Open. La mia storia

Il titolo di questo libro è abbastanza chiaro; si tratta dell’autobiografia del grande tennista Andre Agassi, giunto all’apice del successo negli anni ’90.

Ma non è solo una cronaca degli innumerevoli eventi sportivi ai quali ha partecipato. Certo, c’è anche quello!

Ma soprattutto parla di Andre come persona.

Lo troviamo quindi bambino, alle prese con una macchina lancia palle costruita appositamente per lui dal padre. Assistiamo al rapporto conflittuale tra i due, agli ordini che il padre gli impartisce e che Andre deve eseguire senza fiatare.

Conosciamo un padre severo, a volte persino violento, che vuole organizzare le vite di tutti i membri della famiglia. E conosciamo anche la madre di Andre che non si oppone al marito, che ne accetta il carattere con una certa rassegnazione.

Poi scopriamo un Andre adolescente, mandato in un’accademia che lo alleni e lo faccia diventare tennista professionista. E questi sono gli anni delle ribellioni e del voler andare controcorrente a tutti i costi. Assistiamo quindi, alle prime vittorie e alle prime sconfitte in campo.

Veniamo inoltre a conoscenza dei suoi sentimenti nei confronti del tennis. Andre afferma più e più volte di odiare questo sport, ma il tennis è la sua vita, è l’unica cosa che sa fare e in cui si impegna per eccellere e diventare il numero uno al mondo. E ovviamente ci riesce, nonostante le cadute da cui è pronto a rialzarsi. Perchè Andre non è solo, ha accanto il suo staff, sua moglie e i suoi figli dai quali trae forza e volontà.

COSA NE PENSO IO:

L’autobiografia di Agassi è scritta in modo scorrevole, ma è lunghissima.
Mi ha interessata la parte “umana”, piuttosto che quella tecnico-tennistica di cui non capisco molto. Mi ha colpita il rapporto con il “gigante” Gill, che Andre considera il suo secondo padre, ma anche il rapporto di stima, fiducia e complicità che ha saputo instaurare con P.J.
E come dimenticare i tentativi di conquista di Steffi Graf!

Diventa tutto un po’ pesante per chi, come me, non sa niente di tennis e deve sorbirsi tutta una serie di termini tecnici e di risultati snocciolati uno dietro l’altro. Ma questo, probabilmente, è un mio problema.

VALUTAZIONE: 6/10

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Le favole di Sepùlveda

STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNO’ A VOLARE

Avrei voluto leggere questa storia molti anni fa. Ero ancora piccolina, non mi spostavo facilmente da sola, non c’erano librerie vicino casa e quindi avevo convinto i miei genitori a farmelo ordinare per posta.

Ed effettivamente l’avevo ordinato, ma, per un disguido, il pacco che conteneva il libro non è mai arrivato al mio domicilio.

E fino ad ora non avevo mai colmato questa lacuna letteraria.

Adesso però conosco la storia di Zorba, il gattone paffuto e nero, che si ritrova a dover accudire una neonata gabbianella insieme ai suoi amici gatti fino al giorno in cui ritroverà il suo istinto di volatile e la sua libertà.

STORIA DI UN GATTO E DEL TOPO CHE DIVENTO’ SUO AMICO

Questa è una storia più recente e più breve che racconta la storia di Max, Mix e Mex.

Mix è un altro gattone dal profilo greco che, ormai vecchio e cieco, viene aiutato da un piccolo topolino.

Mix non scaccia il topo dall’appartamento, ma lo aiuta a sfamarsi e lo accoglie nella sua vita. Il topo Mex riempie la solitudine di Mix, giorno dopo giorno diventa i suoi occhi e gli permette di riassaporare sensazioni che il povero micio aveva ormai dimenticato.

COSA NE PENSO IO:

Le due storie hanno, senz’altro, dei punti in comune. Intanto l’animale protagonista per cui Sepùlveda stesso ammette di avere una predilezione e di esserne affascinato.

Sono storie di amicizia tra esseri appartenenti a specie diverse  con caratteristiche completamente differenti l’una dall’altra.

Sono storie semplici che trasmettono messaggi importanti.

Sono storie brevi che si leggono nell’arco di poco tempo e tutte d’un fiato.

Sono storie che commuovono per la semplicità dei sentimenti che comunicano.

VALUTAZIONE: 10/10 per la prima storia, 8/10 per la seconda.

La Fata Carabina

Questo è un altro capitolo del ciclo Malausséne, dopo “Il paradiso degli orchi”

La storie è ambientata ancora una volta nel quartiere Belville in cui vive Benjamin Malausséne e tutta la sua tribù che, nel frattempo, è aumentata.

Sì, perchè alla già stravagante famiglia si sono aggiunti un paio di vecchietti con qualche problema da risolvere.

Ad arricchire la storia, un giallo (o forse due).

Una giovane donna viene lanciata da un ponte ed è in fin di vita. Chi sarà la donna e cosa le è successo?

