Il mistero di Marie Roget

misteroMarie Roget è una fanciulla parigina di bell’aspetto che lavora in una profumeria. Un giorno scompare misteriosamente, mettendo in subbuglio famiglia e polizia, per poi ricomparire, altrettanto misteriosamente, dopo alcuni giorni di silenzio.

La polizia continua ad indagare, ma non riuscendo a venire a capo del mistero, ben presto l’abbandona senza troppi tentennamenti per dedicarsi a questioni più importanti.

Il problema è che la ragazza, dopo alcuni mesi, sparisce una seconda volta.

Ma stavolta dal fiume emerge il suo cadavere orribilmente mutilato. Monsieur Dupin ricostruirà l’accaduto attraverso la lettura minuziosa degli articoli di giornale che hanno riempito le pagine dei quotidiani per lungo periodo…

COSA NE PENSO IO:

Anche in questa breve storia E. A. Poe incuriosisce, e non poco, il lettore, inducendolo a seguire con trepidazione i suoi ragionamenti, per poi lasciare i puntini di sospensione.

Rispetto, però, a “I delitti della Rue Morgue“, ammetto di aver preferito questa storia che ha un filo conduttore e una sua logicità.

Non è che mi abbia granchè colpito, ma è sicuramente più che sufficiente.

VALUTAZIONE: 6,5/10

Dimmi il tuo segreto

segretoHannah e Mark sono una coppia appena sposata; entrambi sono inglesi, ma si sono conosciuti nella grande metropoli di New York dove hanno lavorato, una in campo pubblicitario, l’altro in ambito informatico.

Mark è un uomo di successo, in pochi anni la sua azienda ha raggiunto grandi successi, ma la sede di New York, a causa della crisi economica degli ultimi anni, si rivela troppo dispendiosa. La coppia decide, quindi di tornare in Inghilterra.

Quando comincia la narrazione, Hannah è alla ricerca di lavoro e Mark sta per tornare da New York dopo un viaggio d’affari. Hannah è all’aeroporto, ma attende invano.

Dov’è finito Mark? Ha perso l’aereo? E’ Hannah ad aver capito male l’ora e il giorno di arrivo? E perchè non risponde al cellulare? Gli sarà successo qualcosa?

E’ con queste domande in testa, che Hannah torna a casa sull’orlo di una crisi di panico. La nottata è lunga, ma finalmente il mattino successivo una telefonata del marito la tranquillizza: ha solo perso il cellulare, si trovava senza contatti telefonici in una zona isolata, ma deve trattenersi a New York ancora un paio di giorni per chiudere un accordo di lavoro di estrema importanza.

Ma è proprio così che stanno le cose? E allora perchè Hannah non riesce a trovare Mark nel solito albergo newyorkese? Perchè continua a chiamare in orari in cui sa benissimo che lei non potrà rispondere?

Un campanellino d’allarme comincia a risuonare nella testa di Hannah, la quale comincia a sospettare che sotto ci sia qualcosa. E allora comincia a frugare nei cassetti a far ricerche su google, scoprendo un castello di bugie.

Ma Mark non è affatto scomparso, torna a casa alla data stabilita e, all’attacco verbale della moglie, riesce a rispondere con tranquillità, raccontandole una vecchia storia di famiglia.

Tutto chiarito, quindi? Niente affatto! E’ da qui che riparte l’avvincente thriller…

COSA NE PENSO IO:

Avvincente davvero!

Un uomo che riesce a costruire negli anni un castello di bugie e a tessere una tela nella quale ha deciso di imprigionare per sempre una vittima predefinita e odiata dall’infanzia.

E poi una donna sincera, innamorata, ma caparbia e che non vuole, e non può, voltare la testa dall’altra parte.

Nonostante ad un certo punto si comprenda come andrà a finire nelle linee generali, c’è sempre qualche verità nascosta che viene alla luce…fino alla fine.

VALUTAZIONE: 8/10

La grande rapina al treno

rapinaNell’Inghilterra vittoriana, tra il 1854 e il 1855, un furto apparentemente inspiegabile, sconvolge la vita degli inglesi.

Su un treno della ferrovia inglese, allora in rapido sviluppo, l’oro destinato ai soldati in Crimea e chiuso in casseforti inaccessibili per quei tempi, scompare misteriosamente dallo scompartimento “blindato” e sotto gli occhi di una guardia. Arrivato il carico in Francia, infatti, le casseforti vengono aperte rivelando il contenuto inaspettato.

