1933 Un anno terribile

Dominic Molise è figlio di immigrati italiani, vive a Roper, una cittadina del Colorado, e si ritiene un ottimo lanciatore, tanto da sognare un futuro tra i grandi del baseball e il suo nome impresso nella Hall of Fame.
Il problema è che l’America è sconvolta dalla depressione e la miseria regna sovrana un po’ ovunque.
Il padre non lavora da mesi, la madre continua ad affidarsi alla Vergine, la nonna rimpiange il suo paese natio in Abruzzo e lui fa affidamento sul suo braccio sinistro, che protegge spalmandolo di un unguento dall’odore pungente che irrita chiunque lo circondi.
Dominic vuol fuggire dal proprio destino di muratore, non sopporta l’idea di una vita di miseria e cerca di escogitare il modo di farsi ingaggiare da una squadra famosa, che gli permetta di evadere da quella sorta di prigione. Quando il suo amico Kenny gli prospetta di andare incontro insieme al loro destino di giocatori di baseball, Dominic decide di procurarsi il denaro rubando al padre, ma questi lo scopre e, tra crisi di coscienza e di responsabilità, ci si avvia verso un finale dal sapore un po’ amaro…ma apertissimo.
Chissà se Dominic riuscirà a dare una svolta al proprio destino!

COSA NE PENSO IO:+

Un bel libro con personaggi verosimili e ben definiti nei tratti psicologici, dove la realtà si scontra con i desideri e non è così certo cosa prevarrà in questa lotta lunga e difficile verso l’affermazione e la realizzazione del sogno americano.

VALUTAZIONE: 9/10

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I miserabili

Chiudiamo l’anno in bellezza

Ricchissima di personaggi buoni e cattivi quest’opera immensa, da tutti i punti di vista, di Hugo!
Si inizia facendo la conoscenza di Monsignor Bienvenu, vescovo di Digne, uomo di religione, assolutamente onesto e retto che si nutre di meditazione e regala tutto ai poveri.
I destini di Monsignor Bienvenu e del giovane ergastolano Jean Valjean si incrociano improvvisamente e così profondamente, da lasciare un segno indelebile nell’anima del ragazzo così sconvolto dalla povertà, dai dolori e dagli affanni.
Assistiamo, quindi, alla trasformazione di Jean che, da peccatore, diventa simbolo di onestà e di bontà. Ed è a questo punto che c’è un altro incrocio di destini, quello di Jean Valjean, sotto le mentite spoglie del sindaco Madeleine, e della giovane ed ingenua Fantine.
Fantine ha alle spalle una storia tristissima fatta di rinunce, di umiliazioni e sofferenze. Madeleine diventa il suo protettore e le promette di riportarle la figlioletta Cosette, affidata ai terribili locandieri Thernadier. Ma, spesso, il destino si accanisce contro i miserabili e Madeleine non può mantenere la promessa prima che la donna esali l’ultimo respiro. Deve, infatti, fare i conti con la propria coscienza durante una lunghissima notte.
Ma le promesse sono promesse, anche se non è possibile mantenerle subito, ma a distanza di anni.
Ed è la prima cosa a cui l’uomo si dedica dopo una rocambolesca evasione. Si reca alla locanda e recupera la piccola Cosette, facendola tornare alla vita dopo anni di soprusi e privazioni. Ma deve rimanere nascosto, isolato dal mondo per anni ed anni.
Adesso Cosette è una graziosa signorina, non può rimanere nascosta in un convento, deve conoscere la vita e l’amore. Ed ecco apparire all’orizzonte l’orgoglioso Marius Pontmercy!
La storia d’amore, nata nel segreto di un giardino, è complicata, ostacolata dagli eventi e dagli uomini, ma è destinata ad essere coronata dal matrimonio.
Ed è qui che Valjean, sempre generoso, mette da parte l’egoismo e rinuncia all’unico affetto mai avuto in vita sua! Ma come si fa a risanare un cuore irrimediabilmente spezzato?!
Personaggi indimenticabili popolano questa storia nata dalla penna di Hugo! Impossibile dimenticarli ed impossibile dimenticare le pagine dedicate ai tormenti interiori di Jean, ai sacrifici compiuti affinchè la piccola Cosette potesse raggiungere la felicità ed elevarsi dal rango di miserabile.
Nonostante le varie divagazioni di cui Hugo non ci ha privato, anzi…do a questo libro 10/10, perchè, se è vero che queste appesantiscono molto la lettura di queste pagine, mettendo, spesso, a dura prova la pazienza del lettore, è anche indiscutibile che esse mettano in evidenza la cultura immensa di quest’autore e la profonda conoscenza della storia e della politica della propria nazione.

