Trilogia della città di K

cittakLa trilogia, pubblicata in un unico volume, si compone (ovviamente) di tre parti: Il grande quaderno, La prova e La grande menzogna.

L’ambientazione è una città dell’est, presumibilmente ungherese come l’autrice, nella quale è in corso una guerra. A causa di quest’ultima, una madre accompagna i suoi gemelli in campagna a casa della nonna affinché lì stiano più al sicuro. La nonna, però, si rivela una donna arida, crudele e avara e in paese si mormora che abbia avvelenato il marito; i gemelli si guadagnano il vitto lavorando duramente nei campi, ma diventano insensibili al dolore.

Nella prima parte della trilogia sono proprio loro che descrivono la vita trascorsa durante la guerra, non risparmiandoci particolari macabri al limite dell’irrealtà, e pongono l’attenzione sul loro legame intenso.

Ma è proprio quando si separano che comincia la seconda parte. Lucas rimane in paese e accoglie in casa una giovane donna e il figlio nato deforme e frutto di un incesto; di Klaus per il momento non sappiamo più niente, solo che è riuscito ad attraversare incolume una frontiera minata. Lucas vivrà per molto tempo nella casa della nonna, ma poi si trasferirà in città dove ha comprato una libreria e dove vivrà una relazione con Clara e un’amicizia con un gerarca del partito politico che guida il paese.

Questa parte si conclude con il suicidio del bambino e il dolore intenso di Lucas per questa perdita. Inizia quindi l’ultimo capitolo della trilogia con l’arrivo in città di Klaus, dopo anni di assenza.

Sarà grazie alla sua voce narrante che  scopriremo un bel po’ di cose….

COSA NE PENSO IO:

Questo è un libro che affascina! Non si può non aver fretta di arrivare alla fine per capirne di più!

La cosa che più colpisce è la prima parte, dove non ci sono nomi – non sappiamo nemmeno quello dei gemelli-, ma questo non ci impedisce di seguire con tranquillità e senza problema alcuno il dipanarsi della vicenda.

Per non parlare dell’idea di base che unisce le tre parti di questa storia, secondo il mio modesto parere è un’idea, a dir poco, geniale.

A parte qualche brano, non posso che essere entusiasta di questa lettura.

VALUTAZIONE: 9/10

 

Mansfield Park

parkNella Gran Bretagna del 19° secolo, esattamente a Mansfield Park, vive la ricca famiglia Bertam.

Lady Maria Bertram ha due sorelle, Mrs Norris e Mrs Price. La prima è una donna benestante, ma avara e superba; la seconda è andata in sposa a un uomo di umili origini e dal brutto carattere, da cui ha avuto molti figli. A causa del numero così alto dei membri della famiglia e delle condizioni disagiate in cui vivono, i ricchi zii di Mansfield Park accolgono nella loro casa una delle bambine, Fanny.

Fanny cresce, quindi, in un ambiente ricco e tra gli agi, ma nessuno, la zia Norris in modo particolare, le permette di dimenticare che è stata accolta in quella casa per la magnanimità dei parenti e che non sarà mai allo stesso livello dei cugini Bertram. La ragazza cresce sottomessa, ma ha un buon carattere e non sa covare né odio, né rancore.

L’unico che si mostra davvero generoso con la cugina è Edmund, figlio cadetto di casa Bertram, presto destinato alla vita religiosa.

La vita a Mansfield Park scorre serena fino all’arrivo dei fratelli Crawford, Mary ed Henry.

Mary punta al cuore, ops! volevo dire alle ricchezze, di Edmund, mentre Henry affascina le due giovani sorelle, per poi scegliere Fanny.

Ma Fanny è una creatura pura e non ha intenzione di legare il suo destino a chi non è sincero. E poi nel suo cuore c’è già Edmund…

Dopo un breve ritorno presso la sua famiglia d’origine, Fanny si rende conto che la sua casa è ormai Mansfield Park. E’ lì che è cresciuta e, sebbene si consideri inferiore ai cugini, considera la dimora dei Bertam la sua casa, quella dove vuole continuare a vivere.

Uno scandalo familiare l’aiuterà a ritornare. Ma stavolta sarà diverso; anche i Bertram si sono resi conto del valore della ragazza e del fatto che ormai faccia, a pieno titolo, parte della famiglia.

Il lieto fine è assicurato…

COSA NE PENSO IO:

Dopo un inizio un po’ difficile, in quanto non riuscivo a familiarizzare con i personaggi di questo libro, la storia mi ha presa molto.

Ho trovato molto divertente la parte in cui si cerca di organizzare un’opera teatrale a Mansfield Park e l’insuccesso dovuto al ritorno improvviso del capofamiglia, uomo rigido, fedele ai principi morali e desideroso di non suscitare scandalo in società.

Mi è piaciuta molto anche la trasformazione caratteriale di quest’ultimo; alla fine non era poi così rigido e insensibile, anzi…

Ho odiato profondamente Mrs Norris e la sua superbia e mi ha urtata non poco la quasi perfezione di Fanny. Il quasi ci sta d’obbligo, poichè anche lei non è priva di difetti e dimostra un po’ di altezzosità quando si vergogna della sua famiglia d’origine.

Un po’ troppo melenso il finale per i miei gusti, ma, quando l’autore o l’autrice ti fanno provare così tanta empatia nei confronti di personaggi mai esistiti, non può che definirsi un libro ottimo.

