, nonostante la vicenda sia leggermente surreale. L’autrice riesce a trasmettere la sicilianità dei personaggi in modo impeccabile e a farci un ritratto preciso di ognuno di essi, senza trascurare i dettagli sul loro passato e sulla loro vita nascosta.

VALUTAZIONE: 8/10

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1933 Un anno terribile

Dominic Molise è figlio di immigrati italiani, vive a Roper, una cittadina del Colorado, e si ritiene un ottimo lanciatore, tanto da sognare un futuro tra i grandi del baseball e il suo nome impresso nella Hall of Fame.
Il problema è che l’America è sconvolta dalla depressione e la miseria regna sovrana un po’ ovunque.
Il padre non lavora da mesi, la madre continua ad affidarsi alla Vergine, la nonna rimpiange il suo paese natio in Abruzzo e lui fa affidamento sul suo braccio sinistro, che protegge spalmandolo di un unguento dall’odore pungente che irrita chiunque lo circondi.
Dominic vuol fuggire dal proprio destino di muratore, non sopporta l’idea di una vita di miseria e cerca di escogitare il modo di farsi ingaggiare da una squadra famosa, che gli permetta di evadere da quella sorta di prigione. Quando il suo amico Kenny gli prospetta di andare incontro insieme al loro destino di giocatori di baseball, Dominic decide di procurarsi il denaro rubando al padre, ma questi lo scopre e, tra crisi di coscienza e di responsabilità, ci si avvia verso un finale dal sapore un po’ amaro…ma apertissimo.
Chissà se Dominic riuscirà a dare una svolta al proprio destino!

COSA NE PENSO IO:+

Un bel libro con personaggi verosimili e ben definiti nei tratti psicologici, dove la realtà si scontra con i desideri e non è così certo cosa prevarrà in questa lotta lunga e difficile verso l’affermazione e la realizzazione del sogno americano.

VALUTAZIONE: 9/10

Il nuovo inquilino

Mario Rota è un professore italiano che, da anni, lavora negli States. E’ appena tornato da una vacanza nella sua terra natìa ed è pronto a riprendere la routine quotidiana. Ma altro che routine!

La settimana è piena di imprevisti, nuovi incontri e problemi sia nella sfera privata, che in quella lavorativa.

Chi è il nuovo collega? Cos’ha di tanto carismatico da attirare le simpatie di tutti?

Niente da fare! Sembra che tutti stiano congiurando contro la tranquillità del professor Rota! O forse è lui che, prima di iniziare a lottare, si arrende?
Al lettore la libera interpretazione di questa strana avventura che ha per protagonista Mario e il nuovo inquilino dell’appartamento vicino.

COSA NE PENSO IO:

Spiazzante! Trama curiosa e imprevedibile. A volte un po’ inquietante per il ripetersi costante di frasi ed eventi. Però mi è piaciuto. E anche molto 🙂

VALUTAZIONE: 8/10

La vendetta

 E’ la storia di Rocco, un senzatetto che vive sotto un ponte nella città di Firenze. E’ ormai anziano, sporco, senza denti e cerca di sopravvivere recuperando il cibo in mezzo alla spazzatura, proprio come fanno i topi.
Ma la vita di Rocco non è sempre stata questa, c’è stato un tempo in cui aveva una famiglia, un buon lavoro, un buon amico e una splendida ragazza di cui era perdutamente innamorato.
Quando lei lo lascia all’improvviso, Rocco è distrutto e non ne capisce nemmeno il motivo. Com’è possibile che la bella Anita abbia cambiato idea e non lo voglia più vedere? Ci deve essere un motivo! Ed infatti c’è: quello che credeva essere un amico, quello a cui aveva confidato che stava per sposarsi l’ha tradito calunniandolo. Da quel momento comincia a giocare, fino a perdere tutto e a ritrovarsi per strada.
Tutto ciò, che sembrava ormai perso nel passato, torna prepotentemente nella mente di Rocco, il quale decide di vendicarsi, approfittando dell’arrivo imminente dell’uomo in Italia per un convegno di biogenetica. E per far ciò chiede aiuto a Bobo, sopravvissuto agli esperimenti di Mengele durante l’Olocausto.
Bobo, che odia (e con ragione) tutta la razza umana, prende spunto dalla sua esperienza passata per ideare la vendetta…

COSA NE PENSO IO:

Quando ho iniziato questo libro mi sono detta: “Wow! Promette molto bene, sarà una storia da leggere in un soffio!”.
Poi ho continuato la lettura e l’entusiasmo è andato scemando sempre più.

