Innocente

Il giudice Sabich della Kindle County aspira alla Corte Suprema ed è nel pieno della campagna elettorale quando la moglie muore improvvisamente nel suo letto.

La cosa strana è che il giudice, nonostante sappia benissimo come si debba procedere nei casi di morte improvvisa, decida di rimanere accanto al cadavere per oltre 24 ore prima di avvertire il figlio e poi la polizia. Un comportamento molto sospetto secondo il procuratore Tommy Molto e il suo vice Jimmy Brand, tenuto anche conto che 20 anni prima il giudice fu coinvolto in un altro caso di morte violenta e lo stesso Molto non fu in grado di provarne la colpevolezza.

Iniziano, pertanto, le indagini per capire cosa sia successo e se si tratti di morte naturale o avvelenamento.

Il giudice Sabich dichiara con forza la propria innocenza, ma, dalle indagini, non appare certo una figura così limpida agli occhi dell’accusa.

Il processo si rivela molto complesso…ma solo nelle ultime pagine sarà possibile conoscere tutte le verità relative al caso giudiziario e alle azioni che sono rimaste circoscritte all’interno della complessa famiglia Sabich!

COSA NE PENSO IO:

Un bel legal thriller. La prima parte ci permette di capire le dinamiche familiari, i fatti precedenti alla morte della donna ed i rapporti tra il giudice e il procuratore rimasti in sospeso per oltre 20 anni; la seconda parte, invece, è la ricostruzione del processo con relative presunte ricostruzioni, teorie azzardate, colpi di scena informatici…

Decisamente ben strutturato ed in grado di mantenere la giusta tensione emotiva fino alla fine.

Ben riusciti tutti i personaggi di questa storia, ma la mia preferenza va in assoluto al giudice Yee, capace di strappare diversi sorrisi.

VALUTAZIONE: 8/10

L’amica geniale

Raffaella ed Elena, o meglio Lila e Lenù, sono due amiche cresciute nello stesso quartiere popolare di Napoli. Ed è Elena, ormai adulta, che adesso ripercorre le varie tappe di questa intensa e lunga amicizia.

Entrambe le protagoniste erano parte di una famiglia umile e numerosa: Elena è figlia di un usciere del comune, mentre Lila di un calzolaio. Inoltre, fin in tenera età, si sono dimostrate entrambe molto intelligenti e portate per lo studio, soprattutto era Lila a brillare su tutti i compagni di classe e dell’intero istituto scolastico.

Ma siamo nel dopoguerra, e per di più in un quartiere popolare, ed anche lo studio diventa qualcosa di complesso; grazie alle intercessioni della maestra, che riesce a convincere i genitori, soltanto Elena potrà continuare la scuola.

A quel punto Lila sembra destinata a rimanere ignorante ed imprigionata in un rione popolare dove regnano alcune figure camorriste, ma lei non si arrende e cerca sempre di essere un passo avanti all’amica Lenù: si procura i libri in biblioteca e continua il suo percorso verso la cultura. E’ in questo momento inizia un periodo ambiguo in cui sembra nascere una sorta di rivalità tra le due ragazze e in cui Lila sembra mostrare tutta la sua cattiveria.

Ma il tempo scorre…Lila comincia ad aiutare il padre e il fratello nella bottega sognando anche la realizzazione di scarpe, che lei stessa disegna, per trasformare il piccolo negozietto in una piccola e vivace fabbrica di scarpe e Lenù continua il suo percorso di studi eccellendo al liceo.

Poi cominciano i primi amori, Lenù si innamora di Nino Sarratore, ma lo sfugge per cercare di dimenticare l’atteggiamento del padre di lui nei suoi confronti. Lila è quasi costretta a sposare uno dei ragazzi prepotenti del quartiere, ma riesce a liberarsi di lui e a sposare Stefano, il ricco titolare del salumificio, in cui vede la possibilità di fuga dalla povertà.