Nel quartiere c’è un assassino che uccide le vecchiette sole con un rasoio. Chi sarà l’assassino delle povere donne?

La polizia indaga su due fronti.

COSA NE PENSO IO:

Questo secondo libro per me è migliore del primo. Il giallo è abbastanza intricato e tiene desta l’attenzione del lettore.

Anche in questo caso vengono trattati dall’autore temi importanti. Si passa dalla droga alla solitudine della vecchiaia, dalle truffe ai più deboli alla presenza di poliziotti corrotti al dipartimento di polizia.

Il personaggio più riuscito è l’ispettore Van Thian in perenne conflitto con il suo alter ego (la vedova Ho).

Diversamente da “Il paradiso degli orchi”, nel quale Malausséne si trovava ad essere protagonista degli eventi, qui egli ha un ruolo minore. Sono gli altri personaggi che cospirano, agiscono nell’ombra, ricostruiscono gli eventi e ovviamente lo attirano in una sorta di trappola rendendolo, suo malgrado, protagonista.

C’è infine un’incongruenza. Nella prima storia il commissario Rabdomant era un sostenitore dell’innocenza di Malausséne. Qui sembra che non l’abbia mai conosciuto, nonostante il nostro Ben sia sempre al centro delle indagini.

VALUTAZIONE: 9/10

 

English people

Ieri mi sono dedicata alla lettura di “Lost in Italy” (volumi 1,2 e 3) di John Peter Sloan.

Sono piccoli brani in inglese con i quali l’autore ci permette di rispolverare qualche regola di grammatica inglese e (perchè no?) di imparare qualche parola nuova.

Io non leggo i libri in lingua originale perchè, non parlando la lingua fluentemente, mi ci vorrebbe il vocabolario vicino per cercare una parola sì e due no. A quel punto la lettura si trasformerebbe da puro piacere in uno stress che mi riporterebbe indietro, al periodo scolastico. 😀

Però questi brevi volumetti li leggo volentieri. Li trovo fatti molto bene e con passaggi davvero divertenti.

La cosa che più mi diverte è poi il capitolo posto dopo il brano dal titolo “Ma che cavolo hai capito?” che contiene domande di verifica sulla comprensione del testo. :mrgreen:

Ma adesso vediamo cosa ho imparato dai 3 brani, oltre alle regole grammaticali…

  1. Le donne italiane vogliono sempre decidere sull’abbigliamento dell’uomo.
  2. Gli italiani usano toccarsi là (avete capito, no? :mrgreen: ) per scaramanzia e gli inglesi inorridiscono.
  3. Gli irlandesi sono sempre drunk e prenderebbero fuoco facilmente vicino ad una fonte di calore.

Letture di gruppo

Che ne pensate delle letture fatte in gruppo?

A quelle “dal vivo” in cui tutti leggono coralmente le stesse pagine e commentano immediatamente sull’onda delle emozioni provate, non ho mai partecipato. Però mi piacerebbe. Perchè no?

Da qualche tempo partecipo a quelle organizzate da un gruppo su Anobii.

Il libro scelto viene diviso solitamente in tre parti e alla scadenza stabilita si procede con il commento di ciò che è stato letto.

Così ci si deve gestire da soli nella lettura e si può leggere quando se ne ha voglia, conciliando le esigenze del gruppo e quelle personali.

Devo dire che questa esperienza mi piace molto perchè ogni libro viene spezzettato e analizzato in fondo, anche da punti di vista diversi (come è logico che sia, vista la partecipazione di più lettori contemporaneamente).

A volte, qualcuno evidenzia un punto che magari io avevo trascurato, attribuendogli meno importanza di quella che ha effettivamente. E questo ovviamente permette una valutazione più approfondita dei personaggi e della storia e, una comprensione a 360°!

Quello che mi colpisce di più è il giudizio finale, o per meglio dire, come possa essere, a volte, così diverso tra una persona e l’altra.

C’è chi adora il libro, chi lo odia o chi accoglie la storia con un po’ di freddezza.

C’è chi si affeziona a un personaggio e lo difende a spada tratta anche di fronte ad errori evidenti. C’è chi è colpito da un personaggio minore, da una storia d’amore, da un episodio, da una personalità forte…

Insomma la trovo proprio una bella esperienza che mi piace rinnovare di volta in volta.

😉

Scatola nera

“Scatola nera” di Jennifer Egan è un breve racconto pubblicato solo in ebook ma, nello stesso tempo, è un esperimento.

Sì, un esperimento fatto dall’autrice che ha voluto scrivere una storia attraverso delle brevi frasi che fossero adatte per la pubblicazione sul modernissimo ed attuale Twitter.

La protagonista è una donna, una spia americana che ha il compito di raccogliere informazioni su un misterioso “lui”. La donna deve compiere il suo dovere attivando tutta una serie di aggeggi elettronici che sono stati impiantati nel suo corpo che le permettono di registrare non solo informazioni, ma anche sensazioni provate dall’individuo. (Questa parte è sicuramente esageratamente fantasiosa!)