A quel punto, tutti i soggetti coinvolti, si attribuiscono la colpa l’un con l’altro, senza riuscire a venire a capo del bandolo di questa intricata matassa: com’è possibile che i lingotti d’oro caricati in Inghilterra e tenuti costantemente sotto sorveglianza, si siano trasformati in 5000 pallini per pistole?

La spiegazione c’è, ma sarà scoperta casualmente solo un paio d’anni dopo e con essa verranno alla luce anche il nome dell’organizzatore del piano e di tutti i suoi complici ed infine anche i vari dettagli organizzativi e i disguidi e ritardi che hanno ritardato e ostacolato il furto fino all’ultimo secondo.

COSA NE PENSO IO:

Intrigante.

Non mi vengono altri aggettivi che definiscano meglio questa sorta di ricostruzione storica del furto del secolo!

In alcuni punti mi ha fatto sorridere l’inventiva di Mr. Edward Pierce, apparentemente uomo di classe, ma decisamente un criminale incallito che riesce a prendersi gioco di un’intera nazione.

Un romanzo da leggere!

VALUTAZIONE: 8/10

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

vecchioQuesta vicenda narrata da Luis Sepulvéda è ambientata ai margini della foresta equatoriale. E’ lì, infatti, che vive il vecchio Josè Antonio Bolivàr, protagonista di questa storia.

Il vecchio ha alle spalle una lunga e travagliata storia personale: sposato in giovanissima età, lascia la sua terra natìa per dirigersi verso quella parte di foresta ormai disboscata per far posto all’uomo. Lì si stabilisce e lavora per un po’, poi la moglie muore e dopo aver rischiato lui stesso la vita, si unisce alla tribù che lo ha salvato e curato.

Dagli uomini della tribù impara a cacciare e a muoversi agilmente in mezzo alla fitta foresta tropicale. Ad un certo punto sente di appartenere alla tribù, ma non è così. Infatti dopo aver violato una delle consuetudini di questa popolazione “primitiva”, viene allontanato.

Ed è allora che ritorna nel paesino ai margini della foresta e, per puro caso, scopre di saper leggere e si appassiona agli struggenti romanzi d’amore che il dentista gli procura.

Ma un giorno cominciano ad essere ritrovati dei morti, assassinati da un tigrillo, animale selvatico che vive nell’intricata foresta. E comincia una lunga caccia….

COSA NE PENSO IO:

L’inizio di questo libro è decisamente accattivante, i personaggi sono uno più pittoresco dell’altro e il rapporto del vecchio con la lettura, il racconto del suo viaggio per andare alla ricerca del genere che più lo appassiona, il modo di leggere e rileggere le frasi per comprendere tutto pienamente, mi hanno conquistata.

Pertanto ho letto con passione fino ad un certo punto. Poi, infatti, la storia si tramuta in un libro d’avventura e, lo ammetto con franchezza, non ho affatto gradito il cambiamento repentino.

Io volevo saperne di più del vecchio e dei suoi libri!

VALUTAZIONE: 6,5/10

 

La Dogana del Vento

doganaLa storia ha inizio nel 1945, alla vigilia della Liberazione. Anzi, in parte l’Italia è già stata liberata dall’occupazione tedesca e gli americani stanno risalendo verso la Pianura Padana.

In quei giorni, in un piccolo paesino della campagna lombarda dove molte persone si sono rifugiate per sfuggire ai bombardamenti, si stabilisce un gruppo di militari cosacchi. Tra essi c’è Pjotr, che conosce abbastanza bene l’italiano ed è in grado di comunicare facilmente con la popolazione del luogo.

Pjotr fa amicizia con Guido, allora adolescente alle prese con le difficoltà dello studio. Anche la madre di Guido, dopo aver superato una certa diffidenza nei confronti dell’uomo, accetta che egli frequenti la sua casa.

Intanto gli americani si stanno avvicinando da sud e i partigiani continuano i loro sabotaggi nelle montagne. E giunge così il momento per i cosacchi di abbandonare il territorio lombardo, tentando una fuga verso la Svizzera. I partigiani hanno mediato e l’attraversamento del confine sembra già cosa fatta, ma, all’ultimo momento, i cosacchi rifiutano di risalire disarmati verso la Svizzera. Vengono pertanto abbandonati al loro destino.