Ma è proprio il giorno delle nozze che Lila si chiede se non abbia commesso un errore credendo Stefano diverso dagli altri ragazzi frequentati nel rione ed un errore ancora più grosso ad aver messo da parte la sua passione per l’istruzione, rimanendo, così, prigioniera di un quartiere e di una vita che hanno già vissuto le altre ragazze e la sua stessa madre.

Simili riflessioni sono quelle di Elena, ma lei ha già deciso che dovrà fuggire via e cercare di migliorarsi.

COSA NE PENSO IO:

Avevo letto pareri discordanti su questo libro dell’enigmatica Elena Ferrante e, come sempre, ho deciso che era arrivato il momento di farmi un’idea personale.

A me non è dispiaciuto affatto, anche perchè adoro le storie d’amicizia e adoro seguire le vicissitudini e le evoluzioni delle vite dei protagonisti in un lungo arco temporale. A me sembra scritto bene e, oltre alla storia in sé, ricostruisce perfettamente e con estremo realismo la vita di quartiere dove tutti si conoscono e sono partecipi nelle vite altrui.

Tra tutti i personaggi, mi è piaciuto particolarmente quello della maestra Olivieri che cerca, per quanto sia possibile, di tenere sotto la sua ala protettrice le sue alunne migliori per dar loro una opportunità di vita migliore e di insegnare sempre qualcosa, anche da vecchia e con le sue brusche maniere.

E adesso, naturalmente, mi toccherà proseguire la lettura dei prossimi volumi! 🙂

VALUTAZIONE: 8/10

Bartleby, lo scrivano

La voce narrante di questo racconto di Melville è un legale di New York, il quale, per il proprio lavoro, si serve di tre copisti abbastanza particolari.

Quando il lavoro si fa più impegnativo, egli mette un annuncio sul giornale per assumere un altro copista. Ed è a questo punto che compare sulla scena Bartleby, uomo silenzioso, ma dedito al lavoro.

I giorni trascorrono senza imprevisti né scossoni, finché il legale non chiede a Bartleby di rileggere, per effettuare i dovuti controlli di copiatura, uno dei tanti documenti stilati dallo stesso copista. Incredibilmente arriva la risposta più curiosa: “Preferirei di no!”.

Tale risposta è pronunciata dall’uomo, ogni qualvolta gli si chiede qualcosa che vada oltre il lavoro di copiatura. Il legale, sbalordito, comincia ad osservare attentamente il proprio dipendente e scopre che egli non parla con nessuno e che non lascia mai l’ufficio. Avendo capito che si tratta di un uomo solo, decide comunque di tenerlo al proprio servizio.

Ma la situazione è destinata a peggiorare, i “Preferirei di no!” diventano sempre più frequenti, fino a che egli rifiuta persino di eseguire il suo monotono lavoro, rimanendo tutto il giorno in piedi davanti alla finestra dell’ufficio.

Il legale non sa come liberarsi di Bartleby e capisce che l’unica soluzione è cambiare sede e lasciare Bartleby in quell’angusta stanzetta.

Ma non riuscirà a liberarsi del “problema” pratico e di coscienza, fino al tragico epilogo finale.

COSA NE PENSO IO:

Ammetto che temevo un po’ la lettura di questo racconto lungo, in quanto mi sono “scontrata” precedentemente con il mostro sacro di Melville ed ho miseramente fallito l’impresa abbandonando la lettura molto presto.
Ma quest’opera mi è piaciuta. All’inizio l’ho trovata molto divertente e il personaggio mi trasmetteva, oltre che simpatia, molta curiosità. E chissà che epilogo imprevedibile mi aspettassi!
Invece alla fine c’è una deviazione repentina verso la tragicità, la quale porta a provare ancora più empatia nei confronti di questo strambo personaggio perennemente legato ai suoi “Preferirei di no!”.
Divertenti anche le figure degli altri 3 copisti, tratteggiate perfettamente con estrema ironia.