Per quanto mi riguarda, l’autore ha fatto due pessime scelte. Innanzi tutto la mancata divisione in capitoli, che rende la narrazione confusa, e usare il tema “nazismo”, permettendo così a Rocco di passare da protagonista, a semplice “comparsa”.
VALUTAZIONE: 4/10

Stoner

William Stoner è nato in una piccola fattoria nel Missouri da genitori semplici e contadini, i quali puntavano sul figlio per continuare la loro attività e cercare di migliorarla. Ed è a questo scopo che gli suggeriscono gli studi universitari di Agraria. William è un bravo figlio, vuole accontentare i genitori ed è così che mette per la prima volta piede all’università nella città di Columbia.
L’università diventa ben presto il suo mondo, soprattutto nel momento in cui egli si rende conto che la sua passione è la letteratura.
Col tempo Stoner diventa lo stimato professor Stoner, ma la sua vita è divisa in due: la vita familiare e quella accademica.

Sì, perchè nel frattempo il buon professor Stoner ha sposato, Edith, una donna incontrata ad una festa e di cui si è subito innamorato. La frequenta un po’ e le propone di sposarla. Lei è titubante, ma poi accetta.

Questo matrimonio diventa immediatamente un incubo per Stoner; Edith è distaccata, sempre depressa e con un lato malvagio. E, se posso aggiungere la mia opinione, completamente fuori di testa. Col passare degli anni Edith diventa sempre più imprevedibile, lo allontana dalla figlia, che riesce a condizionare come fosse una marionetta di legno, e toglie spazio al marito, non solo per ciò che riguarda il ruolo familiare, ma letteralmente lo relega nell’angolo più scomodo e piccolo della casa.

Stoner non è un tipo che scalcia, questo non è nella propria indole, e nella vita matrimoniale non si ribella mai ai comportamenti della moglie, anzi cerca di assecondarla, forse per cercare di mantenerla entro certi limiti. Ma nella vita universitaria è un’altra storia. E’ vero, ci sono dei momenti di passività estrema, ma superati questi, sa anche essere testardo ed ottenere ciò che vuole.

E l’amore, quello vero? Passerà fugacemente nella vita di Stoner, regalandogli i soli momenti di passione e felicità in oltre 40 anni. Ma anche questo è destinato a finire, ad essere ostacolato dal mondo esterno; Stoner deve rinunciare alla felicità con dolore.

E alla fine arriva anche la decadenza fisica e poi la malattia con le ultime pagine che si leggono con le lacrime agli occhi.

COSA NE PENSO IO:

Un libro meraviglioso e amaro che scava nel profondo la personalità e la vita di questo protagonista così attento ai propri principi…così infelice!

VALUTAZIONE: 10/10

Zio Vanja

I fatti di questa breve opera teatrale si svolgono tra le mura della residenza di campagna del professor Serebrijakov.

Egli è giunto da poco dalla città insieme alla giovanissima seconda moglie, sconvolgendo la regolarità della vita di campagna…e non solo!

La giovane padrona di casa è riuscita a sconvolgere i cuori di ben due persone: lo zio Vanja, cognato del professore ed amministratore da tanti anni della tenuta, e il dottor Astrov.

Sonja, invece, figlia di primo letto del professore, si strugge d’amore per il dottore.

I sentimenti sono, pertanto, parecchio complessi ed ingarbugliati, anche perchè, sia zio Vanja che il dottore non sono più giovanissimi e credono di aver sprecato la loro vita privandosi da sempre di un grande sentimento come lo è l’amore. Vedono entrambi nella giovane seconda moglie del professore la loro unica possibilità e non vorrebbero sprecarla.

