La Storia

Mentre la Seconda Guerra Mondiale è in pieno svolgimento, la vita di Iduzza Ramundo subisce un improvviso cambiamento a causa della violenza subita da un giovane soldato tedesco e della conseguente gravidanza. Iduzza è vedova e madre di Ninnuzzu, ragazzino spontaneo e ribelle, e non può confessare la verità per non essere travolta dallo scandalo. Ella, quindi, porta avanti la gravidanza segretamente, così come segretamente mantiene nel suo cuore un’altra verità paurosa, cioè la sua origine ebrea.

Iduzza mette al mondo un altro maschietto, il protagonista di questo meraviglioso libro, capolavoro della letteratura italiana.

Al bambino viene imposto il nome di Giuseppe, ma, a causa della difficoltà di pronunciare il proprio nome, sarà chiamato da tutti Useppe.

Useppe è un bambino solitario, estremamente allegro e particolarmente affezionato al fratello che lui chiama Ino.

La vita di questa famiglia procede con molta difficoltà, come quella di tutti in periodo di guerra, finchè un nuovo stravolgimento complica ulteriormente la situazione: uno dei primi bombardamenti di Roma distrugge la casa dei Ramundo.

Per fortuna tutti i membri della famiglia sono salvi, tranne il fedele cane Blitz ed è con commozione che leggiamo le pagine in cui il piccolo Useppe invoca invano il suo nome “Biiiiiii! Biiiiiiiiiii!”.

A questo punto la storia si sposta in un grande casermone delle campagne romane, dove gli sfollati trovano rifugio. Nuovi personaggi si affacciano nella storia e nella vita di Iduzza e Useppe, mentre Ninnuzzo diventa partigiano e si nasconde tra le montagne e riappare ogni tanto strappando al piccolo Useppe le sue urla di gioia: “Ino! Ino!.

All’interno del casermone Useppe cresce ed è amato da tutti, poi un nuovo trasferimento presso una stanza in affitto.

Intanto la guerra è finita, ma tutti i personaggi ne sono stati travolti e segnati per sempre.

Ida riprende il suo lavoro di maestra e riesce ad affittare un appartamento in cui ricostituire il nucleo familiare.

Ma il destino, ancora una volta, si abbatte inevitabile sulla famiglia: prima la morte di Ninnuzzu e poi le crisi epilettiche di Useppe. Ida comincia ad invecchiare precocemente e il destino di tutti i protagonisti pian piano si compie….mentre la Storia continua.

COSA NE PENSO IO:

Un libro impossibile da commentare, se non con un’unica parola: CAPOLAVORO.
Indimenticabili tutti i protagonisti, ma in particolar modo il piccolo Useppe. Riuscivo ad immaginarlo mentre urlava di felicità: “Ino! Ino!” o mentre passeggiava tra le strade di Roma in compagnia del cane pastore, Bella.
Ritratti indimenticabili anche quelli degli animali che hanno popolato il racconto: Blitz, Peppiniello e Peppiniella, la gatta Rossella e la protettiva Bella.
Peccato solo che l’autrice abbia riservato a tutti i personaggi il ruolo dei vinti.

VALUTAZIONE: 10/10

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Ho sognato la cioccolata per anni

In questo libro l’autrice ci racconta la proprie tragiche esperienze negli anni del nazismo.

Il libro si apre con l’arrivo al lager e con lo smistamento approssimativo da parte dei medici nazisti. A quel tempo Trudi è una ragazzina in salute, seppur provata dagli eventi, e, pertanto, viene smistata tra coloro che sono costretti ai lavori forzati; la madre di Trudi appare, invece, una donna sofferente e incapace al lavoro e viene, quindi, destinata verso i forni crematori.

Trudi è sconvolta da questa separazione, ha già dovuto subire l’uccisione del padre e di altri familiari, la segregazione al ghetto, le follie dei tedeschi che uccidono o salvano in base all’umore e non vuole separarsi dalla madre, assolutamente no!

Rischiando di venire scoperta e destinata anche lei ai forni crematori, riesce ad intrufolarsi attraverso la rete che la separa dalla madre e, dopo uno scambio veloce dei vestiti, a tornare insieme a lei verso il medico per una seconda ispezione, alla quale miracolosamente riescono a passare indenni.

Da quel momento inizia un tragico periodo caratterizzato dalla fame, dal freddo, dal dolore personale e di quello di chi le circonda, da un lavoro estenuante aggravato dalla debolezza fisica…

Nonostante ciò Trudi non si perde mai d’animo, ma ammette lei stessa che la sua sopravvivenza e quella della madre è dovuta anche a parecchia fortuna, a Dio e al fatto di essere stata protetta da qualche gerarca. Per pietà? Per un attimo di debolezza? Per capriccio? Chissà!

