L’Abbazia di Northanger

Catherine è una giovane ingenua e di sani principi e vive nelle campagne inglesi in modo semplice. Invitata dai vicini a trascorrere un periodo a Bath, Catherine fa nuove conoscenze: da un lato Mrs Thorpe e le sue figlie in cerca di marito, volubili e per niente sincere, che passano da un ballo all’altro alla ricerca del migliore partito, e dall’altro la famiglia Tilney, ricchi aristocratici abitanti dell’Abbazia di Northanger.

Catherine è subito affascinata da Henry Tilney e si lega alla sorella di lui, timida, solitaria e giovanissima. Grazie a questo legame e ad un malinteso da parte dei Tilney sulla ricchezza della ragazza, Catherine viene invitata all’Abbazia di Northanger, un luogo decisamente suggestivo per chi, come lei, ama la lettura dei gotici.

Catherine si farà suggestionare dall’atmosfera del posto e dai comportamenti del vecchio Mr. Tilney, ma continuerà a mostrare, non troppo velatamente, l’interesse per il giovane Herry.

Dopo qualche fraintendimento, naturalmente, trionfa l’amore.

COSA NE PENSO IO:

Seppur i temi siano gli stessi affrontati negli altri romanzi della Austen, questa storia ha un qualcosa in più che mi ha decisamente conquistata. Catherine non è la solita eroina che si lascia influenzare da tutti, si rende conto da sola di quale sia il valore delle persone che la circondano e sa capire chi evitare e chi meno. E poi, come trascurare il fatto che mostra palesemente il suo interesse per un uomo?! Decisamente inusuale per i tempi in cui il romanzo è stato scritto ed ambientato!

Tra i romanzi della Austen, che ho finora letto, questo si piazza saldamente al secondo posto, dopo l’ineguagliabile “Emma”, nella mia personalissima classifica di gradimento.

VALUTAZIONE: 10/10

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Il castello di Otranto

Manfredi è l’attuale principe della signoria di Otranto, sulla quale grava una strana profezia: Il castello e la signoria d’Otranto sarebbero venuti a mancare all’attuale famiglia, quando l’autentico possessore fosse diventato troppo grande per abitarvi.

Manfredi crede che l’avanzare della sua età sia un grave pregiudizio per i suoi possedimenti e così aspetta con ansia il giorno del matrimonio dell’unico figlio maschio per assicurare un principe giovane a Otranto ed evitare che la profezia si avveri.

Ma non si può lottare contro una profezia…

Corrado, il figlio di Manfredi, muore a seguito di un incidente inspiegabile e non ci sono più giovani eredi che possano prendere il suo posto. Così il principe si fa prendere dal panico: deve assolutamente trovare una soluzione! Decide, quindi, di ripudiare la moglie e di sposare la promessa sposa del figlio, così da potersi assicurare al più presto un erede maschio. La giovane promessa sposa, sconvolta, fugge dal castello trovando rifugio tra le mura del vicino monastero e la protezione di Padre Girolamo.

A questo punto, al castello, si scatena una spasmodica ricerca della giovane donna che culmina con l’arrivo del padre naturale e in una serie di eventi che conducono alla scoperta della verità sul legittimo erede al principato…

COSA NE PENSO IO:

Il castello di Otranto è il primo romanzo gotico della storia e, forse per questo, un po’ troppo ingarbugliato nella trama ed eccessivamente “magico”.

Non mi ha conquistata per niente.

VALUTAZIONE: 4/10

Poirot a Styles Court

styles-courtSiamo nell’Inghilterra di inizio secolo. Arthur Hastings, voce narrante, è ospite della famiglia Cavendish nella sua ricca residenza.

Si tratta di una famiglia per così dire “allargata” e così composta: due figliastri, una matrigna, il secondo marito, assai giovane, di quest’ultima, nonché la moglie del primogenito John, la governante e una giovane donna, amica di famiglia.

Quando Arthur arriva, gli attriti fra i vari personaggi non sono poi così ben occultati e l’aria risulta già elettrica.

Ed ecco che accade l’imprevisto: Emily, la ricca padrona di casa, muore per avvelenamento.

Tutti sembrano avere qualcosa da nascondere e ciò aumenta la sensazione della loro colpevolezza agli occhi degli investigatori.

Ma per fortuna che c’è Poirot, poliziotto belga, attualmente in Inghilterra dove si è rifugiato dopo la guerra.

Il celebre investigatore indaga e grazie alle sue acute osservazioni e deduzioni riesce ad individuare facilmente l’identità dell’assassino, anche se prima di rivelarlo con un coup de theatre finale, dovrà agire con molta astuzia e circospezione…

COSA NE PENSO IO:

Un investigatore simpatico ed acuto che ci coinvolge, ma non troppo, nelle proprie indagini personali e specializzato nei colpi di scena eclatanti dell’ultima pagina. Ma questa abilità è tutta della sua autrice, una maestra nel creare lo stupore finale.

