Zio Vanja

I fatti di questa breve opera teatrale si svolgono tra le mura della residenza di campagna del professor Serebrijakov.

Egli è giunto da poco dalla città insieme alla giovanissima seconda moglie, sconvolgendo la regolarità della vita di campagna…e non solo!

La giovane padrona di casa è riuscita a sconvolgere i cuori di ben due persone: lo zio Vanja, cognato del professore ed amministratore da tanti anni della tenuta, e il dottor Astrov.

Sonja, invece, figlia di primo letto del professore, si strugge d’amore per il dottore.

I sentimenti sono, pertanto, parecchio complessi ed ingarbugliati, anche perchè, sia zio Vanja che il dottore non sono più giovanissimi e credono di aver sprecato la loro vita privandosi da sempre di un grande sentimento come lo è l’amore. Vedono entrambi nella giovane seconda moglie del professore la loro unica possibilità e non vorrebbero sprecarla.

I fatti precipitano quando il professore annuncia di voler vendere la tenuta a causa delle poco agiate condizioni economiche. Zio vanja è furibondo, si sente sfruttato da anni e prova ad uccidere il cognato.

La coppia di sposi è costretta ad abbandonare repentinamente la tenuta.

COSA NE PENSO IO:

Un brillante piccolo testo teatrale che dimostra come l’elemento estraneo rompa tutti gli equilibri e sfiori quasi la tragedia.

VALUTAZIONE: 9/10

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L’amica geniale

Raffaella ed Elena, o meglio Lila e Lenù, sono due amiche cresciute nello stesso quartiere popolare di Napoli. Ed è Elena, ormai adulta, che adesso ripercorre le varie tappe di questa intensa e lunga amicizia.

Entrambe le protagoniste erano parte di una famiglia umile e numerosa: Elena è figlia di un usciere del comune, mentre Lila di un calzolaio. Inoltre, fin in tenera età, si sono dimostrate entrambe molto intelligenti e portate per lo studio, soprattutto era Lila a brillare su tutti i compagni di classe e dell’intero istituto scolastico.

Ma siamo nel dopoguerra, e per di più in un quartiere popolare, ed anche lo studio diventa qualcosa di complesso; grazie alle intercessioni della maestra, che riesce a convincere i genitori, soltanto Elena potrà continuare la scuola.

A quel punto Lila sembra destinata a rimanere ignorante ed imprigionata in un rione popolare dove regnano alcune figure camorriste, ma lei non si arrende e cerca sempre di essere un passo avanti all’amica Lenù: si procura i libri in biblioteca e continua il suo percorso verso la cultura. E’ in questo momento inizia un periodo ambiguo in cui sembra nascere una sorta di rivalità tra le due ragazze e in cui Lila sembra mostrare tutta la sua cattiveria.

Ma il tempo scorre…Lila comincia ad aiutare il padre e il fratello nella bottega sognando anche la realizzazione di scarpe, che lei stessa disegna, per trasformare il piccolo negozietto in una piccola e vivace fabbrica di scarpe e Lenù continua il suo percorso di studi eccellendo al liceo.

Poi cominciano i primi amori, Lenù si innamora di Nino Sarratore, ma lo sfugge per cercare di dimenticare l’atteggiamento del padre di lui nei suoi confronti. Lila è quasi costretta a sposare uno dei ragazzi prepotenti del quartiere, ma riesce a liberarsi di lui e a sposare Stefano, il ricco titolare del salumificio, in cui vede la possibilità di fuga dalla povertà.

Ma è proprio il giorno delle nozze che Lila si chiede se non abbia commesso un errore credendo Stefano diverso dagli altri ragazzi frequentati nel rione ed un errore ancora più grosso ad aver messo da parte la sua passione per l’istruzione, rimanendo, così, prigioniera di un quartiere e di una vita che hanno già vissuto le altre ragazze e la sua stessa madre.

Simili riflessioni sono quelle di Elena, ma lei ha già deciso che dovrà fuggire via e cercare di migliorarsi.

COSA NE PENSO IO:

Avevo letto pareri discordanti su questo libro dell’enigmatica Elena Ferrante e, come sempre, ho deciso che era arrivato il momento di farmi un’idea personale.

