Lo scrittore fantasma

Nathan Zuckerman è un aspirante scrittore ebreo. E’ ancora alle prime armi, ma ha già visto pubblicare qualche racconto che rispecchia le sue esperienze di vita e la religione professata dalla famiglia.

Nathan è anche un appassionato lettore ed il suo scrittore preferito, quello che considera il mito da cui apprendere tutto è Lonoff. Ma quest’ultimo è uno scrittore un po’ atipico, non ama la vita mondana e le pubbliche relazioni e si è rifugiato da parecchi anni in una casa isolata del New England. Di lui circola solo una foto vecchia di almeno vent’anni!

Per combinazione Nathan riesce a farsi invitare dal suo mito ed è di questo incontro così agognato che noi lettori ci apprestiamo a leggere in questo piccolo volume di Philip Roth.

Nathan trascorre un giorno e una notte nella casa di Lonoff, ma capita in un momento di piena crisi familiare: la moglie è stanca di stare in quella casa così isolata ad appagare l’io solitario del marito ed è gelosa della giovane e misteriosa Amy. Misteriosa è dir poco! Sembra addirittura che si tratti di Anna Frank, scampata allo sterminio nazista e rifugiatasi sotto falso nome in America; solo Lonoff conosce il suo segreto…

COSA NE PENSO IO:

Un libro molto raffinato, anche nell’attribuzione dei titoli ai pochi capitoli che compongono la storia, che “gioca” molto sul detto e non detto, sulla realtà e sulla fantasia. Alla fine non puoi che chiederti: ma qual è la verità? Sempre che ne esista una soltanto, o che ognuno possa trovarne una diversa.

Ed in tutto questo c’è anche spazio per definire il ruolo dello scrittore e della letteratura nella società!

VALUTAZIONE: 10/10

Storia d’amore in tempo di guerra

storiaLa voce narrante di questo libro è un bibliotecario; egli sta intervistando un politico che, con il suo partito, ha guidato e influenzato l’Italia del dopoguerra; il suo scopo è quello di scrivere un libro che ripercorra in modo fedele la storia e la politica di quel tempo.

Antonio Manca, questo è il nome del politico, è ormai anziano e malato e rilascia le sue interviste nel giardino della sua villa, da un’accogliente poltrona bianca. Nonostante l’età avanzata, l’uomo è ancora molto lucido e racconta gli anni della sua giovinezza e dell’età adulta con un fiume di parole.

Ma improvvisamente, tra questo fiume di parole, emerge il nome di un ebreo, Enrico Foà, di cui subito l’uomo nega di aver pronunciato il nome e afferma con sicurezza di non averlo mai conosciuto.

Ma ormai il germe del dubbio è instillato nella mente del curioso bibliotecario, il quale, per mestiere e per passione, non si tira indietro di fronte a ricerche complesse.

E’ così che scova Miriam, l’antica fidanzata di Enrico, la quale, prima si rifiuta di ricordare, ma poi….

Che ne è stato di Enrico Foà? Perchè non esistono documenti sulla sua vita? E Antonio manca cosa c’entra in tutta questa storia? E’ un buono o un cattivo?

Ecco le domande che accompagnano il lettore fino all’ultima parte del racconto di Miriam!

COSA NE PENSO IO:

Un libro molto ben scritto che mischia la realtà storica con la storia di due ebrei nati dalla fantasia dell’autore. E’ il racconto di una storia d’amore interrotta da eventi imprevedibili e orribili, è la storia delle persecuzioni e della vita nel ghetto dove incontriamo personaggi verosimili in cui immedesimarsi e alle cui vicende appassionarsi .

VALUTAZIONE: 8/10

 

Niente resurrezioni, per favore

niente“Niente resurrezioni, per favore” chiude la trilogia del ritorno di Uhlman.

Questa volta il protagonista è Simon Elsas, anch’egli ebreo come Hans, e anch’egli fuggito dalla Germania nazista.