La Storia

Mentre la Seconda Guerra Mondiale è in pieno svolgimento, la vita di Iduzza Ramundo subisce un improvviso cambiamento a causa della violenza subita da un giovane soldato tedesco e della conseguente gravidanza. Iduzza è vedova e madre di Ninnuzzu, ragazzino spontaneo e ribelle, e non può confessare la verità per non essere travolta dallo scandalo. Ella, quindi, porta avanti la gravidanza segretamente, così come segretamente mantiene nel suo cuore un’altra verità paurosa, cioè la sua origine ebrea.

Iduzza mette al mondo un altro maschietto, il protagonista di questo meraviglioso libro, capolavoro della letteratura italiana.

Al bambino viene imposto il nome di Giuseppe, ma, a causa della difficoltà di pronunciare il proprio nome, sarà chiamato da tutti Useppe.

Useppe è un bambino solitario, estremamente allegro e particolarmente affezionato al fratello che lui chiama Ino.

La vita di questa famiglia procede con molta difficoltà, come quella di tutti in periodo di guerra, finchè un nuovo stravolgimento complica ulteriormente la situazione: uno dei primi bombardamenti di Roma distrugge la casa dei Ramundo.

Per fortuna tutti i membri della famiglia sono salvi, tranne il fedele cane Blitz ed è con commozione che leggiamo le pagine in cui il piccolo Useppe invoca invano il suo nome “Biiiiiii! Biiiiiiiiiii!”.

A questo punto la storia si sposta in un grande casermone delle campagne romane, dove gli sfollati trovano rifugio. Nuovi personaggi si affacciano nella storia e nella vita di Iduzza e Useppe, mentre Ninnuzzo diventa partigiano e si nasconde tra le montagne e riappare ogni tanto strappando al piccolo Useppe le sue urla di gioia: “Ino! Ino!.

All’interno del casermone Useppe cresce ed è amato da tutti, poi un nuovo trasferimento presso una stanza in affitto.

Intanto la guerra è finita, ma tutti i personaggi ne sono stati travolti e segnati per sempre.

Ida riprende il suo lavoro di maestra e riesce ad affittare un appartamento in cui ricostituire il nucleo familiare.

Ma il destino, ancora una volta, si abbatte inevitabile sulla famiglia: prima la morte di Ninnuzzu e poi le crisi epilettiche di Useppe. Ida comincia ad invecchiare precocemente e il destino di tutti i protagonisti pian piano si compie….mentre la Storia continua.

COSA NE PENSO IO:

Un libro impossibile da commentare, se non con un’unica parola: CAPOLAVORO.
Indimenticabili tutti i protagonisti, ma in particolar modo il piccolo Useppe. Riuscivo ad immaginarlo mentre urlava di felicità: “Ino! Ino!” o mentre passeggiava tra le strade di Roma in compagnia del cane pastore, Bella.
Ritratti indimenticabili anche quelli degli animali che hanno popolato il racconto: Blitz, Peppiniello e Peppiniella, la gatta Rossella e la protettiva Bella.
Peccato solo che l’autrice abbia riservato a tutti i personaggi il ruolo dei vinti.

VALUTAZIONE: 10/10

Zio Vanja

I fatti di questa breve opera teatrale si svolgono tra le mura della residenza di campagna del professor Serebrijakov.

Egli è giunto da poco dalla città insieme alla giovanissima seconda moglie, sconvolgendo la regolarità della vita di campagna…e non solo!

La giovane padrona di casa è riuscita a sconvolgere i cuori di ben due persone: lo zio Vanja, cognato del professore ed amministratore da tanti anni della tenuta, e il dottor Astrov.

Sonja, invece, figlia di primo letto del professore, si strugge d’amore per il dottore.