Dal campo di concentramento, per fortuna, Trudi e la madre riescono ad uscire vive, ma non è stato così per milioni di altre persone.

Dopo la guerra Trudi non si sente più tedesca e, pur comprendendo razionalmente che non tutti i tedeschi sono uguali tra loro, non riesce più a considerare quella terra, la sua terra. Ed è così che decide di stabilirsi in Israele, dove prosegue nelle sue attività di aiuto nei confronti degli ebrei e dove non è più costretta a soffrire la fame e a sognare una tazza di cioccolata bollente.

COSA NE PENSO IO:

Non ci sono parole per commentare queste storie. Ognuna di esse contiene sempre qualche informazione in più che fa accapponare la pelle.

Non si finisce mai d’imparare che la bestialità umana, spesso, non ha limiti.

VALUTAZIONE: 10/10

Il ritorno

1° volume–> La straniera

2° volume–> L’amuleto d’ambra

Dopo essersi riappacificati e aver vissuto intense esperienze in Francia, i nostri protagonisti, Jamie e Claire, tornano in Scozia a Lallybroch. Lì riprendono la vita tranquilla che avevano interrotto mesi prima, ma, l’arrivo di una lettera del principe Charles, rimette tutti in subbuglio.

Nella lettera, infatti, il pretendente al trono annuncia di aver raccolto i fondi necessari per intraprendere la guerra contro i Tudor, che sta tornando in patria e invita tutti i suoi sostenitori a seguirlo in questa grande avventura. Jamie non può tirarsi indietro di fronte a questo appello e parte insieme ad alcuni degli uomini del suo clan e a Claire. I due hanno intenzione di cercare di ostacolare in tutti i modi la follia del principe.

Iniziano i primi scontri e, mentre gli uomini si dedicano alla guerra, Claire coordina le cure ai feriti.

Anche i McKenzie hanno risposto all’appello del principe, ma Colum non è così sicuro di voler sostenere i giacobiti. Ormai pieno di sofferenze, chiede a Claire di aiutarlo a morire e consiglio al nipote Jamie sulle scelte da intraprendere.

Jamie cerca di convincerlo a desistere dal seguire le imprese di Charles, contando sul fatto che altri capi clan possano seguire le orme di Colum e lasciare sfornito l’esercito scozzese, rendendo così inutili gli sforzi del pretendente al trono. Colum sembra deciso a seguire i consigli del saggio nipote ma, prima che possa comunicare al principe la sua decisione, muore all’improvviso lasciando il comando dei McKenzie al fratello Dougal, convinto giacobita.

Intanto l’odioso Randall si rifà vivo e chiede a Claire di aiutarlo a curare il fratello Alex in cambio di informazioni sulle mosse degli inglesi.

Sembra esserci ancora una speranza di fermare Charles e il massacro degli scozzesi a Culloden…

Claire comincia a curare Alex Randall, ma si rende conto che la sua situazione è estremamente grave e il giovane non potrà sopravvivere ancora per molto. Questo turba molto Black Jack, che è sinceramente legato al fratello minore, l’unico affetto sincero della propria vita.

La guerra prosegue, le battaglie anche, ma servono ancora uomini e Charles ordina a Jamie di recarsi dal burbero nonno e guidare i Fraser.

Al ritorno da questa spedizione, durante la quale vengono svelati un po’ di questioni familiari, Claire incontra casualmente Mary Hawkins e scopre che vede in segreto Alex, del quale è ancora molto innamorata e dal quale attende un figlio.

Durante una notte di battaglie, i Fraser e i McKenzie rimangono intrappolati dagli inglesi. Claire, per creare un diversivo, finge di essere stata rapita e si consegna all’esercito inglese che la scorta presso la dimora del Duca di Sandringham, nella quale alloggia momentaneamente Mary. Quando Jamie riesce a raggiungere Claire, Mary decide di fuggire insieme a loro.

Alex è ormai moribondo e chiede al fratello di sposare la sua Mary per poter dare al bambino il nome dei Randall, questo ci porta a capire chi sia il vero antenato di Frank!

Intanto si avvicina la disfatta, Jamie e Claire non sanno più cosa fare per impedirlo e meditano di avvelenare il principe, ma Dougal ascolta di nascosto e si scaglia contro Claire. Jamie, nel cercare di difenderla, uccide lo zio ed è cosciente del fatto che adesso attirerà su di sé la vendetta dei McKenzie. Non c’è altro da fare che portare Claire al cerchio di pietre affinchè possa tornare indietro insieme al figlio che porta in grembo.