Comunque, nonostante si tratti di un giallo intrigante che ci riporta alle indagini super complesse di Sherlock Holmes e Philo Vance, ho preferito “L’assassinio di Roger Ackroyd“, per il semplice fatto che mi ha lasciata a bocca più aperta :mrgreen:

VALUTAZIONE: 8/10

La signora nel furgone

furgoneMiss Shepherd è un’anziana donna che vive all’interno di un furgone che per oltre 15 anni rimane parcheggiato nel giardino di Alan Bennett, noto autore inglese.

Miss Shepherd è decisamente un bel tipo, dal carattere deciso e, spesso, le sue azioni e i suoi modi risultano irritanti. Ma la vecchiaia segue il suo corso, la donna diventa più debole nel corpo, ma continua a vivere in quel furgone puzzolente e a vestirsi di stracci che emanano anch’essi cattivo odore.

La convivenza tra i due risulta a volte esilarante. Ma soltanto alla sua morte, l’autore scoprirà qualcosa della sua vita.

Sarà una perdita che lascerà un vuoto non solo nel giardino di casa, ma anche nel cuore di Bennett.

COSA NE PENSO IO:

E’ uno strano testo, è un miscuglio di episodi che non seguono né filo logico, né cronologico.

All’inizio risulta anche un po’ fastidioso questo saltellar da un episodio all’altro, poi ci si concentra su questo strano personaggio spigoloso e irritante che va perdendo la sua vitalità e incontra difficoltà nello spostarsi; si fa portare, allora, in giro su una vecchia sedia a rotelle dai passanti e accetta l’aiuto di alcune religiose, ma il suo furgone continua a rimanere la sua casa ed è lì che esala, in estrema solitudine, l’ultimo respiro.

Sarà che sono sensibile all’argomento, ma trascuro la confusione del racconto e gli attribuisco un bel voto.

VALUTAZIONE: 8/10

Nube mortale. Young Sherlock Holmes

nubeIl giovanissimo Sherlock Holmes dovrà trascorrere l’estate del 1868 presso gli zii paterni poichè il padre, ufficiale dell’Impero Britannico è stato inviato nelle Indie, la madre e la sorella sono di salute cagionevole e il fratello Mycroft è troppo impegnato con il suo lavoro a Londra.

Sherlock pensa che lo stia aspettando un’estate solitaria e noiosissima in casa di sconosciuti che, per giunta, non sono esaltati dall’idea di questo ospite in giro per casa, ma le cose non andranno secondo le sue previsioni.

Intanto nella tenuta degli zii conosce il giovanissimo Matthew che vive su una chiatta trainata da un vecchio cavallo e si procura il cibo ricorrendo a vari espedienti. E poi, ovviamente, si troverà al centro di molti guai e si porrà come obiettivo la risoluzione di due strane morti che sembrano far pensare alla peste.

Nella risoluzione del mistero, oltre che dal giovane Matthew, Sherlock, il nostro investigatore ancora più dilettante del solito, sarà aiutato dal suo istitutore privato che lo “addestrerà” a usare il ragionamento come fonte primaria per trarre informazioni dall’ambiente e dalle persone.

COSA NE PENSO IO:

L’idea dell’autore di riempire il vuoto sulle informazioni che riguardano la giovinezza di Sherlock Holmes è intrigante, ma è arduo cercare di far combaciare questo giovane maldestro e ingenuo con l’imponente figura cui ci ha abituati Arthur Conan Doyle.

Anche l’intrigo non è poi così appassionante, o per lo meno lo è all’inizio, ma quando ci inoltriamo nelle pagine e andiamo verso l’epilogo, siamo costretti a far la conoscenza di un improbabilissimo assassino.

Quindi no, la storia non mi ha convinta. Mi è piaciuta solo la descrizione di un ancora immaturo futuro genio delle investigazioni.

VALUTAZIONE: 4/10

Mansfield Park

parkNella Gran Bretagna del 19° secolo, esattamente a Mansfield Park, vive la ricca famiglia Bertam.

Lady Maria Bertram ha due sorelle, Mrs Norris e Mrs Price. La prima è una donna benestante, ma avara e superba; la seconda è andata in sposa a un uomo di umili origini e dal brutto carattere, da cui ha avuto molti figli. A causa del numero così alto dei membri della famiglia e delle condizioni disagiate in cui vivono, i ricchi zii di Mansfield Park accolgono nella loro casa una delle bambine, Fanny.