Simon è un altro dei compagni del Liceo di Stoccarda frequentato da Hans e Konradin. Dopo vent’anni dall’epoca della fuga precipitosa dalla terra natìa, Simon, ormai affermato pittore, avverte l’impellente necessità di tornare nella sua città, di ripercorrerne le note strade e di ritrovare la donna di cui era pazzamente innamorato.

Ma il ritorno a Stoccarda non è esattamente tranquillo. Elsas incontra dei vecchi compagni che gli impongono un tuffo forzato nel passato e, pian pianino, si rende conto che la sua vita ormai è da tutt’altra parte. Non c’è niente che possa essere riesumato…

COSA NE PENSO IO:

Anche quest’ultimo libro è un piccolo grande capolavoro della letteratura del ‘900, ma l’ho trovato abbastanza slegato dai due volumi precedenti. Mi aspettavo di trovare altro in queste pagine ed, in tal senso, sono rimasta delusa.

VALUTAZIONE: 9/10

 

 

Un’anima non vile

animaE’ questo il secondo volume della “Trilogia del ritorno” di Fred Uhlman, quindi il completamento della storia di Hans e Konradin che ha preso il via ne “L’amico ritrovato“.

Si tratta di una lunga lettera di Konradin al vecchio amico Hans, scritta qualche giorno prima della sua esecuzione, nella quale egli ripercorre la storia di questa tenera amicizia sbocciata sui banchi di scuola nella Germania nazista.

Konradin racconta e spiega dal suo punto di vista molti episodi del passato, già raccontati da Hans, ma li integra con altri che si sono svolti dentro la sua fastosa casa, all’interno della sua altezzosa e ricca famiglia ariana. E scopriamo, così, che il giovane è stato “pilotato”…

COSA NE PENSO IO:

Anche questo secondo secondo libro è straordinario preso come storia a sé stante, lo diventa ancora di più in quanto ci permette di colmare dei vuoti e di leggere il punto di vista del ricco ragazzino di razza ariana, diviso tra la famiglia, le apparenze e il forte legame con il suo amico ebreo Hans.

Breve e intenso.

VALUTAZIONE: 10/10

L’amico ritrovato

amicoIl piccolo Hans frequenta un prestigioso liceo della sua città. Della sua classe fanno parte una quarantina di ragazzi tra i quali si distinguono alcuni di origine più nobile, rispetto ad altri che appartengono, invece, all’alta borghesia tedesca. Alcuni di essi sono ebrei, altri no.

Un giorno, accompagnato dal direttore, fa il suo ingresso in classe Konradin von Hohenfels, figlio di un ambasciatore. La professione del padre ha dato modo a Konradin di girare per il mondo, di conoscere nuovi luoghi e civiltà e di iniziare una collezione di monete antiche. Passione, questa, che lo avvicinerà ad Hans.

I due all’inizio si studiano reciprocamente, ma entrambi capiscono che diventeranno amici. E così è.

Nonostante le differenze religiose e le ostilità della famiglia di Konradin verso le origini ebree di  Hans, i due ragazzini entrano in perfetta sintonia e passano insieme quasi ogni momento della giornata. Ma improvvisamente le cose cambiano.

Un giorno Konradin si proclama affascinato da Hitler e dalle sue idee di onnipotenza e Hans viene allontanato dal Paese. I genitori hanno capito, infatti, che non può esistere per lui un futuro nell’attuale Germania.

La separazione e le idee politiche di Konradin spezzeranno improvvisamente questo fortissimo legame.

Solo 30 anni dopo ci sarà una svolta inaspettata…

COSA NE PENSO IO:

Breve e intensa storia d’amicizia che ci catapulta nella Germania oppressa dall’ancora nascente ideologia nazista.

Si tratta, senza alcun dubbio, di un piccolo, grande capolavoro della letteratura europea del ‘900. E’ un libro che tutti nella vita dovremmo leggere per imparare, non solo un po’ di storia, ma anche l’importanza di valori come l’amicizia, la lealtà, la libertà e il coraggio, quando serve, di cambiare idea.

