Cecità

cecitàIl semaforo di una città, di cui non si conosce il nome, è rosso. Le macchine sono tutte in attesa del verde per ripartire e proseguire il loro percorso, ma allo scattare della luce verde, la macchina in prima posizione non riparte e un gruppo di persone si avvicina per capire cosa è successo all’automobilista che ha creato l’ingorgo. Quest’ultimo è incredulo al posto di guida: sta cercando egli stesso di capire perchè non veda più niente e tutto sia avvolto da una luce bianca accecante.

Da quel momento in poi la cecità dell’automobilista comincia a contagiare diverse persone, il Governo prende provvedimenti e organizza in quattro e quattr’otto una quarantena. Tutti i contagiati vengono rinchiusi in un’ala di una struttura abbandonata da tempo, e pertanto in precarie condizioni, e tutti quelli venuti a contatto con i ciechi vengono rinchiusi in un’altra ala della stessa struttura, in attesa di capirci qualcosa.

All’interno della struttura i ciechi dovranno cercare di adattarsi alla nuova realtà, orientandosi come meglio possono. Solo una donna, che per amore ha voluto seguire il marito, non è stata e non sarà mai contagiata.

Tutto procede con molte difficoltà, ma anche un gruppo di malvagi viene internato e dal quel momento in poi si scatenano, all’interno di quella sorta di carcere, gli istinti peggiori degli uomini. Noi lettori assisteremo ad atti di violenza di ogni genere, fino allo scoppio di un incendio.

Solo il gruppo guidato dall’unica donna vedente uscirà da quell’inferno e si avventurerà per le strade della città, per scoprire che tutti sono diventati ciechi, non esiste più un governo e che regna il caos.

COSA NE PENSO IO:

E’ il libro più angoscioso di tutti quelli che ho letto in tutta la mia vita, risulta più angosciante di quei testi che trattano dell’Olocausto e dei campi di sterminio tedeschi.

Tuttavia è un libro ben scritto e, il fatto che trasmetta così tanto al lettore è un punto a suo favore.

La storia è assolutamente intrigante, non si capisce cosa aspettarsi nel corso della lettura e la curiosità sull’epilogo va crescendo in modo esponenziale. Ma quando sono arrivata alla fine, devo ammettere di essere rimasta delusa: mi aspettavo una soluzione ingegnosa da parte dell’autore che non è arrivata. E questo fa scendere il voto…

VALUTAZIONE: 7/10

 

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Il barone rampante

baroneCosmo di Rondò era il primogenito di una nobile famiglia ligure del 18° secolo, i cui membri erano tutti abbastanza bizzarri.

Un giorno il suo spirito ribelle lo induce a lasciare gli agi della sua casa per trasferirsi a vivere sugli alberi.

Il fratello minore ci racconta per filo e per segno la nuova vita di Cosmo fino al momento della sua morte: le sue difficoltà di adattamento, i problemi di spostamento da un albero all’altro senza mai toccare terra, i suoi studi, le sue letture e il suo amore per Viola.

COSA NE PENSO IO:

Senz’altro si tratta di un testo curioso in cui il protagonista non intende uniformarsi alla massa e va contro corrente senza più voltarsi indietro. Ciò non gli evita di provare gioie e dolori, come tutti gli altri, ma gli fa anche osservare ciò che lo circonda da un punto di vista diverso, pur rinunciando, per principio, non solo alle comodità, ma soprattutto all’amore.

Gradevole la lettura, ma non mi ha conquistato più di tanto. Molto divertente in certi punti,un pochino ripetitivo in altri.

VALUTAZIONE: 6/10

La scomparsa di Patò

PatòIl ragionier Patò lavora presso la banca di Vigàta, ma è noto in paese per la sua partecipazione annuale alla rappresentazione del Venerdì Santo nei panni di Giuda.

E’ il Venerdì Santo del 1890 e il ragionier Patò scompare dietro le quinte del palco realizzato appositamente per la rappresentazione della Passione di Cristo. Da quel momento non si sa più niente di lui.

Dov’è finito il ragionier Patò? E’ scappato? E’ stato sequestrato? E’ stato ucciso? Vaga per il paese senza memoria?

« Giuda murì, Patò spirì , Spirì Patò, Cu l’ammazzò? Quantu patì E po’; pirchì Patò spirì? »

I reali Carabinieri e la forza di Pubblica Sicurezza indagano collaborando tra di loro, ma del ragionier Patò non c’è alcuna traccia.

Noi lettori seguiamo tutta la vicenda attraverso le lettere, le varie comunicazioni e i rapporti ufficiali che si inviano i responsabili dell’indagine e che questi inviano ai loro superiori. Non mancheranno a questa raccolta di missive nemmeno quelle inviate da onorevoli e noti politici del luogo, le quali conterranno suggerimenti o pressioni di ogni genere.

COSA NE PENSO IO:

E’ sicuramente il libro più divertente che abbia letto di Camilleri!

Questa forma narrativa conferisce alla storia una certa particolarità e si rivela spassosa.

Non c’è che dire! Più indietro andiamo nella lettura dei suoi libri, più Camilleri si rivela geniale.

VALUTAZIONE: 10/10

Zazie nel metrò

zazieZazie è una piccola francesina per niente adorabile, è antipatica, insolente e, a tratti, volgare.

Zazie viene affidata per qualche giorno allo zio, il quale abita a Parigi ed è un ballerino travestito che lavora di notte in un teatro parigino. La bambina, andando a Parigi, spera di viaggiare in metrò, ma il suo desiderio non può essere esaudito a causa di uno sciopero.

Per occupare il tempo, Zazie decide di lasciare di nascosto la casa dello zio e si immette nelle sconosciute strade parigine dove incontra varie persone, una più strampalata dell’altra.

COSA NE PENSO IO:

Ho letto varie recensioni su questo libro e ho notato che, o lo si ama, o lo si odia.

Ebbene, io sono tra quelli che lo odiano e che ha faticato, non poco, ad arrivare all’ultima pagina.

Sarà perchè non amo il surreale (e questo libro non si può che definirlo così), ma non mi sono “affezionata” proprio ad alcun personaggio. E’ odiosa la protagonista, mi sembra un po’ rimbambito lo zio, è piuttosto maniaco il signore che trova Zazie mentre vagabonda per le strade, per non parlare poi della madre che lascia la figlia nelle mani dello zio per stare tre giorni in pace con l’amante di turno…

Insomma, forse c’è troppa carne al fuoco…

Ho capito che l’autore ha costruito il tutto “a tavolino” per creare dei personaggi eccessivi di proposito, ma, niente: questo libro non mi ha conquistata nemmeno un po’.

VALUTAZIONE: 3/10

 

La casa Tellier

tellierE’ questa una raccolta dei racconti scritti dal francese Guy de Maupassant in cui egli descrive la Francia, i francesi e gli usi e costumi del suo tempo. E perchè no? Prende un po’ in giro l’ostentato perbenismo.

COSA NE PENSO IO:

C’è poco da commentare…Ognuno di essi è decisamente un piccolo gioiellino della letteratura.

Il racconto più divertente? Sicuramente “In famiglia” dove il protagonista deve confrontarsi con l’apparente morte della madre.

Il racconto più tenero? “Il babbo di Simon” in cui il piccolo, criticato e sbeffeggiato dagli altri bambini perchè senza padre, trova il suo padre adottivo in un uomo di buon cuore.

Il più brutto? Nessuno.

VALUTAZIONE: 10/10