VALUTAZIONE: 10/10

Ho sognato la cioccolata per anni

In questo libro l’autrice ci racconta la proprie tragiche esperienze negli anni del nazismo.

Il libro si apre con l’arrivo al lager e con lo smistamento approssimativo da parte dei medici nazisti. A quel tempo Trudi è una ragazzina in salute, seppur provata dagli eventi, e, pertanto, viene smistata tra coloro che sono costretti ai lavori forzati; la madre di Trudi appare, invece, una donna sofferente e incapace al lavoro e viene, quindi, destinata verso i forni crematori.

Trudi è sconvolta da questa separazione, ha già dovuto subire l’uccisione del padre e di altri familiari, la segregazione al ghetto, le follie dei tedeschi che uccidono o salvano in base all’umore e non vuole separarsi dalla madre, assolutamente no!

Rischiando di venire scoperta e destinata anche lei ai forni crematori, riesce ad intrufolarsi attraverso la rete che la separa dalla madre e, dopo uno scambio veloce dei vestiti, a tornare insieme a lei verso il medico per una seconda ispezione, alla quale miracolosamente riescono a passare indenni.

Da quel momento inizia un tragico periodo caratterizzato dalla fame, dal freddo, dal dolore personale e di quello di chi le circonda, da un lavoro estenuante aggravato dalla debolezza fisica…

Nonostante ciò Trudi non si perde mai d’animo, ma ammette lei stessa che la sua sopravvivenza e quella della madre è dovuta anche a parecchia fortuna, a Dio e al fatto di essere stata protetta da qualche gerarca. Per pietà? Per un attimo di debolezza? Per capriccio? Chissà!

Dal campo di concentramento, per fortuna, Trudi e la madre riescono ad uscire vive, ma non è stato così per milioni di altre persone.

Dopo la guerra Trudi non si sente più tedesca e, pur comprendendo razionalmente che non tutti i tedeschi sono uguali tra loro, non riesce più a considerare quella terra, la sua terra. Ed è così che decide di stabilirsi in Israele, dove prosegue nelle sue attività di aiuto nei confronti degli ebrei e dove non è più costretta a soffrire la fame e a sognare una tazza di cioccolata bollente.

COSA NE PENSO IO:

Non ci sono parole per commentare queste storie. Ognuna di esse contiene sempre qualche informazione in più che fa accapponare la pelle.

Non si finisce mai d’imparare che la bestialità umana, spesso, non ha limiti.

VALUTAZIONE: 10/10

Il colore della neve

Trixie è la figlia adolescente di Laura, un’insegnante di letteratura che tiene corsi molto seguiti sulla Divina Commedia di Dante, e di Daniel, un fumettista cresciuto in Alaska e con un passato di violenza e sregolatezza.

La vita di Trixie e di tutta la famiglia è sconvolta il giorno che la ragazza subisce una violenza sessuale dal ragazzo che crede l’amore della sua vita.

Trixie, un po’ per lo shock e un po’ per paura che possano venire a galla degli episodi che la riguardano e indurre gli adulti a non crederle, inserisce nel proprio racconto un po’ di bugie, che nel corso delle indagini le si rivolteranno contro.

D’altra parte il paesino in cui la famiglia vive è una piccola comunità in cui tutti si conoscono e lo stupratore è una stella dello sport dal futuro splendente e quindi la sentenza pubblica è una soltanto: impossibile che sia stato lui, impossibile che Trixie abbia subito violenza, sta mentendo per punirlo di averla lasciata.

Cominciano le indagini, mentre Trixie è costretta a sopportare le occhiate, le chiacchiere, gli “scherzi” e le calunnie sussurrate.

Poi il cadavere dello stupratore è trovato sotto un ponte con addosso sangue e capelli della giovane.

Iniziano i dubbi e una fuga verso l’Alaska che si concluderà con la scoperta di tutte le verità e di tutti i segreti che ognuno dei protagonisti ha tenacemente nascosto.