Sono passati 30 anni, Guido è ormai un uomo e un articolo, letto su un quotidiano locale, riaccende la sua curiosità sulla sorte di Pjotr. E’ vero, nel ’45 si era sparsa la voce che i cosacchi fossero rimasti vittime di un agguato e lo stesso Guido ha rivisto su altri i pellicciotti dei cosacchi con fori di proiettili e tracce di sangue rappreso, ma in fondo ha sempre sperato che il suo amico fraterno potesse essersi in qualche modo salvato.

L’articolo parla di una donna che ha avuto una storia con uno di essi. Potrebbe trattarsi di Pjotr? Guido si attiva per verificare l’esattezza o l’infondatezza della sua tesi….

COSA NE PENSO IO:

Secondo me si tratta di una bella storia che riesce a mescolare passato e presente, fatti storici e personaggi nati dalla fantasia dell’autore.

E’ una storia realistica e ben scritta che cattura l’attenzione del lettore.

A parte il finale aperto, che in genere non mi piace, ma in questo caso, devo ammettere, che è perfetto, l’unica cosa che mi ha un po’ infastidita, perchè la giudico scontata, è il rapporto che Guido instaura con la sconosciuta.

VALUTAZIONE: 6,5/10

Tre uomini in barca

barcaCome suggerisce il titolo, tre inglesi, per distrarsi da una sorta di depressione, decidono di cambiare aria. Dopo qualche discussione sulla destinazione, i tre decidono di intraprendere una gita in barca sul Tamigi.

Capitolo dopo capitolo assistiamo alle avventure e disavventure di questi strambi ometti….

COSA NE PENSO IO:

Anche qui mi attirerò maledizioni e insulti, ma non capisco cosa ci sia di così divertente, da considerarlo il top dei romanzi umoristici.

Non c’è una trama, e questo lo trovo già fastidioso. Gli episodi che dovevano divertirmi mi hanno solo strappato un sorriso stiracchiato…E in più, ammetto, che ha avuto, su di me, una specie di effetto camomilla nelle mie serate insonni. Ho faticato parecchio ad arrivare alla fine, l’ho fatto solo perchè non mi piace lasciare i libri a metà.

Salvo solo il cane Montmorency. Una forza della natura!

Non credo che il genere umoristico sia adatto a me. Probabilmente non sono dotata del giusto British sense of humor !

VALUTAZIONE: 4/10

I delitti della Rue Morgue

rueSiamo nella Parigi ottocentesca. La voce narrante ci parla di un certo Monsieur Dupin e della sua abilità nel comprendere i piccoli dettagli e nello sfruttare la logica.

I due, per un certo periodo, convivono sotto lo stesso tetto; di giorno si dedicano agli studi e alla scrittura, di notte vanno in giro per i vicoli della capitale francese.

Una notte, durante questa convivenza, Parigi viene scossa da un barbaro duplice omicidio. I giornali raccontano di urla terribili che hanno spezzato il silenzio della notte e della morte di due donne, madre e figlia.

Molte persone sono state interrogate dalla polizia, ma non c’è alcun indizio che possa rivelare alla polizia l’identità dell’assassino. La polizia, quindi, brancola nel buio, anche perchè i testimoni raccontano di aver sentito due voci sconosciute senza riuscire a concordare sulla nazionalità di una di esse, e poi non sembrano esserci vie di fuga.

Monsieur Dupin affianca la polizia e, dopo un semplice sopralluogo nella casa del delitto, è in grado di svelare l’enigma…

COSA NE PENSO IO:

L’autore è senz’altro di tutto rispetto, ma questo giallino è un po’ scolorito.

Fino ad un certo punto si legge volentieri, si segue il ragionamento di Dupin, ci si incuriosisce e ci si affretta a leggere per scoprire l’identità di questo crudele assassino.

Ed è a quel punto che ti chiedi: “Non avrebbe, il famoso Edgar A. Poe, potuto escogitare qualcosa di più plausibile e scegliere un assassino meno improbabile?”

VALUTAZIONE: 4/10

La lupa

lupaLa lupa è il soprannome con il quale la signora Pina è conosciuta in paese. Nonostante sia madre di una ragazza ormai in età da marito, Pina è ancora una donna affascinate che fa innamorare chiunque.

Eppure lei è invaghita di un uomo soltanto, Nanni.

Tutti nel paese conoscono questa situazione e le chiacchiere e le allusioni viaggiano di bocca in bocca. Quando però Pina parla chiaramente a Nanni dei propri sentimenti, egli la rifiuta e umilia la donna chiedendo in sposa la figlia Mara. Ma, dopo aver concordato il matrimonio, Nanni cede alle lusinghe di Pina.