VALUTAZIONE: 10/10

Il nascondiglio segreto di Parigi

nascondiglioLa storia raccontata in questo libro è ambientata a Parigi nel 1942 durante l’occupazione tedesca.

Lucien Bernard è un architetto intrappolato dentro un matrimonio infelice e deluso dal punto di vista lavorativo poichè a Parigi sembra non esserci spazio per l’architettura modernista.

Un giorno riceve uno strano incarico da un imprenditore. Costui lo accompagna, infatti, all’interno di un appartamento e gli chiede di guardare l’ambiente con l’occhio allenato di un architetto per trovare uno spazio, anche di ridotte dimensioni, per nascondere una o due persone.

Lucien capisce di che si tratta, accetta l’incarico, ma non vuole sapere altri particolari; potrebbe rivelarsi un lavoro molto pericoloso. Comincia, però a lavorare insieme all’imprenditore a dei progetti per delle fabbriche al fianco dei tedeschi.

Ma poi gli viene chiesto di progettare un altro nascondiglio, poi un altro ancora…A quel punto per Lucien diventa una sfida, la sua ingegnosità può ostacolare le ricerche dei crudeli tedeschi e questo lo affascina.

Ma quando sarà costretto a veder morire una coppia di ebrei per un suo errore di progettazione, si renderà conto davvero dell’importanza di ciò che gli viene commissionato. Deve stare più attento, non deve trascurare alcun dettaglio perchè molte vite umane dipendono anche da lui.

Intanto un paio di nascondigli vengono scoperti…

COSA NE PENSO IO:

All’interno del libro la realtà si mischia alla fantasia dell’autore per regalarci una storia emozionante e coinvolgente.

Che ne sarà di Lucien?, ci chiederemo ad un certo punto. L’architetto, che all’inizio ci appariva come un uomo cinico, dopo la presa di coscienza dell’orrore verso cui, a suo modo, sta combattendo, si rivelerà un uomo coraggioso e pieno di buoni sentimenti.

Ci sono in gioco delle vite umane, si tratta di uomini e donne che non hanno niente di diverso, se non la religione. Non hanno fatto niente di male, non è giusto che vengano perseguitati e uccisi da assassini spietati, come lo sono gli ufficiali delle SS.

Grazie a questa storia, possiamo, ancora una volta, provare a non dimenticare gli orrori dell’olocausto.

Sicuramente un bel libro, che ha affrontato il tema delle persecuzioni, in modo (passatemi il termine) originale e inusuale.

VALUTAZIONE: 8/10

 

 

Tutto ciò che sono

funderIn questo libro le voci narranti sono due: Toller e Ruth.

Entrambi raccontano però la stessa storia, quella di Dora.

Chi è Dora? O meglio, chi era?

Dora era cugina di Ruth e amante e collaboratrice di Toller; era un’attivista della Resistenza antinazista che, costretta all’esilio in Inghilterra, ha continuato a lottare contro i crimini nazisti e a denunciare tutto ciò che accadeva nel suo paese d’origine finchè non è stata tradita e assassinata.

In realtà tutti e quattro i co-protagonisti della storia erano legati, non solo da amicizia e rapporti di parentela, ma anche dalla lotta politica, ma era Dora che riusciva ad ottenere informazioni di prima mano e a tenere i contatti con la sua madre patria, era quella che conosceva meglio l’inglese, che sapeva tenere i legami e farsi rispettare, era coraggiosa, intraprendente e sempre molto attiva. Ed è stata anche l’unica dei quattro a rimetterci la vita!

COSA NE PENSO IO:

La storia è assolutamente ben pensata, non solo per portare a conoscenza dei lettori i crimini nazisti e le difficoltà degli esuli, ma anche per appassionarli, per legarli alla storia di questo gruppo di amici.

Il problema è che la storia, non solo è narrata da due voci diverse, ma si sposta in continuazione dal passato al presente creando non pochi problemi di comprensione, soprattutto all’inizio.