I sentimenti sono, pertanto, parecchio complessi ed ingarbugliati, anche perchè, sia zio Vanja che il dottore non sono più giovanissimi e credono di aver sprecato la loro vita privandosi da sempre di un grande sentimento come lo è l’amore. Vedono entrambi nella giovane seconda moglie del professore la loro unica possibilità e non vorrebbero sprecarla.

I fatti precipitano quando il professore annuncia di voler vendere la tenuta a causa delle poco agiate condizioni economiche. Zio vanja è furibondo, si sente sfruttato da anni e prova ad uccidere il cognato.

La coppia di sposi è costretta ad abbandonare repentinamente la tenuta.

COSA NE PENSO IO:

Un brillante piccolo testo teatrale che dimostra come l’elemento estraneo rompa tutti gli equilibri e sfiori quasi la tragedia.

VALUTAZIONE: 9/10

Bartleby, lo scrivano

La voce narrante di questo racconto di Melville è un legale di New York, il quale, per il proprio lavoro, si serve di tre copisti abbastanza particolari.

Quando il lavoro si fa più impegnativo, egli mette un annuncio sul giornale per assumere un altro copista. Ed è a questo punto che compare sulla scena Bartleby, uomo silenzioso, ma dedito al lavoro.

I giorni trascorrono senza imprevisti né scossoni, finché il legale non chiede a Bartleby di rileggere, per effettuare i dovuti controlli di copiatura, uno dei tanti documenti stilati dallo stesso copista. Incredibilmente arriva la risposta più curiosa: “Preferirei di no!”.

Tale risposta è pronunciata dall’uomo, ogni qualvolta gli si chiede qualcosa che vada oltre il lavoro di copiatura. Il legale, sbalordito, comincia ad osservare attentamente il proprio dipendente e scopre che egli non parla con nessuno e che non lascia mai l’ufficio. Avendo capito che si tratta di un uomo solo, decide comunque di tenerlo al proprio servizio.

Ma la situazione è destinata a peggiorare, i “Preferirei di no!” diventano sempre più frequenti, fino a che egli rifiuta persino di eseguire il suo monotono lavoro, rimanendo tutto il giorno in piedi davanti alla finestra dell’ufficio.

Il legale non sa come liberarsi di Bartleby e capisce che l’unica soluzione è cambiare sede e lasciare Bartleby in quell’angusta stanzetta.

Ma non riuscirà a liberarsi del “problema” pratico e di coscienza, fino al tragico epilogo finale.

COSA NE PENSO IO:

Ammetto che temevo un po’ la lettura di questo racconto lungo, in quanto mi sono “scontrata” precedentemente con il mostro sacro di Melville ed ho miseramente fallito l’impresa abbandonando la lettura molto presto.
Ma quest’opera mi è piaciuta. All’inizio l’ho trovata molto divertente e il personaggio mi trasmetteva, oltre che simpatia, molta curiosità. E chissà che epilogo imprevedibile mi aspettassi!
Invece alla fine c’è una deviazione repentina verso la tragicità, la quale porta a provare ancora più empatia nei confronti di questo strambo personaggio perennemente legato ai suoi “Preferirei di no!”.
Divertenti anche le figure degli altri 3 copisti, tratteggiate perfettamente con estrema ironia.

VALUTAZIONE: 10/10

Porte aperte

La storia narrata dal mio conterraneo, Leonardo Sciascia, si svolge nella Sicilia degli anni ’30, quando il fascismo impera con le sue ideologie assurde e la violenza.

Il protagonista di questa storia è il “piccolo giudice”, il quale deve presiedere un processo in cui l’imputato è accusato di triplice omicidio. Ma il problema non è che l’imputato abbia ucciso 3 persone, tra cui un esponente fascista! E’ ovvio che sarà condannato, ma dall’alto arriva l’ordine perentorio e poco mascherato di condannare l’imputato alla pena di morte.

In fondo è il periodo in cui è possibile vivere con le “porte aperte”, in cui l’ordine regna rigido e sovrano. L’applicazione della pena di morte non farà altro che confermare questi principi!

Ma “il piccolo giudice” non si lascia influenzare, a costo di rovinarsi la carriera in modo consapevole, non può andare contro ai propri principi e sarà in grado con i soli argomenti giuridici di contribuire ad emettere una sentenza giusta.