COSA NE PENSO IO:

E’ il secondo libro di Jodi Picoult che leggo e ho ancora voglia di leggere altre sue storie.

Ha un modo di scrivere che mi piace, sa raccontarci le problematiche e il caos che regna in età adolescenziale con abilità, tanto che, spesso, non sai se parteggiare per la vittima o per il carnefice; ti tiene sulle corde fino all’ultimo secondo e non è affatto escluso che la fine della storia non ribalti tutte le tue ipotesi.

VALUTAZIONE: 8/10

Porte aperte

La storia narrata dal mio conterraneo, Leonardo Sciascia, si svolge nella Sicilia degli anni ’30, quando il fascismo impera con le sue ideologie assurde e la violenza.

Il protagonista di questa storia è il “piccolo giudice”, il quale deve presiedere un processo in cui l’imputato è accusato di triplice omicidio. Ma il problema non è che l’imputato abbia ucciso 3 persone, tra cui un esponente fascista! E’ ovvio che sarà condannato, ma dall’alto arriva l’ordine perentorio e poco mascherato di condannare l’imputato alla pena di morte.

In fondo è il periodo in cui è possibile vivere con le “porte aperte”, in cui l’ordine regna rigido e sovrano. L’applicazione della pena di morte non farà altro che confermare questi principi!

Ma “il piccolo giudice” non si lascia influenzare, a costo di rovinarsi la carriera in modo consapevole, non può andare contro ai propri principi e sarà in grado con i soli argomenti giuridici di contribuire ad emettere una sentenza giusta.

Ma servirà tutto questo? All’imputato certamente no, ma il giudice potrà vantare una coscienza pulita, seppur contaminata dalla paura.

COSA NE PENSO IO:

Come al solito, Sciascia racconta la sua Sicilia senza veli, ma lo stile narrativo che ha scelto è un po’ ostico e rende la lettura un po’ pesante.

Pertanto, pur apprezzando sempre l’autore ed anche la storia nel suo complesso, non posso dire di essere rimasta particolarmente folgorata.

VALUTAZIONE: 7/10

Memorie di un cane randagio

La protagonista di questa storia è una cagnolina di nome Squirrell.

Noi lettori seguiamo la sua storia dalla nascita al momento in cui, solo in vecchiaia, scopre cosa sia l’amore e il rispetto dell’uomo.

Durante la sua vita Squirrell è stata investita, abbandonata più volte, separata dal “fratello” e costretta a girovagare in lungo e in largo per procurarsi il cibo tra la spazzatura. Per la cucciola l’uomo è un nemico da cui nascondersi, o addirittura scappare, finche non incontra una vecchina, come lei, che la tratta con rispetto, la coccola e la cura.

Squirrell e la donna si trovano in sintonia e decidono di trascorrere insieme la vecchiaia.

COSA NE PENSO IO:

Adoro le storie che hanno per protagonisti gli animali e questa è, senza alcun dubbio, una storia tenerissima che è riuscita a commuovermi. Molte volte ho immaginato il mio di cucciolo a sopravvivere tra il gelo e la spazzatura, continuamente impaurito e in balia dei pericoli. Ma per fortuna, noi ci siamo trovati da molti anni e lui era sono un cucciolo! Adesso è un tenero vecchietto che conosce solo l’amore.

VALUTAZIONE: 8/10

La pecora nera

Si tratta di una raccolta di racconti scritti da Israel Joshua Singer, attraverso i quali egli ci parla della sua vita fino al trasferimento della famiglia Singer a Varsavia, negli anni precedenti lo scoppio della Seconda Gerra Mondiale.

Israel racconta del periodo vissuto insieme ai nonni a Bilgoraj, degli zii, della cucina che era il regno assoluto della nonna e dello studio di rabbino, che era invece quello del suo stimato nonno.