Anche se…continuo a preferire il caratteraccio di Emma 😉

VALUTAZIONE: 9,5/10

 

Il diario di Bridget Jones

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Bridget è una ragazza inglese in cerca dell’amore eterno, quello che descrivono le fiabe o i film ultra romantici. Ma il suo aspetto fisico, il non sentirsi affatto bella, un po’ di sovrappeso, la sua goffaggine e l’invadenza del parentado nella sua situazione sentimentale, rendono Bridget molto insicura.

In un momento di impulsività e di intraprendenza, inizia uno scambio di mail con il suo capo, del quale è decisamente invaghita, e, per qualche momento, pensa di aver trovato quello che stava cercando. Ma così non è. Il giovane si rivela presto per quello che è, cioè uno sbruffone in cerca di divertimento.

Intanto Bridget è travolta anche dai problemi di coppia dei genitori e dall’unione della madre con un truffatore. Ma, come ci si aspetta dal genere chick-lit, sarà proprio tra le conoscenze della famiglia che Bridget troverà l’amore con la A maiuscola.

COSA NE PENSO IO:

Ovviamente non posso che definirla una lettura leggera, anche perchè le situazioni che fanno da contorno alla protagonista, sono al limite dell’improbabilità…

Carino! Da leggere quando si vuole “evadere” dai brutti pensieri.

VALUTAZIONE: 4/10

 

Carol

carolTherese è una giovane scenografa che si accompagna a un giovane pittore, vive in un ridotto appartamento di New York e lavora nel reparto giocattoli di un famoso grande magazzino. Quando conosciamo Therese, il grande magazzino è invaso da una folla di clienti di tutti i ceti sociali, poichè siamo nel periodo natalizio e bisogna affrettarsi nell’acquisto dei giocattoli per i propri figli.

E’ proprio nel reparto in cui lavora che Therese nota un’elegante cliente, avvolta e protetta da una costosa pelliccia. La giovane rimane molto colpita dalla donna e, per un impulso incontrollabile, decide di inviarle un biglietto d’auguri.

Inizia così un rapporto che, per molto tempo, rimane in bilico tra amicizia e amore.

Carol è una donna adulta, con una figlia e che sta affrontando la separazione dal marito. Per colmare i mesi in cui la figlia vivrà insieme al padre, decide di intraprendere un viaggio in macchina insieme a Therese, che le porterà lontane da New York e dalle persone che normalmente frequentano e che le aiuterà a rinforzare il loro legame.

Ma ben presto la realtà torna all’assalto in modo prepotente… Questo legame sarà in grado di resistere alle vicende personali e ai giudizi altrui? O è destinato a rimanere nascosto agli sguardi accusatori dei “perbenisti”?

COSA NE PENSO IO:

La storia di Carol e Therese è ambiantata a New York in tempi in cui parlare di apertamente di omosessualità era impensabile, quindi, per l’epoca in cui è stato concepito, risulta molto moderno.

L’autrice riesce a mettere in evidenza quanto l’omosessualità rappresentasse un problema da nascondere, prima a sé stessi, e poi anche agli occhi del mondo.

Il libro è scritto bene, e questo è innegabile.

La storia coinvolge, e anche questo è innegabile.

Ma, come al solito, è la fine che poco mi convince.

E’ vero che l’amore trionfa e supera tutti gli ostacoli e i dubbi, ma perchè questo sovraccarico di scene strappalacrime? Mi sembra che si sia guastato quel perfetto equilibrio di emozioni che aveva caratterizzato tutto il racconto.

VALUTAZIONE: 7/10

La monaca

monacaAgata Padellani è una delle giovanissime figlie del maresciallo Peppino Padellani di Opiri, il quale ha servito fedelmente il re delle due Sicilie. Agata è innamorata, ma la famiglia di lui contrasta il legame tra i giovani, i quali, pur costretti a incontri fugaci e segreti, sono convinti di riuscire a realizzare il loro progetto matrimoniale. Ma la morte improvvisa del maresciallo Padellani cambia tutto.

La famiglia di Agata, nonostante il titolo nobiliare e la lunga carriera al servizio del re, è ormai povera e non c’è altra soluzione che imbarcarsi per Napoli.

La nuova vita di Agata sarà tormentata dall’imposizione della madre: Agata deve diventare monaca di clausura; non esiste possibilità di raggranellare una dote adeguata per il matrimonio e tutta la famiglia è mal tollerata dai ricchi parenti napoletani.

Agata entra in convento e rimane sotto l’ala protettiva della zia badessa, ma si ribella contro questa imposizione. Non ha mai avuto la vocazione religiosa, ha sempre sognato una famiglia, dei figli…Chiusa in convento non può interessarsi alla situazione politica del paese, non può avere contatti con la famiglia e passa da momenti di inattività, ad altri in cui si impegna per riuscire a svolgere i propri compiti all’interno del convento.

L’unico legame esterno è con l’inglese James Garson, che le invia libri da leggere. Ma questi non fanno altro che accrescere l’inquietudine della ragazza e far nascere nel suo cuore nuovi sentimenti.

COSA NE PENSO IO:

Non è sicuramente un grande capolavoro della letteratura contemporanea, ma si legge volentieri.

Gli eventi della vita di Agata e della sua famiglia si mischiano a quelli storici del Risorgimento italiano. Sono sicuramente ben espressi i tormenti della giovane protagonista, che è costretta a reprimere i suoi sentimenti, i suoi sogni di libertà e i suoi interessi verso la politica, la letteratura e la musica.

Devo ammettere che non ho apprezzato per niente il finale così sdolcinato. L’autrice avrebbe potuto inventarsi qualcosa di meglio…

VALUTAZIONE: 6/10