La donna è addestrata anche alla fuga, sa cosa fare, sa quale luogo raggiungere perchè l’importante è che il suo corpo colmo di informazioni, vivo o morto, torni indietro.

COSA NE PENSO IO:

Secondo me l’esperimento è abbastanza riuscito. E’ una breve storia colma di lacune e buchi neri; non conosciamo il nome del misterioso “lui” e non conosciamo il nome della spy girl, non sappiamo che informazioni cerca e nè quelle trovate e raccolte.

Intuiamo solo che, da queste informazioni, ne trarrà giovamento la sicurezza del paese.

Comunque l’isieme di fatti e di brevi tweet, ha un suo fascino e un suo perchè.

VALUTAZIONE: 6/10

Il paradiso degli orchi

“Il paradiso degli orchi” è un libro di Daniel Pennac.

Non conoscevo l’autore e sono stata attratta dal titolo e dalla copertina nella quale si nota una grande bocca dalle labbra rosse che sembra mangiare un uomo. Dell’uomo di vedono solo le due gambe.

Una copertina curiosa che invita a conoscere anche il contenuto del libro 😉

Ed ecco che leggendo si viene catapultati in Francia dove vive Benjamin Malausséne, il Capro Espiatorio di un grande magazzino.

Ben non si distingue solo per il lavoro bizzarro, ma anche per la sua famiglia. Anch’essa bizzarra e così costituita:

  • Madre di Ben → “sforna” continuamente figli da padri diversi.
  • Padre di Ben  → sconosciuto.
  • Louna              → sorella di Ben. Incinta e indecisa sull’aborto.
  • Clara                → sorella di Ben. Vive per la fotografia.
  • Therése           → sorella di Ben. Veggente.
  • Jeremy            → fratello di Ben. Ragazzino pestifero.
  • Il Piccolo        → fratello di Ben. Il minore dei ragazzi che si diletta a disegnare Orchi di Natale al posto dei comunissimi Babbi Natale.
  • Julius              → cane con crisi epilettiche.

Ad un certo punto al grande magazzino in cui lavora Ben iniziano a scoppiare delle bombe che, ogni volta, provocano una vittima mentre Ben si trova nei paraggi dell’esplosione. La polizia indaga….

COSA NE PENSO IO:

All’inizio era un po’ confuso, difficile entrare nella storia.

Poi ho cominciato a gradire la narrazione, l’ironia, le situazioni al limite del credibile e gli equivoci.

Infine sono rimasta sorpresa dal tema di forte impatto che è mascherato dietro ai sorrisi.

VALUTAZIONE: 8/10

Niceville

Grazie alla complicità di questi giorni di vacanza, ho concluso la lettura di “Niceville” di Carsten Stroud che abbiamo iniziato in gruppo su Anobii approfittando della festa di Hallowen e della sua atmosfera un po’ cupa e misteriosa.

Niceville è una piccola cittadina statunitense che registra uno sgradevole primato: un alto numero di persone scomparse nel nulla.

Ed è proprio con la scomparsa di un bambino, Rainey Teague, che si apre la storia.

Rainey scompare nel tragitto da scuola a casa. Nick Kavanaugh inizia ad investigare  e si ritrova, attonito, a guardare un video in cui il bambino scompare nel nulla nell’arco di appena un fotogramma.

Rainey verrà ritrovato, ma non vi svelo dove, nel caso in cui vogliate intraprendere questa lettura.

A questo punto la storia si sposta avanti nel tempo, a un anno dalla scomparsa di Rainey. In questa fase assistiamo a una serie di delitti, truffe e reati di ogni genere. Vediamo sfilare una serie di poliziotti ed ex-poliziotti corrotti e assassini e scopriamo tutta una serie di segreti dei rispettabili cittadini di Niceville.

A questa parte prettamente caratterizzata da elementi gialli e polizieschi, si aggiunge una storia irreale che ha radici lontane nel tempo.

Sì, perchè un maleficio risalente a più di cento anni prima avvolge la cittadina e sconvolge le vite dei suoi abitanti.

COSA NE PENSO IO:

Non è sicuramente una storia che mi ha particolarmente colpita o entusiasmata! Scritto in modo scorrevole, si legge e ci si lascia avvincere dalla curiosità, ma nulla di più!

Contrariamente ai miei gusti di lettrice e alla mia natura di persona razionale che ha bisogno di spiegare tutto, devo ammettere che la parte “soprannaturale” della storia mi ha coinvolta e mi è piaciuta più di quella prettamente gialla e poliziesca.

Mi incuriosiva questa sorta di faida familiare antica che sta alla base del maleficio che aleggia sui membri delle 4 famiglie fondatrici di Niceville 😉

Il finale l’ho trovato invece molto frettoloso e meno curato di tutto il resto. E’ un finale aperto che lascia molti punti interrogativi e che preannuncia un seguito.

VALUTAZIONE: 5/10 (anche questo non raggiunge per me la sufficienza)