Ci parla, inoltre, del cattivo rapporto tra i nonni materni e il padre, così dedito allo studio da trascurare il sostentamento della famiglia. Lo descrive come un uomo completamente fiducioso in Dio, ma considerato inaffidabile per le questioni pratiche e così diverso dalla tenace madre, la quale non è mai riuscita a convincere il marito a sostenere l’esame di russo per diventare un rabbino ufficiale.

Oltre che della propria famiglia ci parla anche degli amici, dei fatti scandalosi che hanno colpito la piccola comunità ebraica di Leoncin e delle storie e dei tipi più bizzarri.

COSA NE PENSO IO:

Dopo aver letto “Alla corte di mio padre“, scritto dal fratello minore Isaac Bashevis, questo libro mi ha permesso di capire meglio la storia della famiglia, anche perchè copre un arco temporale precedente a quello raccontato dal fratello. Eh sì, decisamente lo trovo migliore e più integrato dal punto di vista cronologico.

VALUTAZIONE: 10/10

L’Abbazia di Northanger

Catherine è una giovane ingenua e di sani principi e vive nelle campagne inglesi in modo semplice. Invitata dai vicini a trascorrere un periodo a Bath, Catherine fa nuove conoscenze: da un lato Mrs Thorpe e le sue figlie in cerca di marito, volubili e per niente sincere, che passano da un ballo all’altro alla ricerca del migliore partito, e dall’altro la famiglia Tilney, ricchi aristocratici abitanti dell’Abbazia di Northanger.

Catherine è subito affascinata da Henry Tilney e si lega alla sorella di lui, timida, solitaria e giovanissima. Grazie a questo legame e ad un malinteso da parte dei Tilney sulla ricchezza della ragazza, Catherine viene invitata all’Abbazia di Northanger, un luogo decisamente suggestivo per chi, come lei, ama la lettura dei gotici.

Catherine si farà suggestionare dall’atmosfera del posto e dai comportamenti del vecchio Mr. Tilney, ma continuerà a mostrare, non troppo velatamente, l’interesse per il giovane Herry.

Dopo qualche fraintendimento, naturalmente, trionfa l’amore.

COSA NE PENSO IO:

Seppur i temi siano gli stessi affrontati negli altri romanzi della Austen, questa storia ha un qualcosa in più che mi ha decisamente conquistata. Catherine non è la solita eroina che si lascia influenzare da tutti, si rende conto da sola di quale sia il valore delle persone che la circondano e sa capire chi evitare e chi meno. E poi, come trascurare il fatto che mostra palesemente il suo interesse per un uomo?! Decisamente inusuale per i tempi in cui il romanzo è stato scritto ed ambientato!

Tra i romanzi della Austen, che ho finora letto, questo si piazza saldamente al secondo posto, dopo l’ineguagliabile “Emma”, nella mia personalissima classifica di gradimento.

VALUTAZIONE: 10/10

Il ritorno

1° volume–> La straniera

2° volume–> L’amuleto d’ambra

Dopo essersi riappacificati e aver vissuto intense esperienze in Francia, i nostri protagonisti, Jamie e Claire, tornano in Scozia a Lallybroch. Lì riprendono la vita tranquilla che avevano interrotto mesi prima, ma, l’arrivo di una lettera del principe Charles, rimette tutti in subbuglio.

Nella lettera, infatti, il pretendente al trono annuncia di aver raccolto i fondi necessari per intraprendere la guerra contro i Tudor, che sta tornando in patria e invita tutti i suoi sostenitori a seguirlo in questa grande avventura. Jamie non può tirarsi indietro di fronte a questo appello e parte insieme ad alcuni degli uomini del suo clan e a Claire. I due hanno intenzione di cercare di ostacolare in tutti i modi la follia del principe.

Iniziano i primi scontri e, mentre gli uomini si dedicano alla guerra, Claire coordina le cure ai feriti.

Anche i McKenzie hanno risposto all’appello del principe, ma Colum non è così sicuro di voler sostenere i giacobiti. Ormai pieno di sofferenze, chiede a Claire di aiutarlo a morire e consiglio al nipote Jamie sulle scelte da intraprendere.