La scena si sposta in avanti di qualche anno; Nanni e Mara sono ormai sposi e genitori, ma Pina continua a frapporsi tra loro e questo confonde ed esaspera Nanni. Inesorabilmente ed inevitabilmente assistiamo al tragico epilogo….

COSA NE PENSO IO:

Questo è il secondo testo teatrale di Verga che leggo e l’ho trovato assolutamente esauriente nella sua brevità.

Una storia dal sapore antico, ma ancora tremendamente attuale.

Ma d’altro canto Verga difficilmente può deludere i suoi lettori!

VALUTAZIONE: 9/10

 

Povera piccina

piccinaBelle è nata in una piccola cittadina dell’Illinois. Lì ha vissuto con la madre, una delle donne più belle del luogo e la più apprezzata della casa di Madam Louise.

Belle è cresciuta sognando di diventare come Mammina, ma ben presto si accorge di essere attratta dal mondo dello spettacolo in tutte le sue forme. Lascia quindi l’Illinois per altre mete, luoghi in cui potrà avverare i propri sogni.

E qui comincia la grande avventura di Belle che, contando sul bell’aspetto e sulla dea bendata che fa in modo che lei si trovi nel posto giusto al momento giusto e che mette sulla sua strada (e glieli toglie anche) tutta una serie di mariti ricchi o vicini al mondo del cinema, diventerà famosissima.

Nonostante tutti i suoi sforzi, le favorevoli coincidenze e le sue convinzioni personali, Belle è destinata a rimanere un’attrice di serie B e a passare da momenti al top, caratterizzati da ricchezze e lustrini, a momenti di crisi improvvise. Ma chi o cosa può abbattere Belle? Naturalmente niente e nessuno.

COSA NE PENSO IO:

Tutta la storia gioca sul detto e non detto, sugli equivoci e rimane sospesa al limite tra realtà e parodia, strappando a noi lettori qualche sorriso.

Carino, ma niente di particolarmente rilevante.

VALUTAZIONE: 5/10

La breve favolosa vita di Oscar Wao

oscarQuando inizia la narrazione dal parte dell’autore, Junot Diaz, Oscar è un adolescente grasso originario della Repubblica Domenicana che, a causa del suo aspetto, viene isolato dai suoi coetanei. Vive, quindi, cercando costantemente di elemosinare un po’ d’affetto e d’attenzione, sognando di fare tutte quelle esperienze che sembrano essergli vietate, leggendo fumetti e dedicandosi ai giochi di ruolo.

Questa situazione non è certo destinata a cambiare, anche Oscar se ne rende conto, e questo lo porta verso una cupa depressione. L’unica persona con la quale Oscar si confida e che seriamente gli vuole bene cercando di scuoterlo e, nello stesso tempo di proteggerlo, è la sorella Lola, ragazza inquieta e in perenne conflitto con la madre.

Ma tutta la famiglia di Oscar è decisamente particolare, a cominciare da Belinda, madre di Oscar e Lola.

Belinda ha vissuto in piena dittatura esperienze tremende fatte di violenze e di tragedie, ma ha conservato un carattere forte e una tenacia senza pari.

Ma un giorno Oscar si innamora e ….

COSA NE PENSO IO:

Questo libro non mi ha convinta molto; mi aspettavo decisamente di più da un premio Pulitzer.

Intanto vorrei spiegato il titolo. Quando la vita di Oscar è stata meravigliosa? E’ stato un ragazzino vittima di bullismo, continuamente isolato e messo da parte da tutti come se fosse un appestato contagioso. E’ stato vittima di depressione, ha tentato il suicidio e, non credo di anticipare troppo, se scrivo che è stato barbaramente ucciso nella sua terra d’origine.

E’ vero: ha conosciuto l’amore, sempre che di quello si sia trattato, ma è durato talmente poco che definire per questo la sua vita favolosa, mi sembra un’eresia!

L’unica cosa che mi ha veramente colpita è stata la storia terribile di Belinda e della sua famiglia, sterminata durante il trentennio di dittatura di Trujillo. Questa parte è sicuramente istruttiva e ben fatta e mi ha permesso di imparare qualcosa sulla storia dominicana, che, ammetto la mia ignoranza, non conoscevo proprio, nonostante faccia parte di un periodo non molto lontano nel tempo.

Infine, ho trovato molto fastidiosa la scelta di mantenere in lingua originale parole, o anche intere espressioni, che sono lontanissime dall’italiano e, quindi, di difficile comprensione senza l’aiuto di note apposite.

VALUTAZIONE: 5/10