A me non è dispiaciuto affatto, anche perchè adoro le storie d’amicizia e adoro seguire le vicissitudini e le evoluzioni delle vite dei protagonisti in un lungo arco temporale. A me sembra scritto bene e, oltre alla storia in sé, ricostruisce perfettamente e con estremo realismo la vita di quartiere dove tutti si conoscono e sono partecipi nelle vite altrui.

Tra tutti i personaggi, mi è piaciuto particolarmente quello della maestra Olivieri che cerca, per quanto sia possibile, di tenere sotto la sua ala protettrice le sue alunne migliori per dar loro una opportunità di vita migliore e di insegnare sempre qualcosa, anche da vecchia e con le sue brusche maniere.

E adesso, naturalmente, mi toccherà proseguire la lettura dei prossimi volumi! 🙂

VALUTAZIONE: 8/10

Ho sognato la cioccolata per anni

In questo libro l’autrice ci racconta la proprie tragiche esperienze negli anni del nazismo.

Il libro si apre con l’arrivo al lager e con lo smistamento approssimativo da parte dei medici nazisti. A quel tempo Trudi è una ragazzina in salute, seppur provata dagli eventi, e, pertanto, viene smistata tra coloro che sono costretti ai lavori forzati; la madre di Trudi appare, invece, una donna sofferente e incapace al lavoro e viene, quindi, destinata verso i forni crematori.

Trudi è sconvolta da questa separazione, ha già dovuto subire l’uccisione del padre e di altri familiari, la segregazione al ghetto, le follie dei tedeschi che uccidono o salvano in base all’umore e non vuole separarsi dalla madre, assolutamente no!

Rischiando di venire scoperta e destinata anche lei ai forni crematori, riesce ad intrufolarsi attraverso la rete che la separa dalla madre e, dopo uno scambio veloce dei vestiti, a tornare insieme a lei verso il medico per una seconda ispezione, alla quale miracolosamente riescono a passare indenni.

Da quel momento inizia un tragico periodo caratterizzato dalla fame, dal freddo, dal dolore personale e di quello di chi le circonda, da un lavoro estenuante aggravato dalla debolezza fisica…

Nonostante ciò Trudi non si perde mai d’animo, ma ammette lei stessa che la sua sopravvivenza e quella della madre è dovuta anche a parecchia fortuna, a Dio e al fatto di essere stata protetta da qualche gerarca. Per pietà? Per un attimo di debolezza? Per capriccio? Chissà!

Dal campo di concentramento, per fortuna, Trudi e la madre riescono ad uscire vive, ma non è stato così per milioni di altre persone.

Dopo la guerra Trudi non si sente più tedesca e, pur comprendendo razionalmente che non tutti i tedeschi sono uguali tra loro, non riesce più a considerare quella terra, la sua terra. Ed è così che decide di stabilirsi in Israele, dove prosegue nelle sue attività di aiuto nei confronti degli ebrei e dove non è più costretta a soffrire la fame e a sognare una tazza di cioccolata bollente.

COSA NE PENSO IO:

Non ci sono parole per commentare queste storie. Ognuna di esse contiene sempre qualche informazione in più che fa accapponare la pelle.

Non si finisce mai d’imparare che la bestialità umana, spesso, non ha limiti.

VALUTAZIONE: 10/10

Il colore della neve

Trixie è la figlia adolescente di Laura, un’insegnante di letteratura che tiene corsi molto seguiti sulla Divina Commedia di Dante, e di Daniel, un fumettista cresciuto in Alaska e con un passato di violenza e sregolatezza.

La vita di Trixie e di tutta la famiglia è sconvolta il giorno che la ragazza subisce una violenza sessuale dal ragazzo che crede l’amore della sua vita.

Trixie, un po’ per lo shock e un po’ per paura che possano venire a galla degli episodi che la riguardano e indurre gli adulti a non crederle, inserisce nel proprio racconto un po’ di bugie, che nel corso delle indagini le si rivolteranno contro.

D’altra parte il paesino in cui la famiglia vive è una piccola comunità in cui tutti si conoscono e lo stupratore è una stella dello sport dal futuro splendente e quindi la sentenza pubblica è una soltanto: impossibile che sia stato lui, impossibile che Trixie abbia subito violenza, sta mentendo per punirlo di averla lasciata.

Cominciano le indagini, mentre Trixie è costretta a sopportare le occhiate, le chiacchiere, gli “scherzi” e le calunnie sussurrate.