Questo continuo saltellare “di palo in frasca” è, a parer mio, molto snervante e non ben gestito dall’autrice.

VALUTAZIONE: 6,5/10

Auschwitz è di tutti

auschwitzIn questo breve libro l’autrice, Marta Ascoli, racconta la sua esperienza di bambina ebrea nell’Italia degli anni ’40.

Marta viveva allora a Trieste con tutta la sua famiglia. Essendo di religione ebraica, Marta viene deportata e vive sulla propria pelle l’ esperienza atroce dei campi di sterminio.

Nonostante la minaccia di uscire dal campo solo attraverso il camino, nonostante la fame e le sofferenze, i problemi di comunicazione con persone che parlavano lingue diverse e la separazione da tutti i membri della sua famiglia, Marta non si arrende e non rinuncia a vivere.

Ma la sofferenza è troppa e, quasi alla fine di questa esperienza, prova il forte impulso di lanciarsi contro il filo spinato e abbandonarsi per sempre al nulla. Ma le circostanze non le sono favorevoli, Marta continuerà a vivere e uscirà da quell’inferno.

COSA NE PENSO IO:

Non ci sono parole per commentare, ma è necessario continuare a leggere libri di questo genere per non dimenticare l’orrore del periodo più buio della storia italiana ed europea.

VALUTAZIONE: 9/10

Il comandante di Auschwitz

auschwitzQuesta è la storia di Rudolf Hoss e Hanss Alexander, perfettamente e minuziosamente ricostruita dal pronipote di Hanss, l’autore Thomas Harding.

Chi sono questi due uomini?

I due hanno fatto parte della nostra storia recente, hanno vissuto da protagonisti le pagine più vergognose della storia mondiale.

Rudolf Hoss è stato per parecchio tempo, come ci suggerisce il titolo, il comandante di Auschwitz, ha diretto il campo di concentramento più “famoso” della storia contemporanea, è stato l’ideatore delle camere a gas e responsabile di almeno 3 milioni di morti. Un uomo dal perfetto autocontrollo, capace di assistere, senza distogliere lo sguardo un attimo, a tutte le fasi dello sterminio degli ebrei, dalle terribili torture alle uccisioni di massa, dal recupero dei corpi alla loro distruzione dentro immense fosse comuni. Legato alle direttive di Himmler, egli eseguiva senza fiatare gli ordini credendo di contribuire alla realizzazione di un grandissimo  ideale.

Hanss Alexander era un ebreo tedesco che ha combattuto nell’esercito inglese per ricompensare la sua terra adottiva dell’ospitalità. Hanss è tornato in Germania alla fine della guerra, ha assistito alle ultime fasi, alla liberazione dei campi di concentramento, ha contribuito ad interrogare i più importanti criminali nazisti e, soprattutto, si è dedicato alla ricerca dei latitanti. Tornato in patria si è sentito tradito dalla sua stessa nazione, che, non solo l’ha privato della nazionalità, ma ha anche permesso che venissero commessi crimini orribili nei confronti di persone innocenti! Rudolf e Hanss si incontrarono a guerra conclusa. E’ solo ad Hanss e alla sua tenacia e testardaggine che si deve la cattura del kommandant! Perchè, come fa notare l’autore, non è che le nazioni si siano sprecate nello spiegamento di uomini e mezzi per la ricerca dei criminali! Solo poche persone, con poche informazioni e ancora minori mezzi per poter scatenare una “caccia all’uomo” in tutta Europa.

COSA NE PENSO IO:

Sono pagine che bisogna leggere assolutamente! E’ una perfetta ricostruzione storica, con date, immagini, documenti e fatti, che ci permette di non dimenticare un passato così terribile in cui l’uomo ha “toccato il fondo”. Ma è anche un libro che ci permette di conoscere due vite di uomini che sono realmente vissuti, due figli di una stessa nazione, ma assolutamente diversi e contrapposti l’uno all’altro. Ottima lettura!

VALUTAZIONE: 10/10