I fatti precipitano quando il professore annuncia di voler vendere la tenuta a causa delle poco agiate condizioni economiche. Zio vanja è furibondo, si sente sfruttato da anni e prova ad uccidere il cognato.

La coppia di sposi è costretta ad abbandonare repentinamente la tenuta.

COSA NE PENSO IO:

Un brillante piccolo testo teatrale che dimostra come l’elemento estraneo rompa tutti gli equilibri e sfiori quasi la tragedia.

VALUTAZIONE: 9/10

Bartleby, lo scrivano

La voce narrante di questo racconto di Melville è un legale di New York, il quale, per il proprio lavoro, si serve di tre copisti abbastanza particolari.

Quando il lavoro si fa più impegnativo, egli mette un annuncio sul giornale per assumere un altro copista. Ed è a questo punto che compare sulla scena Bartleby, uomo silenzioso, ma dedito al lavoro.

I giorni trascorrono senza imprevisti né scossoni, finché il legale non chiede a Bartleby di rileggere, per effettuare i dovuti controlli di copiatura, uno dei tanti documenti stilati dallo stesso copista. Incredibilmente arriva la risposta più curiosa: “Preferirei di no!”.

Tale risposta è pronunciata dall’uomo, ogni qualvolta gli si chiede qualcosa che vada oltre il lavoro di copiatura. Il legale, sbalordito, comincia ad osservare attentamente il proprio dipendente e scopre che egli non parla con nessuno e che non lascia mai l’ufficio. Avendo capito che si tratta di un uomo solo, decide comunque di tenerlo al proprio servizio.

Ma la situazione è destinata a peggiorare, i “Preferirei di no!” diventano sempre più frequenti, fino a che egli rifiuta persino di eseguire il suo monotono lavoro, rimanendo tutto il giorno in piedi davanti alla finestra dell’ufficio.

Il legale non sa come liberarsi di Bartleby e capisce che l’unica soluzione è cambiare sede e lasciare Bartleby in quell’angusta stanzetta.

Ma non riuscirà a liberarsi del “problema” pratico e di coscienza, fino al tragico epilogo finale.

COSA NE PENSO IO:

Ammetto che temevo un po’ la lettura di questo racconto lungo, in quanto mi sono “scontrata” precedentemente con il mostro sacro di Melville ed ho miseramente fallito l’impresa abbandonando la lettura molto presto.
Ma quest’opera mi è piaciuta. All’inizio l’ho trovata molto divertente e il personaggio mi trasmetteva, oltre che simpatia, molta curiosità. E chissà che epilogo imprevedibile mi aspettassi!
Invece alla fine c’è una deviazione repentina verso la tragicità, la quale porta a provare ancora più empatia nei confronti di questo strambo personaggio perennemente legato ai suoi “Preferirei di no!”.
Divertenti anche le figure degli altri 3 copisti, tratteggiate perfettamente con estrema ironia.

VALUTAZIONE: 10/10

Il colore della neve

Trixie è la figlia adolescente di Laura, un’insegnante di letteratura che tiene corsi molto seguiti sulla Divina Commedia di Dante, e di Daniel, un fumettista cresciuto in Alaska e con un passato di violenza e sregolatezza.

La vita di Trixie e di tutta la famiglia è sconvolta il giorno che la ragazza subisce una violenza sessuale dal ragazzo che crede l’amore della sua vita.

Trixie, un po’ per lo shock e un po’ per paura che possano venire a galla degli episodi che la riguardano e indurre gli adulti a non crederle, inserisce nel proprio racconto un po’ di bugie, che nel corso delle indagini le si rivolteranno contro.

D’altra parte il paesino in cui la famiglia vive è una piccola comunità in cui tutti si conoscono e lo stupratore è una stella dello sport dal futuro splendente e quindi la sentenza pubblica è una soltanto: impossibile che sia stato lui, impossibile che Trixie abbia subito violenza, sta mentendo per punirlo di averla lasciata.