Dopo un doloroso e commovente addio, torniamo al 1968. Ed ecco perchè Claire ha affidato al giovane Roger la ricerca sulla sorte dei Fraser e dei McKenzie: non ha assistito alla disfatta e non ha saputo più niente degli uomini con cui ha vissuto nei tre anni in cui è stata lontana dal suo tempo!

Ma c’è ancora un altro segreto: Roger è uno dei discendenti di Dougal e Geille, la strega. E quello è il 1968, l’anno in cui lei attraverserà il cerchio di pietre, forse potrebbero cercare di incontrarla….

Ed è quello che cercano di fare, ma assistono impotenti ed increduli al passaggio tra le pietre. A questo punto tocca a Roger confessare di aver scoperto che Jamie è sopravvissuto alla battaglia di Culloden.

COSA NE PENSO IO:

La breve parentesi in Francia era stata gradevole, ma non appassionante come le atmosfere e le vicende che si svolgono nella rude Scozia. Ho pertanto gradito molto questo terzo volume della saga, sempre pieno di colpi di scena e riferimenti storici particolarmente accurati.

E adesso sono curiosissima. Cosa si inventerà l’autrice? Beh, di certo Claire non resterà buona buona, dopo aver scoperto che Jamie non morì come lei aveva pensato negli ultimi 20 anni!

VALUTAZIONE: 10/10

Canale Mussolini. Parte seconda

downloadDopo “Canale Mussolini“, che mi aveva tanto appassionato, ho deciso di leggere anche la seconda parte della storia dei Peruzzi.

E così sono stata catapultata un’altra volta in Agro Pontino negli ultimi giorni di guerra, caratterizzati da estrema confusione, mancanza di direttive e sbarchi degli americani per liberare la zona dall’occupazione nazista tedesca.

I protagonisti di questo nuovo capitolo della saga familiare sono quelli che appartengono alla seconda generazione dei Peruzzi, e primo tra tutti Diomede che, dopo aver sottratto del denaro tra le mura devastate della Banca d’italia, a seguito di un bombardamento, inizia una nuova attività di costruzioni e diventa emblema della ricchezza nella città di Littoria.

Naturalmente ritroviamo la maggior parte dei fratelli Peruzzi, le loro mogli, i loro figli e continuiamo a seguire le intricate vicende e faccende familiari.

COSA NE PENSO IO:

Questa seconda parte, che ho iniziato a leggere con grandi aspettative, mi ha delusa non poco!

Non si tratta più di un racconto di famiglia inserito in un contesto storico, ma mi è sembrato piuttosto un manuale di storia che ha relegato in un cantuccio le vicende della famiglia protagonista.

Ed è un gran peccato perchè, quando l’autore si ricorda di aggiornarci sui Peruzzi, la narrazione diventa appassionate e a tratti divertente, proprio come nel primo volume!

VALUTAZIONE: 6/10

L’offesa

offesaLa guerra arriva improvvisa e sconvolge la vita di tutti, anche quella di Kurt.

Egli era destinato a vivere una vita semplice, a compiere un lavoro manuale, quello del padre. Era già pronto per diventare un eccellente sarto e assumere la guida del laboratorio di famiglia, ma è stato costretto a mollare tutto per servire la patria come soldato.

Ma Kurt, nonostante sia di nazionalità tedesca, è un uomo sensibile, non uno di quei mostri crudeli che hanno caratterizzato la seconda guerra mondiale. E di fronte alla violenza gratuita e all’orrore, il suo corpo si ribella…Da quel momento non è più in grado di provare emozioni.

Resta chiuso per molto tempo in una clinica psichiatrica e sottoposto a cure mediche, ma niente da fare! Nessun dolore, nessuna gioia, ma solo una riacquistata, e con molta fatica, quotidianità.

Solo di fronte allo stesso dolore, anni dopo, una lacrima.

COSA NE PENSO IO:

Non male! Per la prima volta mi sono ritrovata a leggere un libro che parla della seconda guerra mondiale con un protagonista “insolito” a mettere in evidenza il fatto che tra i tedeschi non c’erano soltanto uomini spietati, concordi con la politica hitleriana.

E poi, anche un altro tema “scottante”, la reazione al dolore.

E da qui seguono le domande a cui è quasi impossibile rispondere: possono il corpo e la mente proteggerci, crearci una corazza protettiva? La perdita della sensibilità è un sollievo o una condanna?

VALUTAZIONE: 7/10