Jamie cerca di convincerlo a desistere dal seguire le imprese di Charles, contando sul fatto che altri capi clan possano seguire le orme di Colum e lasciare sfornito l’esercito scozzese, rendendo così inutili gli sforzi del pretendente al trono. Colum sembra deciso a seguire i consigli del saggio nipote ma, prima che possa comunicare al principe la sua decisione, muore all’improvviso lasciando il comando dei McKenzie al fratello Dougal, convinto giacobita.

Intanto l’odioso Randall si rifà vivo e chiede a Claire di aiutarlo a curare il fratello Alex in cambio di informazioni sulle mosse degli inglesi.

Sembra esserci ancora una speranza di fermare Charles e il massacro degli scozzesi a Culloden…

Claire comincia a curare Alex Randall, ma si rende conto che la sua situazione è estremamente grave e il giovane non potrà sopravvivere ancora per molto. Questo turba molto Black Jack, che è sinceramente legato al fratello minore, l’unico affetto sincero della propria vita.

La guerra prosegue, le battaglie anche, ma servono ancora uomini e Charles ordina a Jamie di recarsi dal burbero nonno e guidare i Fraser.

Al ritorno da questa spedizione, durante la quale vengono svelati un po’ di questioni familiari, Claire incontra casualmente Mary Hawkins e scopre che vede in segreto Alex, del quale è ancora molto innamorata e dal quale attende un figlio.

Durante una notte di battaglie, i Fraser e i McKenzie rimangono intrappolati dagli inglesi. Claire, per creare un diversivo, finge di essere stata rapita e si consegna all’esercito inglese che la scorta presso la dimora del Duca di Sandringham, nella quale alloggia momentaneamente Mary. Quando Jamie riesce a raggiungere Claire, Mary decide di fuggire insieme a loro.

Alex è ormai moribondo e chiede al fratello di sposare la sua Mary per poter dare al bambino il nome dei Randall, questo ci porta a capire chi sia il vero antenato di Frank!

Intanto si avvicina la disfatta, Jamie e Claire non sanno più cosa fare per impedirlo e meditano di avvelenare il principe, ma Dougal ascolta di nascosto e si scaglia contro Claire. Jamie, nel cercare di difenderla, uccide lo zio ed è cosciente del fatto che adesso attirerà su di sé la vendetta dei McKenzie. Non c’è altro da fare che portare Claire al cerchio di pietre affinchè possa tornare indietro insieme al figlio che porta in grembo.

Dopo un doloroso e commovente addio, torniamo al 1968. Ed ecco perchè Claire ha affidato al giovane Roger la ricerca sulla sorte dei Fraser e dei McKenzie: non ha assistito alla disfatta e non ha saputo più niente degli uomini con cui ha vissuto nei tre anni in cui è stata lontana dal suo tempo!

Ma c’è ancora un altro segreto: Roger è uno dei discendenti di Dougal e Geille, la strega. E quello è il 1968, l’anno in cui lei attraverserà il cerchio di pietre, forse potrebbero cercare di incontrarla….

Ed è quello che cercano di fare, ma assistono impotenti ed increduli al passaggio tra le pietre. A questo punto tocca a Roger confessare di aver scoperto che Jamie è sopravvissuto alla battaglia di Culloden.

COSA NE PENSO IO:

La breve parentesi in Francia era stata gradevole, ma non appassionante come le atmosfere e le vicende che si svolgono nella rude Scozia. Ho pertanto gradito molto questo terzo volume della saga, sempre pieno di colpi di scena e riferimenti storici particolarmente accurati.

E adesso sono curiosissima. Cosa si inventerà l’autrice? Beh, di certo Claire non resterà buona buona, dopo aver scoperto che Jamie non morì come lei aveva pensato negli ultimi 20 anni!

VALUTAZIONE: 10/10