Poi il cadavere dello stupratore è trovato sotto un ponte con addosso sangue e capelli della giovane.

Iniziano i dubbi e una fuga verso l’Alaska che si concluderà con la scoperta di tutte le verità e di tutti i segreti che ognuno dei protagonisti ha tenacemente nascosto.

COSA NE PENSO IO:

E’ il secondo libro di Jodi Picoult che leggo e ho ancora voglia di leggere altre sue storie.

Ha un modo di scrivere che mi piace, sa raccontarci le problematiche e il caos che regna in età adolescenziale con abilità, tanto che, spesso, non sai se parteggiare per la vittima o per il carnefice; ti tiene sulle corde fino all’ultimo secondo e non è affatto escluso che la fine della storia non ribalti tutte le tue ipotesi.

VALUTAZIONE: 8/10

La pecora nera

Si tratta di una raccolta di racconti scritti da Israel Joshua Singer, attraverso i quali egli ci parla della sua vita fino al trasferimento della famiglia Singer a Varsavia, negli anni precedenti lo scoppio della Seconda Gerra Mondiale.

Israel racconta del periodo vissuto insieme ai nonni a Bilgoraj, degli zii, della cucina che era il regno assoluto della nonna e dello studio di rabbino, che era invece quello del suo stimato nonno.

Ci parla, inoltre, del cattivo rapporto tra i nonni materni e il padre, così dedito allo studio da trascurare il sostentamento della famiglia. Lo descrive come un uomo completamente fiducioso in Dio, ma considerato inaffidabile per le questioni pratiche e così diverso dalla tenace madre, la quale non è mai riuscita a convincere il marito a sostenere l’esame di russo per diventare un rabbino ufficiale.

Oltre che della propria famiglia ci parla anche degli amici, dei fatti scandalosi che hanno colpito la piccola comunità ebraica di Leoncin e delle storie e dei tipi più bizzarri.

COSA NE PENSO IO:

Dopo aver letto “Alla corte di mio padre“, scritto dal fratello minore Isaac Bashevis, questo libro mi ha permesso di capire meglio la storia della famiglia, anche perchè copre un arco temporale precedente a quello raccontato dal fratello. Eh sì, decisamente lo trovo migliore e più integrato dal punto di vista cronologico.

VALUTAZIONE: 10/10

Il libro di legno

Enzo Baiamonte è un radiotecnico palermitano che, per arrotondare le magre entrate, si diletta come investigatore.

Un giorno Enzo riceve la visita della figlia del suo defunto professore del liceo, Cristina, la quale gli affida il compito di ritrovare sei libri che il padre aveva prestato negli anni passati per ricostituire, adesso che è morto, l’intera biblioteca. Il padre era solito sostituire i libri prestati con una sagoma di legno delle stesse dimensioni del libro, alla quale appiccicava un’etichetta con il titolo, il nome di colui che aveva ricevuto il libro in prestito e la data in cui tale prestito era avvenuto.

Enzo comincia la sua ricerca tra i vicoli del quartiere, riesce a recuperarne un paio, ma poi si imbatte inconsapevolmente in una storia losca e più grande delle sue forze…

COSA NE PENSO IO:

Il libro mi è piaciuto abbastanza; è intrigante seguire Enzo tra i vicoli e le strade di Palermo in cerca di informazioni sulle persone che hanno ricevuto in prestito un libro dal noto insegnante ormai passato a miglior vita ed è anche intrigante venire a conoscenza delle storie che ogni prestito nasconde, insieme a qualche segreto inconfessabile. Ma avrei preferito seguire fino alla fine le indagini del protagonista senza andare per forza a finire nella solita equazione Sicilia=mafia.

Idea originale, ma sviluppo deludente.

VALUTAZIONE: 6/10

Sette anni senza di te

La storia ha inizio, proprio come sottolinea il titolo, sette anni dopo la separazione tra i due protagonisti, Sebastian e Nikki.

Lui è un serioso e conosciuto liutaio, lei una donna aperta e affascinata dal mondo dell’arte. Due persone così diverse che però si sono molto amate, hanno un lungo passato condiviso e due gemelli ormai adolescenti. Purtroppo con il divorzio i due non sono riusciti a comportarsi civilmente ed anche i due gemelli sono stati separati ed affidati ognuno ad un genitore diverso. Nikki ha perso momenti fondamentali della vita della figlia e Sebastian di quelli del figlio.