Ma servirà tutto questo? All’imputato certamente no, ma il giudice potrà vantare una coscienza pulita, seppur contaminata dalla paura.

COSA NE PENSO IO:

Come al solito, Sciascia racconta la sua Sicilia senza veli, ma lo stile narrativo che ha scelto è un po’ ostico e rende la lettura un po’ pesante.

Pertanto, pur apprezzando sempre l’autore ed anche la storia nel suo complesso, non posso dire di essere rimasta particolarmente folgorata.

VALUTAZIONE: 7/10

L’Abbazia di Northanger

Catherine è una giovane ingenua e di sani principi e vive nelle campagne inglesi in modo semplice. Invitata dai vicini a trascorrere un periodo a Bath, Catherine fa nuove conoscenze: da un lato Mrs Thorpe e le sue figlie in cerca di marito, volubili e per niente sincere, che passano da un ballo all’altro alla ricerca del migliore partito, e dall’altro la famiglia Tilney, ricchi aristocratici abitanti dell’Abbazia di Northanger.

Catherine è subito affascinata da Henry Tilney e si lega alla sorella di lui, timida, solitaria e giovanissima. Grazie a questo legame e ad un malinteso da parte dei Tilney sulla ricchezza della ragazza, Catherine viene invitata all’Abbazia di Northanger, un luogo decisamente suggestivo per chi, come lei, ama la lettura dei gotici.

Catherine si farà suggestionare dall’atmosfera del posto e dai comportamenti del vecchio Mr. Tilney, ma continuerà a mostrare, non troppo velatamente, l’interesse per il giovane Herry.

Dopo qualche fraintendimento, naturalmente, trionfa l’amore.

COSA NE PENSO IO:

Seppur i temi siano gli stessi affrontati negli altri romanzi della Austen, questa storia ha un qualcosa in più che mi ha decisamente conquistata. Catherine non è la solita eroina che si lascia influenzare da tutti, si rende conto da sola di quale sia il valore delle persone che la circondano e sa capire chi evitare e chi meno. E poi, come trascurare il fatto che mostra palesemente il suo interesse per un uomo?! Decisamente inusuale per i tempi in cui il romanzo è stato scritto ed ambientato!

Tra i romanzi della Austen, che ho finora letto, questo si piazza saldamente al secondo posto, dopo l’ineguagliabile “Emma”, nella mia personalissima classifica di gradimento.

VALUTAZIONE: 10/10

Il castello di Otranto

Manfredi è l’attuale principe della signoria di Otranto, sulla quale grava una strana profezia: Il castello e la signoria d’Otranto sarebbero venuti a mancare all’attuale famiglia, quando l’autentico possessore fosse diventato troppo grande per abitarvi.

Manfredi crede che l’avanzare della sua età sia un grave pregiudizio per i suoi possedimenti e così aspetta con ansia il giorno del matrimonio dell’unico figlio maschio per assicurare un principe giovane a Otranto ed evitare che la profezia si avveri.

Ma non si può lottare contro una profezia…

Corrado, il figlio di Manfredi, muore a seguito di un incidente inspiegabile e non ci sono più giovani eredi che possano prendere il suo posto. Così il principe si fa prendere dal panico: deve assolutamente trovare una soluzione! Decide, quindi, di ripudiare la moglie e di sposare la promessa sposa del figlio, così da potersi assicurare al più presto un erede maschio. La giovane promessa sposa, sconvolta, fugge dal castello trovando rifugio tra le mura del vicino monastero e la protezione di Padre Girolamo.

A questo punto, al castello, si scatena una spasmodica ricerca della giovane donna che culmina con l’arrivo del padre naturale e in una serie di eventi che conducono alla scoperta della verità sul legittimo erede al principato…

COSA NE PENSO IO:

Il castello di Otranto è il primo romanzo gotico della storia e, forse per questo, un po’ troppo ingarbugliato nella trama ed eccessivamente “magico”.

Non mi ha conquistata per niente.

VALUTAZIONE: 4/10

Il velo dipinto

Kitty è una ragazzina frivola cresciuta in una famiglia in cui non c’è spazio per i sentimenti e in una società in cui l’unico obiettivo a cui le donne possano ambire è quello di trovare un marito.