Cominciano le indagini, mentre Trixie è costretta a sopportare le occhiate, le chiacchiere, gli “scherzi” e le calunnie sussurrate.

Poi il cadavere dello stupratore è trovato sotto un ponte con addosso sangue e capelli della giovane.

Iniziano i dubbi e una fuga verso l’Alaska che si concluderà con la scoperta di tutte le verità e di tutti i segreti che ognuno dei protagonisti ha tenacemente nascosto.

COSA NE PENSO IO:

E’ il secondo libro di Jodi Picoult che leggo e ho ancora voglia di leggere altre sue storie.

Ha un modo di scrivere che mi piace, sa raccontarci le problematiche e il caos che regna in età adolescenziale con abilità, tanto che, spesso, non sai se parteggiare per la vittima o per il carnefice; ti tiene sulle corde fino all’ultimo secondo e non è affatto escluso che la fine della storia non ribalti tutte le tue ipotesi.

VALUTAZIONE: 8/10

Porte aperte

La storia narrata dal mio conterraneo, Leonardo Sciascia, si svolge nella Sicilia degli anni ’30, quando il fascismo impera con le sue ideologie assurde e la violenza.

Il protagonista di questa storia è il “piccolo giudice”, il quale deve presiedere un processo in cui l’imputato è accusato di triplice omicidio. Ma il problema non è che l’imputato abbia ucciso 3 persone, tra cui un esponente fascista! E’ ovvio che sarà condannato, ma dall’alto arriva l’ordine perentorio e poco mascherato di condannare l’imputato alla pena di morte.

In fondo è il periodo in cui è possibile vivere con le “porte aperte”, in cui l’ordine regna rigido e sovrano. L’applicazione della pena di morte non farà altro che confermare questi principi!

Ma “il piccolo giudice” non si lascia influenzare, a costo di rovinarsi la carriera in modo consapevole, non può andare contro ai propri principi e sarà in grado con i soli argomenti giuridici di contribuire ad emettere una sentenza giusta.

Ma servirà tutto questo? All’imputato certamente no, ma il giudice potrà vantare una coscienza pulita, seppur contaminata dalla paura.

COSA NE PENSO IO:

Come al solito, Sciascia racconta la sua Sicilia senza veli, ma lo stile narrativo che ha scelto è un po’ ostico e rende la lettura un po’ pesante.

Pertanto, pur apprezzando sempre l’autore ed anche la storia nel suo complesso, non posso dire di essere rimasta particolarmente folgorata.

VALUTAZIONE: 7/10

La pecora nera

Si tratta di una raccolta di racconti scritti da Israel Joshua Singer, attraverso i quali egli ci parla della sua vita fino al trasferimento della famiglia Singer a Varsavia, negli anni precedenti lo scoppio della Seconda Gerra Mondiale.

Israel racconta del periodo vissuto insieme ai nonni a Bilgoraj, degli zii, della cucina che era il regno assoluto della nonna e dello studio di rabbino, che era invece quello del suo stimato nonno.

Ci parla, inoltre, del cattivo rapporto tra i nonni materni e il padre, così dedito allo studio da trascurare il sostentamento della famiglia. Lo descrive come un uomo completamente fiducioso in Dio, ma considerato inaffidabile per le questioni pratiche e così diverso dalla tenace madre, la quale non è mai riuscita a convincere il marito a sostenere l’esame di russo per diventare un rabbino ufficiale.

Oltre che della propria famiglia ci parla anche degli amici, dei fatti scandalosi che hanno colpito la piccola comunità ebraica di Leoncin e delle storie e dei tipi più bizzarri.

COSA NE PENSO IO:

Dopo aver letto “Alla corte di mio padre“, scritto dal fratello minore Isaac Bashevis, questo libro mi ha permesso di capire meglio la storia della famiglia, anche perchè copre un arco temporale precedente a quello raccontato dal fratello. Eh sì, decisamente lo trovo migliore e più integrato dal punto di vista cronologico.

VALUTAZIONE: 10/10