Vista la diversità caratteriale dei due ex coniugi, anche i figli hanno avuto un’educazione ed un controllo diverso in quei sette anni, ma Sebastian ha una sola certezza: conosce tutto della figlia e l’ha cresciuta meglio di quanto la moglie abbia fatto con il figlio.

Ma i fatti non tardano a dimostrare che questa certezza è destinata a crollare miseramente.

Ad un certo punto il gemello scompare inspiegabilmente. Nikki è sconvolta e non può far altro che chiamare il marito e condividere con lui la notizia. Dopo un primo momento di accuse reciproche, di rabbia e di frustrazione, i due cominciano ad indagare. Frugano nella stanza del figlio e scoprono che dev’essersi cacciato nei guai. Comincia quindi una sorta di caccia al tesoro che coinvolge tre continenti….

COSA NE PENSO IO:

Una storia che si legge, per carità! Però mi sembra un po’ deboluccia a livello di trama. Un thriller, per quanto mixato al romanzo d’amore, non può far capire la verità prima delle ultime pagine. Assolutamente no!

Poi questi genitori si rivelano un po’ troppo supereroi per i miei gusti personali. Quindi…voto bassino.

VALUTAZIONE: 4/10

Lo scrittore fantasma

Nathan Zuckerman è un aspirante scrittore ebreo. E’ ancora alle prime armi, ma ha già visto pubblicare qualche racconto che rispecchia le sue esperienze di vita e la religione professata dalla famiglia.

Nathan è anche un appassionato lettore ed il suo scrittore preferito, quello che considera il mito da cui apprendere tutto è Lonoff. Ma quest’ultimo è uno scrittore un po’ atipico, non ama la vita mondana e le pubbliche relazioni e si è rifugiato da parecchi anni in una casa isolata del New England. Di lui circola solo una foto vecchia di almeno vent’anni!

Per combinazione Nathan riesce a farsi invitare dal suo mito ed è di questo incontro così agognato che noi lettori ci apprestiamo a leggere in questo piccolo volume di Philip Roth.

Nathan trascorre un giorno e una notte nella casa di Lonoff, ma capita in un momento di piena crisi familiare: la moglie è stanca di stare in quella casa così isolata ad appagare l’io solitario del marito ed è gelosa della giovane e misteriosa Amy. Misteriosa è dir poco! Sembra addirittura che si tratti di Anna Frank, scampata allo sterminio nazista e rifugiatasi sotto falso nome in America; solo Lonoff conosce il suo segreto…

COSA NE PENSO IO:

Un libro molto raffinato, anche nell’attribuzione dei titoli ai pochi capitoli che compongono la storia, che “gioca” molto sul detto e non detto, sulla realtà e sulla fantasia. Alla fine non puoi che chiederti: ma qual è la verità? Sempre che ne esista una soltanto, o che ognuno possa trovarne una diversa.

Ed in tutto questo c’è anche spazio per definire il ruolo dello scrittore e della letteratura nella società!

VALUTAZIONE: 10/10

Dona Flor e i suoi due mariti

florLa storia si apre in un giorno di Carnevale degli anni ’60 a Salvador de Bahia con la morte improvvisa dell’ancora giovane Vadinho.

Vadinho si accascia per strada in mezzo alla gente che, travestita con costumi colorati, balla allegramente le musiche carnevalesche piene di ritmo. Dona Flor, la moglie, avvertita della tragedia, corre incontro al suo Vadinho sconvolta dal dolore e circondata dalle amiche.

Flor ha amato moltissimo il marito, si è concessa a lui prima del matrimonio pur di sposarlo e di vincere l’ostilità materna. E adesso si ritrova sola ad affrontare una vita che non sarà più la stessa.

Flor ha il suo lavoro, è vero. E Vadinho non è mai stato un marito esemplare, anzi.

Era dedito al gioco, non aveva un lavoro, le sottraeva tutti i soldi che lei metteva accuratamente e con sacrificio da parte ed era solito picchiarla quando eccedeva nel bere. Eppure Flor era pazza di lui, quando la prendeva tra le braccia, era felice.

E adesso che lui non c’è più, Dona Flor sente la mancanza delle sue carezze ma, poichè è una donna pudica, non può esprimere i suoi sentimenti in tal senso e si vergogna di avere tali pensieri.