La giovane e immatura Kitty decide quindi di sposare il dottor Walter Fane e di seguirlo ad Hong Kong, protettorato inglese, dove egli dovrà svolgere il proprio lavoro di batteriologo.

Il matrimonio non è certo stato un matrimonio d’amore per Kitty, la quale si fa conquistare molto presto da Charles Townsend con il quale intrattiene per diverso tempo una relazione all’insaputa del marito.

Un giorno, però, la relazione viene scoperta e l’implacabile dottor Fane dà un ultimatum alla moglie: deve scegliere tra Charles e lui. Ma scegliere il marito significherebbe seguirlo in una zona all’interno del paese dove è scoppiata una epidemia di colera e dove egli dovrà esercitare la sua professione per tentare di arginare l’epidemia e salvare i malati.

Kitty è terrorizzata dall’idea di trasferirsi in mezzo ad una zona in cui le persone muoiono come mosche e decide di scegliere il suo amante. Ma Townsend non è della stessa opinione. Kitty, umiliata e delusa, non può che intraprendere questo viaggio verso l’ignoto insieme ad un marito che odia e che la odia.

Il periodo che segue è terribile, Kitty si sente sola, sconfitta e tradita. Non cerca di tutelare la propria salute, anzi non prende alcuna precauzione per scampare al contagio e si offre di aiutare delle religiose che operano nel luogo, pur di sfuggire alla prigionia da cui si sente avvinta. In qualunque modo possibile!

Incredibilmente quel luogo riesce a farla maturare e a farle trovare un minimo di equilibrio e serenità. Ma, quando scopre di essere incinta torna ancora a turbarla l’incertezza sul proprio destino. E poi anche Walter si ammala…

COSA NE PENSO IO:

Una storia molto bella e coinvolgente in cui le incomprensioni, l’indifferenza e la solitudine arrivano al culmine per poi trasformare i sentimenti, i comportamenti e l’essenza stessa della protagonista.

Non è una storia lieta, ma è estremamente coinvolgente e, alla fine, anche commovente. Oppure sono io che ultimamente mi commuovo troppo spesso? Chissà!

Comunque è un libro consigliatissimo!

VALUTAZIONE: 10/10

Fahrenheit 451

fahrenheitGuy Montague è un pompiere, ma il suo compito non è quello di spegnere gli incendi, bensì di appiccarli per distruggere i libri in circolazione. Sì, Guy non è un uomo del presente, ma un uomo del futuro che vive all’interno di una società interamente controllata da un Governo che vuole impedire l’esistenza di menti pensanti. Ed allora la cosa principale da fare è quella di eliminare i libri e bombardare la mente dei cittadini con frivolezze d’ogni genere, trasformandoli in una sorta di robot senza idee e sentimenti.

Guy è orgoglioso del proprio lavoro e lo compie con dedizione e passione. Ma l’incontro con una giovanissima vicina, Clarisse, gli fa capire che la propria esistenza è cupa ed infelice. Ed è proprio in piena crisi che Guy commette l’errore più grande: leggere qualche pagina di uno dei libri che dovrebbe eliminare. Da quel momento egli comincia a sottrarli da una sorte terribile e a sperare in un ritorno al passato, una società dove c’era libertà di espressione e dove i pompieri non si occupavano di appiccare incendi, ma di spegnerli per salvare vite e oggetti.

Ma purtroppo viene scoperto e comincia un inseguimento trasmesso in diretta tv per dimostrare quanto sia inutile e pericoloso ribellarsi alle leggi che regolano la società. Ma Guy non si lascia accalappiare così facilmente ed è quindi compito del Governo rattoppare in qualche modo la falla…

COSA NE PENSO IO:

Sicuramente geniale nel trattare un tema importante come la libertà d’espressione e di pensiero e fondamentalmente non lontanissimo dalla società attuale in cui i media ci rimbambiscono di informazioni inutili e ci trattengono davanti allo schermo molte ore della giornata.

Per quanto mi sia piaciuto, questo tipo di libri non è il mio preferito poichè mi trasmette sempre una sensazione claustrofobica e sono almeno contenta che la fine sia aperta alla speranza.

VALUTAZIONE: 9/10