In Africa

Nei giorni scorsi ho letto due brevi testi della stessa autrice etiope, Sabrina Avakian, operatrice umanitaria dell’ Onu.

 Donne cucite. Inchiesta sulle mutilazioni genitali femminili.

L’autrice, durante il suo lavoro, ha incontrato molte donne vittime dell’infibulazione, pratica barbara, ma profondamente radicata in Africa, che, secondo la tradizione, permette alla bambine di diventar donne degne di rispetto.
Assolutamente raccapricciante il racconto di queste donne che ricordano la loro esperienza: il momento dell’infibulazione all’età di 8 donne cuciteanni, il volto e gli attrezzi arrugginiti delle mammane, gli atroci dolori dell’intervento senza anestetico, per non parlare degli effetti che caratterizzano le loro vite per sempre. Effetti dolorosissimi dal punto di vista fisico, ma anche psicologico.
Il controsenso sta nel fatto che in Etiopia la pratica è ormai fuori legge, ma le autorità non fanno niente per combattere il fenomeno, anzi lo tollerano e, spesso, gli stessi militari si lasciano corrompere dalle mammane affinché facciano finta di non vedere.
L’aspetto più terribile è che siano le stesse madri e nonne ad affidare le bambine nelle mani delle mammane perchè siano mutilate senza pietà! Perchè è meglio vederle soffrire o morire a causa delle infezioni, piuttosto che correre il rischio che siano escluse dalla comunità o che vengano additate come donne impure!

Storie nascoste. Inchiesta sull’omosessualità in Africa.

storie nascosteQuesto testo testo affronta l’argomento “omosessualità” maschile e femminile in modo molto approfondito. L’autrice non si limita a dare voce alle giovani e ai giovani africani che ha incontrato personalmente, ma ci fornisce un’adeguata spiegazione sulle leggi dei vari stati del continente, sulle reazioni delle famiglie e della comunità. Ci parla di ripudi, incarcerazioni e addirittura lapidazioni…

Infine Sabrina Avakian conclude la sua inchiesta illustrandoci la situazione di tutti gli stati europei per permetterci di scoprire che l’Italia e la Grecia sono gli unici paesi a non avere una legislazione sulle unioni omosessuali.

COSA NE PENSO IO:

Sono due brevi testi che colpiscono, insegnano, commuovono…

VALUTAZIONE: 9/10

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L’abito di piume

abitoSi tratta di una breve storia che racconta le esperienze di Hotaru, giovanissima donna che, appena lasciata dal maturo amante, torna al paese d’origine. Lì riprende i contatti con le persone che hanno fatto parte della sua vita da bambina, ma incontra anche Mitsuro con il quale ha vissuto un’esperienza in un mondo e un tempo sospesi tra il reale e l’ultraterreno….

COSA NE PENSO IO:

Non avevo mai letto niente di quest’autrice giapponese e penso che prima o poi le concederò un’altra opportunità, visto che questa si è rivelata abbastanza fallimentare.
Nel post scriptum si legge:
“Non credo sia un romanzo strepitoso, il contenuto poi non è un granché…”
 E io non mi sogno nemmeno di contraddire le parole della stessa autrice!!!!
 😉
VALUTAZIONE: 4/10

Amok

ZweigAmok è una breve novella di Stefan Zweig che catapulta il lettore nel 1912 in India, dove, a quel tempo, sono state fondate colonie olandesi .
La novella si apre con la voce narrante che descrive un misterioso incidente verificatosi di notte al porto di Napoli, dove ha fatto scalo la nave sulla quale egli era imbarcato di ritorno dall’India.
Ed è proprio su questa nave che la voce narrante incontra un medico olandese, che ha svolto la sua professione per sette anni in India e adesso sta tornando in patria. L’uomo appare strano, turbato da qualcosa di molto importante che gli è accaduto in quella terra così lontana da casa e in cui ha vissuto quasi isolato per molto tempo.
E infatti è proprio così. L’uomo comincia a raccontare per una notte intera sotto la luce della luna….
Ma cosa vuol dire amok, questa parola che dà il titolo alla novella e che mi ha incuriosita molto? Lo spiega l’autore stesso nella nota di copertina: “Amok” è una parola malese che significa follia rabbiosa. Chi è in preda all’amok non si rende conto delle sue azioni poichè la sua mente è offuscata dalla rabbia insensata che non è paragonabile a nessuna intossicazione alcolica.
E, in certo qual modo, questo è quello che succede al medico olandese.
COSA NE PENSO IO:
Devo dire che questo breve libro mi è piaciuto molto. E’ scritto in modo superbo e risulta molto particolare: non conosciamo i nomi di nessuno dei personaggi, né dei luoghi esatti in cui si svolgono i fatti narrati.
L’atmosfera è un po’ cupa, ma si viene proiettati in un mondo antico dove salvare le apparenze è più importante che morire.
Davvero una bella prova narrativa!
VALUTAZIONE: 9/10