Le amiche, Dona Norma in particolare, cercano di starle vicino e, passato un congruo tempo dal lutto, la invitano a guardarsi attorno poichè è ancora nel fiore degli anni. E’ così che Flor conosce e sposa il farmacista, un uomo completamente diverso dal suo Vadinho.

Il secondo marito è un uomo di successo che vuole mantenere la sua Flor, la vuole rendere felice e la vuole fare vivere nella sicurezza…Insomma vuol prendersi cura di lei a tutti i costi ed è il più fedele ed innamorato dei mariti.

E Flor non ha niente da rimproverargli, può vivere serena, senza alcun problema, ma nel grigiore della routine dove non c’è mai posto per un diversivo, anche di poco conto.

Ma un giorno Vadinho ricompare, comincia a circolare per Salvador de Bahia tutto nudo e sempre uguale: allegro, innamorato della sua Flor, pazzo del gioco e della bella vita. Solo Flor può vederlo!

Vadinho cerca di circuirla, di farle capire che è lì soltanto perchè è lei ad averlo chiamato con i suoi intensi pensieri. Flor cerca di resistere, non vuole tradire il nuovo marito, ma l’attrazione per Vadinho è troppo forte ed in fondo, che male c’è?  Chi può sapere cosa succede dentro le mura domestiche?

COSA NE PENSO IO:

Non avevo mai letto niente di Jorge Amado e non sapevo cosa aspettarmi, ma, ammetto, che questo libro mi è piaciuto molto.

Il quesito che pone è di una certa importanza: è meglio vivere nella sicurezza e nella routine o è meglio lasciarsi trasportare dai sentimenti dalle novità e della trasgressione, anche se si va incontro a conseguenze non di poco conto?

Beh, ognuno risponderà a modo suo! La storia di Flor e Vadinho è ovviamente portata all’eccesso, ma seguire le vicende di questa donna divisa a metà tra sentimento e razionalità, è stato molto divertente.

Ed anche l’atmosfera magica e misteriosa, che solitamente non amo molto, ha aggiunto allo storia quel tocco in più di raffinatezza narrativa, di leggerezza e di divertimento.

VALUTAZIONE: 8/10

 

Alla corte di mio padre

corteIn questo libro, strutturato come una raccolta di racconti, Isaac B. Singer ci conduce per mano al tribunale rabbinico presieduto dal padre in via Krochmalna 10 a Varsavia.

Dalla porta che conduce allo studio paterno entra gente di ogni specie: fidanzati che vogliono rompere la promessa di matrimonio, anziani che vogliono divorziare, mariti che vogliono ripudiare le mogli sterili, commercianti con dispute economiche in corso, gente che fa domande su cibi puri e impuri, ecc. Di ognuno di essi l’autore ci racconta la storia e ce li descrive così minuziosamente da poterli quasi veder emergere dalle pagine in carne e ossa, con i loro atteggiamenti e le loro posture.

Ma c’è spazio anche per racconti sulla famiglia, sul rapporto tra i genitori, sull’ammirazione verso il fratello maggiore Israel, sui fatti di vita quotidiana, sulle ristrettezze economiche  e sulla presenza ingombrante della religione in casa Singer.

E’ un racconto sulla vita del primo Novecento in Polonia e sulla comunità ebraica, così ricca di tradizioni e di proibizioni.

COSA NE PENSO IO:

All’inizio ho faticato ad entrare in sintonia con questo libro. Si trattava di episodi così slegati cronologicamente l’uno dall’altro, da perdere un po’ il filo del discorso. Ma pian piano mi sono abituata a questa struttura non allineata ai miei gusti personali e ho cominciato ad apprezzare le storie di vita e sulle tradizioni di una comunità religiosa che non conoscevo affatto. Mi sono affezionata a Isaac e ho cominciato a comprendere la diversità di personalità dei genitori, ma anche la loro unità familiare.

Devo dire che poi, dallo scoppio della Grande Guerra, il libro si presenta in modo più unitario, segue gli eventi in ordine di data e si sofferma di più sulle vicende familiari, facendomi piacere molto di più ciò che stavo leggendo. E attraverso gli occhi di bambino di Isaac e la sua gioia nei momenti di libertà, ho conosciuto uno scorcio di vita in un’altra epoca, in un’altra nazione e in un’altra comunità religiosa.

VALUTAZIONE: 9/10