Fanny cresce, quindi, in un ambiente ricco e tra gli agi, ma nessuno, la zia Norris in modo particolare, le permette di dimenticare che è stata accolta in quella casa per la magnanimità dei parenti e che non sarà mai allo stesso livello dei cugini Bertram. La ragazza cresce sottomessa, ma ha un buon carattere e non sa covare né odio, né rancore.

L’unico che si mostra davvero generoso con la cugina è Edmund, figlio cadetto di casa Bertram, presto destinato alla vita religiosa.

La vita a Mansfield Park scorre serena fino all’arrivo dei fratelli Crawford, Mary ed Henry.

Mary punta al cuore, ops! volevo dire alle ricchezze, di Edmund, mentre Henry affascina le due giovani sorelle, per poi scegliere Fanny.

Ma Fanny è una creatura pura e non ha intenzione di legare il suo destino a chi non è sincero. E poi nel suo cuore c’è già Edmund…

Dopo un breve ritorno presso la sua famiglia d’origine, Fanny si rende conto che la sua casa è ormai Mansfield Park. E’ lì che è cresciuta e, sebbene si consideri inferiore ai cugini, considera la dimora dei Bertam la sua casa, quella dove vuole continuare a vivere.

Uno scandalo familiare l’aiuterà a ritornare. Ma stavolta sarà diverso; anche i Bertram si sono resi conto del valore della ragazza e del fatto che ormai faccia, a pieno titolo, parte della famiglia.

Il lieto fine è assicurato…

COSA NE PENSO IO:

Dopo un inizio un po’ difficile, in quanto non riuscivo a familiarizzare con i personaggi di questo libro, la storia mi ha presa molto.

Ho trovato molto divertente la parte in cui si cerca di organizzare un’opera teatrale a Mansfield Park e l’insuccesso dovuto al ritorno improvviso del capofamiglia, uomo rigido, fedele ai principi morali e desideroso di non suscitare scandalo in società.

Mi è piaciuta molto anche la trasformazione caratteriale di quest’ultimo; alla fine non era poi così rigido e insensibile, anzi…

Ho odiato profondamente Mrs Norris e la sua superbia e mi ha urtata non poco la quasi perfezione di Fanny. Il quasi ci sta d’obbligo, poichè anche lei non è priva di difetti e dimostra un po’ di altezzosità quando si vergogna della sua famiglia d’origine.

Un po’ troppo melenso il finale per i miei gusti, ma, quando l’autore o l’autrice ti fanno provare così tanta empatia nei confronti di personaggi mai esistiti, non può che definirsi un libro ottimo.

Anche se…continuo a preferire il caratteraccio di Emma 😉

VALUTAZIONE: 9,5/10

 

Il diario di Bridget Jones

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Bridget è una ragazza inglese in cerca dell’amore eterno, quello che descrivono le fiabe o i film ultra romantici. Ma il suo aspetto fisico, il non sentirsi affatto bella, un po’ di sovrappeso, la sua goffaggine e l’invadenza del parentado nella sua situazione sentimentale, rendono Bridget molto insicura.

In un momento di impulsività e di intraprendenza, inizia uno scambio di mail con il suo capo, del quale è decisamente invaghita, e, per qualche momento, pensa di aver trovato quello che stava cercando. Ma così non è. Il giovane si rivela presto per quello che è, cioè uno sbruffone in cerca di divertimento.

Intanto Bridget è travolta anche dai problemi di coppia dei genitori e dall’unione della madre con un truffatore. Ma, come ci si aspetta dal genere chick-lit, sarà proprio tra le conoscenze della famiglia che Bridget troverà l’amore con la A maiuscola.

COSA NE PENSO IO:

Ovviamente non posso che definirla una lettura leggera, anche perchè le situazioni che fanno da contorno alla protagonista, sono al limite dell’improbabilità…

Carino! Da leggere quando si vuole “evadere” dai brutti pensieri.

VALUTAZIONE: 4/10

 

Colpa d’amore

colpaMilly è silenziosa e sconvolta, immobile come una statua dentro i suoi vestiti per il lutto.

E’ così che si apre questo libro: la protagonista attonita per la perdita del marito e la famiglia di lui che le è attorno, come le convenzioni sociali impongono.

Sì, perchè Milly adesso è la ricca ereditiera di Mr. Bott, appena passato a miglior vita dopo un incidente stradale. In quanto vedova di uno dei componenti della famiglia più nota del paese, va protetta e avvolta dalle attenzioni familiari.

Ma il colpo di scena è dietro l’angolo….Alla lettura del testamento, la famiglia scopre che Milly è stata diseredata.