Di noi tre

noiMarco, Livio e Misia. Sono loro i protagonisti di questo libro di Andrea De Carlo.

Sono tre coetanei, tre amici le cui vite si intrecciano nell’arco di trent’anni tra Milano, Londra, Parigi e il Brasile.

L’autore descrive in questo romanzo l’amicizia complessa, ma comunque indistruttibile tra queste tre persone. Un’amicizia che diventa qualcosa di più: Livio è completamente infatuato (o forse innamorato) di Misia, ma, come in ogni triangolo che si rispetti, lei è innamorata di Marco.

Nonostante un fuggire continuo in giro per il mondo, i tre non si perderanno mai di vista e ognuno di essi avrà sempre un ruolo fondamentale nella vita degli altri due.

Tutti e tre vivranno le loro vite, le arricchiranno di viaggi, di matrimoni, di figli, di esperienze lavorative….ma alla fine si troveranno sempre e comunque.

COSA NE PENSO IO:

Questo libro non è male affatto. Intanto perchè adoro le storie che parlano di amicizie indistruttibili e poi perchè, in un totale di 509 pagine (che non sono poche), l’autore non mi ha mai annoiata con le sue descrizioni minuziose dei personaggi, delle loro storie e dei loro pensieri intimi.

E ci vuole grande abilità descrittiva e narrativa per far ciò! Anche perchè la storia, spesso, risulta ripetitiva.

E’ un ciclo che si ripete: Misia che irrompe nella vita dei due amici, in quella di Livio in particolare, sconvolge la routine e le sicurezze che quest’ultimo ha cercato di crearsi attorno, e fugge via.

Misia è un personaggio, a volte, odioso, ma sicuramente non banale, né noioso.

Livio è la voce narrante, sempre disponibile per i suoi amici, ma spesso apaticamente si lascia trascinare dagli eventi.

Marco è l’eterno bambino che fugge davanti alle proprie responsabilità e che va, sempre e comunque, controcorrente.

Nell’insieme lo considero un bel libro. Mi ha tenuto compagnia, piacevolmente, per un bel po’ durante le passeggiate con il mio cane e le file nelle sale d’attesa. Mi mancheranno Misia, Marco e Livio!

VALUTAZIONE: 8/10

Bianca come il latte, rossa come il sangue

biancaLeo è un sedicenne alle prese con i problemi tipici della sua età: la scuola, i rapporti d’amicizia, il rapporto con i genitori e l’amore.

Ha comunque una caratteristica particolare: attribuisce ai sentimenti un colore ben preciso. Ed ecco che, già dalle prime pagine, noi lettori scopriamo che per Leo il bianco vuol dire paura, mentre il rosso è uguale alla passione.

E rossi sono i capelli di Beatrice, coetanea di Leo che in realtà lui non conosce nemmeno, ma che egli considera  la donna perfetta, parte del sogno che vuole realizzare.

Ma ben presto Beatrice diventerà il simbolo di questi due colori. A causa della leucemia il suo sangue rosso, sarà destinato a diventare bianco.

Questa situazione costringerà Leo a crescere…

COSA NE PENSO IO:

Devo ammettere che mi è piaciuto molto, nonostante qualche pecca nella scrittura.

Leo è un bel personaggio, ricco di buoni sentimenti e di buone intenzioni. Nell’arco di pochi mesi subisce un profondo cambiamento, una grande maturazione pur continuando a rimanere semplice, sincero e vero.

Bellissimo il ruolo svolto in questa crescita dal Sognatore, prof di lettere e filosofia, e dal padre di Leo che sa essere presente, ma non ossessivo.

Certo, la storia è un po’ triste! Ma ci conduce verso tutta una serie di riflessioni sulla vita, l’amicizia e la morte.

VALUTAZIONE: 8/10