Vita di Pi

piPi è il diminutivo di Piscine M. Patel, uomo di origini indiane che ha vissuto un’esperienza straordinaria in mezzo all’Oceano.

La storia si apre parlandoci di un Piscine ancora bambino, il cui unico problema è quello di convivere con un nome alquanto imbarazzante, poichè continuamente storpiato da tutti.

Pi è figlio del proprietario dello zoo di Pondicherry e la sua vita si svolge all’interno di quest’ambiente così particolare e popolato dai più strani e possenti animali. Un giorno il piccolo Pi si avvicina alla religione e scopre di essere contemporaneamente cristiano, induista e musulmano riuscendo ad attirarsi così le prediche e le critiche di tutti i capi religiosi dell’isola. La famiglia di Pi, dall’altro lato, si considera moderna; non è una famiglia induista praticante, ma lo strano comportamento del figlio, seppur considerato bizzarro, non viene ostacolato. In fondo potrebbe aver ragione il piccolo: Dio è soltanto uno.

Il papà di Pi è però contrario al regime politico e, un giorno, la famiglia decide di partire per il Canada. Si iniziano, quindi, a vendere molti degli animali, mentre alcuni di essi saranno imbarcati sul mercantile giapponese che li porterà via dal paese d’origine, verso una vita migliore.

Ma purtroppo il mercantile su cui viaggia Pi, insieme ai genitori e al fratello, affonda a causa, probabilmente, di una esplosione d’origine sconosciuta. Mentre i membri della sua famiglia rimangono sepolti nelle acque dell’oceano, Pi si ritrova, per puro caso, su una scialuppa di salvataggio.

Passata la notte e lo shock del naufragio, Pi si accorge di non essere solo. Sulla scialuppa si trovano anche una zebra ferita, una scimmia e Richard Parker, la maestosa tigre dello zoo paterno.

Il viaggio insieme alla tigre del Bengala si rivela particolarmente complicato…Solo la forza di volontà e la fede in Dio, aiuteranno Pi a sopravvivere.

COSA NE PENSO IO:

Possiamo senz’altro definire questo libro, un libro d’avventura, il quale non è un genere che mi appassiona molto. Nonostante ciò, devo ammettere di essere rimasta coinvolta dalla storia…forse perchè l’autore, prima di dedicarsi all’avventura in mare, mi ha raccontato di Pi, della sua vita in India, delle sue piccole disavventure e della sua religiosità, facendo in modo che mi affezionassi al piccolo uomo, tanto da non poter che tifare per la sua sopravvivenza.
Ovviamente c’è qualche episodio del racconto nauseante, ma per fortuna, ho lo stomaco forte 🙂

VALUTAZIONE: 6,5/10

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La strada celeste

celesteShu Wen è una donna cinese, medico specializzato in dermatologia. Shu Wen si innamora di un collega Kejun, ma quest’ultimo si arruola con l’esercito e parte per il Tibet a meno di un mese dal matrimonio.

Dopo poco tempo Wen riceve una comunicazione da parte dell’esercito in cui è annunciato il decesso del marito. La donna sconvolta e poco convinta della morte dell’amato sposo, decide di arruolarsi e partire anche lei per il Tibet alla ricerca della verità. In periodo di guerra i medici sono preziosi e Wen non trova ostacoli sulla sua strada, quindi ben presto arriva il momento di salutare i genitori e la sorella per intraprendere quello che si rivelerà un incredibile e lunghissimo viaggio in una terra sconosciuta, tra riti e costumi molto diversi da quelli cinesi.

Dopo una serie di peripezie, Wen incontra Zhuoma, una donna tibetana di nobili origini che conosce il cinese; ciò facilita la comunicazione e la nascita di una profonda amicizia.

Ma pur avendo Zhuoma accanto, la vita per Wen sarà complessa. Le due donne congiungeranno il loro destino a quello di una famiglia nomade, con la quale Wen rimarrà più di 30 anni, acquisendone anche le abitudini.

Sarà solo per pura coincidenza che verrà a conoscenza della sorte di Kejun…

COSA NE PENSO IO:

Si tratta di una storia affascinante che tiene incollati alle pagine. Non è per la storia d’amore, in fondo i due sposi hanno trascorso insieme solo un mesetto e, fondamentalmente, non hanno neppure avuto il tempo di conoscersi.

E’ affascinante l’idea dell’amore eterno che nella storia è contenuta, ma più ancora l’atmosfera tibetana e l’idea che l’uomo e la natura siano un tutt’uno. E la strada celeste, a cui allude il titolo, è quella che li lega per l’eternità attraverso un rito funerario che per noi occidentali appare macabro, cioè ridurre il corpo in pezzi e farlo divorare dagli avvoltoi.

Non conoscevo l’autrice, ma è stata una bella scoperta

VALUTAZIONE: 8/10

 

Leggere Lolita a Teheran

lolitaAzar Nafisi è nata e vissuta in un paese molto complesso: l’Iran. Un paese in cui per anni ha imperversato una guerra distruttiva e dove l’integralismo islamico ha deciso della vita e dei comportamenti degli uomini e, soprattutto, delle donne.

Azar Nafisi ha avuto l’opportunità di studiare in America, un paese occidentale, profondamente diverso dal suo paese d’origine. Quando è tornata in Iran tutto era cambiato, ovviamente in peggio…

Ha comunque lavorato per molti anni come insegnante tra infinite difficoltà. Il primo ostacolo è stato sicuramente il suo carattere istintivo che tendeva a violare le convenzioni e, soprattutto, le imposizioni imposte dal regime. Ma non è certamente trascurabile, né semplice, volere insegnare e parlare di letteratura occidentale in un paese che vede negli Stati Uniti, e nell’Occidente in genere, il grande nemico da combattere.

Ma tra gli studenti la professoressa Nafisi è sempre stata molto apprezzata e famosa per le sue tecniche d’insegnamento (Vi anticipo solo che farà mettere sotto processo “Il Grande Gatsby” dalla sua stessa classe).

Alle sue ragazze ha parlato di Nabokov, di Fiztzgerald, di James e della Austen. Nei loro libri c’era chi vedeva solo l’immoralità e chi li amava incondizionatamente e intravedeva, invece, la libertà.

Ad un certo punto Azar Nafisi rinunciò all’insegnamento all’università per realizzare un suo sogno, condividere la letteratura con poche studentesse scelte nella massa per il loro interesse e la loro voglia di conoscere. Ecco che così conosciamo Yassi, Mathab, Azin, Nassrin,…

Tutte insieme si riuniscono nel salotto di casa Nafisi per leggere “Lolita”, ma anche per parlare di oppressione, di chador, di amore, di problemi, di famiglie e di sogni.

COSA NE PENSO IO:

Il libro è molto interessante sicuramente. Non si affronta solo il tema letterario, ma anche quello non semplice, della condizione di inferiorità della donna in un paese islamico dove non si può nemmeno farsi trovare accanto ad uomo che non appartenga alla propria famiglia e in cui si debba leggere i classici della letteratura mondiale sotto le bombe che cadono giù incessantemente.

Mi è piaciuto molto, ma per apprezzarlo fino in fondo è necessario conoscere benissimo tutte le opere citate dalla Nafisi. E io ammetto di peccare in ciò. Ma recupererò 😉

VALUTAZIONE: 8/10