Milly è sconvolta, non tanto dal fatto che il marito non le abbia lasciato che 1000 sterline, ma piuttosto per il fatto che, avendo scoperto il tradimento della donna, abbia continuato a comportarsi come se niente di strano avesse intaccato il loro matrimonio. Mentre i fratelli e le cognate del defunto si chiedono quale sia il modo migliore di comportarsi per non far trapelare niente ad di fuori delle mura domestiche, Milly fugge via. Vuole abbandonare la casa e la famiglia e ricongiungersi con la sorella che vive in Svizzera.

Per un incredibile caso, le due donne si incontrano a Londra nella stessa locanda poichè ognuna delle due era partita per reincontrare l’altra. Dopo un chiarimento con la sorella, che da’ la colpa della sua infelicità e delle ristrettezze economiche alla famiglia Bott, Milly le regala i soldi ereditati e, resasi conto di non aver più affetti che possano accoglierla e proteggerla, si rifugia tra le braccia dell’amante, convinta che presto si celebrerà un “matrimonio riparatore”. Ma niente da fare! Il suo amante, ormai ex amante, si è appena fidanzato con una giovanissima ragazzina.

Che fare quindi? Milly torna sui suoi passi, decisa a sottomettersi alle richieste della famiglia Bott per espiare la sua colpa. Inizia quindi un peregrinare continuo nelle case dei congiunti, dove la povera donna si rende conto di essere mal tollerata. Tra situazioni imbarazzanti ed equivoci si arriva all’epilogo.

COSA NE PENSO IO:

La von Arnim è sempre gradevole e ironica nell’affrontare qualsiasi tema, ma, probabilmente, questo non è il suo libro migliore.

Chissà! Forse si sarà ispirata a Dickens nel creare tutte quelle incredibili coincidenze che, in verità, tolgono un po’ di verosimiglianza a tutta la storia :mrgreen:

VALUTAZIONE: 6 e 1/2

 

La Valle della Paura

valleL’investigatore dilettante (ma non troppo), Sherlock Holmes  viene coinvolto dalla stessa polizia per risolvere il mistero della morte del signor Douglas.

Sherlock, insieme al fidato Watson, si reca sul posto e scopre che la vittima abitava in un vecchio castello circondato da un fossato pieno d’acqua e isolato dall’ambiente circostante da un ponte levatoio. Arrivare a una soluzione dell’indagine, per una mente così agile, non sarà certo un grosso problema, anzi…E così anche noi lettori, a meno della metà della storia, scopriremo l’enigma.

Ma, a quel punto, si tornerà indietro nel tempo per leggere un’altra storia svoltasi in terra americana.

Ma cosa avranno in comune le due storie? Lo scopriremo soltanto all’ultimo capitolo :mrgreen:

COSA NE PENSO IO:

La prima parte del libro è particolarmente intrigante e gioca sul detto e non detto. La seconda parte è, invece, più seriosa, ma si legge anche questa con molto interesse e soprattutto chiedendosi in che modo essa sia legata all’indagine di Sherlock Holmes.

Come al solito, ci troviamo di fronte a un bel giallo di Sir Arthur Conan Doyle, che non ci risparmia sorprese, nè ritratti di personaggi eccezionali.

VALUTAZIONE: 9/10

 

Il castello del terrore

castelloJohn Flack, nonostante l’età avanzata e l’aspetto di un mite vecchietto, è riuscito ad evadere dal manicomio criminale in cui era rinchiuso. Di lui si sono perse le tracce, ma l’investigatore Reeder non si arrende di certo! Ed è convinto, non solo del fatto che stia preparando un colpo che rimarrà nella storia, ma anche che cercherà di vendicarsi di lui.

Così convince Margaret, la giovane donna per cui prova un tenero sentimento, ad allontanarsi da Londra e ad accettare un lavoro di contabile presso un albergo di lusso in campagna.

Ma quella dell’investigatore non è stata proprio un’idea geniale! Scoprirà ben presto, infatti, che quel posto così isolato dall’aspetto tranquillo non è altro che il covo di Flack.

Incomincia pertanto una caccia all’uomo che metterà in pericolo molte persone, compresa Margaret…

COSA NE PENSO IO:

Si tratta di un giallo intrigante e ricco di misteri, o piuttosto, dovrei dire, di segreti di famiglia. 🙂

Escludendo la parte finale, in cui il sagace investigatore si trasforma nel principe azzurro innamorato e pronto a salvare la sua dama dalle mani dei bruti, e quindi un po’ troppo sdolcinata (almeno secondo il mio modesto parere) per il genere giallo, la vicenda è proprio ben strutturata. Merita, quindi, un bel voto.

VALUTAZIONE: 8,5/10