I miserabili

Chiudiamo l’anno in bellezza

Ricchissima di personaggi buoni e cattivi quest’opera immensa, da tutti i punti di vista, di Hugo!
Si inizia facendo la conoscenza di Monsignor Bienvenu, vescovo di Digne, uomo di religione, assolutamente onesto e retto che si nutre di meditazione e regala tutto ai poveri.
I destini di Monsignor Bienvenu e del giovane ergastolano Jean Valjean si incrociano improvvisamente e così profondamente, da lasciare un segno indelebile nell’anima del ragazzo così sconvolto dalla povertà, dai dolori e dagli affanni.
Assistiamo, quindi, alla trasformazione di Jean che, da peccatore, diventa simbolo di onestà e di bontà. Ed è a questo punto che c’è un altro incrocio di destini, quello di Jean Valjean, sotto le mentite spoglie del sindaco Madeleine, e della giovane ed ingenua Fantine.
Fantine ha alle spalle una storia tristissima fatta di rinunce, di umiliazioni e sofferenze. Madeleine diventa il suo protettore e le promette di riportarle la figlioletta Cosette, affidata ai terribili locandieri Thernadier. Ma, spesso, il destino si accanisce contro i miserabili e Madeleine non può mantenere la promessa prima che la donna esali l’ultimo respiro. Deve, infatti, fare i conti con la propria coscienza durante una lunghissima notte.
Ma le promesse sono promesse, anche se non è possibile mantenerle subito, ma a distanza di anni.
Ed è la prima cosa a cui l’uomo si dedica dopo una rocambolesca evasione. Si reca alla locanda e recupera la piccola Cosette, facendola tornare alla vita dopo anni di soprusi e privazioni. Ma deve rimanere nascosto, isolato dal mondo per anni ed anni.
Adesso Cosette è una graziosa signorina, non può rimanere nascosta in un convento, deve conoscere la vita e l’amore. Ed ecco apparire all’orizzonte l’orgoglioso Marius Pontmercy!
La storia d’amore, nata nel segreto di un giardino, è complicata, ostacolata dagli eventi e dagli uomini, ma è destinata ad essere coronata dal matrimonio.
Ed è qui che Valjean, sempre generoso, mette da parte l’egoismo e rinuncia all’unico affetto mai avuto in vita sua! Ma come si fa a risanare un cuore irrimediabilmente spezzato?!
Personaggi indimenticabili popolano questa storia nata dalla penna di Hugo! Impossibile dimenticarli ed impossibile dimenticare le pagine dedicate ai tormenti interiori di Jean, ai sacrifici compiuti affinchè la piccola Cosette potesse raggiungere la felicità ed elevarsi dal rango di miserabile.
Nonostante le varie divagazioni di cui Hugo non ci ha privato, anzi…do a questo libro 10/10, perchè, se è vero che queste appesantiscono molto la lettura di queste pagine, mettendo, spesso, a dura prova la pazienza del lettore, è anche indiscutibile che esse mettano in evidenza la cultura immensa di quest’autore e la profonda conoscenza della storia e della politica della propria nazione.

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La via del tabacco

In questo libro l’autore ci narra le vicende dei Lester, famiglia poverissima della Georgia che vive lungo quella che anni prima era una fiorente via del tabacco.
In origine la famiglia Lester era parecchio benestante, ma in due sole generazioni le ricchezze sono evaporate. Adesso Jeeter e la famiglia non hanno nemmeno i soldi per procurarsi il cibo. La terra in cui vivono è sabbiosa e non particolarmente adatta per piantare e far crescere il cotone, la casa è costituita da tavole di legno marce e dal tetto penetra acqua quando piove, la macchina è solo un ammasso di lamiera arrugginita e non è più utilizzabile per recarsi in città a vendere il legno della quercia di cui è ricco il boschetto circostante.
In casa Lester, oltre al capofamiglia Jeeter, vivono la moglie malata, la madre di Jeeter e due dei 17 figli nati tra quelle mura: Ellie May, dal labbro leporino che fa orrore agli uomini, e il giovane Dude, appassionato di automobili.
Tutti gli altri sono fuggiti facendo perdere le loro tracce; tutti presumibilmente lavorano nelle filande che abbondano nel territorio circostante.
Jeeter non vuole assolutamente lasciare la sua terra perchè crede che Dio lo abbia sistemato in campagna e che quello sia il proprio posto, ma nello stesso tempo aspetta che sia proprio Dio a permettergli di coltivare il terreno e che gli procuri, chissà come, semi e concimi.
Ma fondamentalmente Jeeter è un peccatore, indolente e anaffettivo. Ed è proprio questa mancanza di affetti e di legami e questo senso di declino inevitabile che pervadono tutto il romanzo, fino al tragico epilogo.

COSA NE PENSO IO:

Devo ammettere che non conoscevo l’autore, ma che si è rivelato una bella scoperta, tanto da indurmi ad approfondirne la conoscenza letteraria in futuro. Senz’altro!

VALUTAZIONE: 9/10