Libro vs film (Molto forte, incredibilmente vicino)

Sono sicuramente centinaia i film tratti dai più famosi libri del panorama italiano e mondiale.

Di solito il libro risulta essere migliore del suo alter ego che vediamo al cinema, ma non sempre questa si rivela una regola valida.

Oggi voglio parlarvi di “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safren Foer e dell’omonimo film tratto dalla storia con Tom Hanks e un giovanissimo e bravissimo (secondo me) Thomas Horn nei panni del piccolo Oskar Schell.

Partiamo dal libro che, tra le altre cose, è uno dei primi letti da me su supporto digitale.

Il libro è decisamente disastroso, secondo il mio parere.

Pur descrivendo una storia bellissima e molto emozionante, risulta confuso e difficile da seguire. All’inizio non si capisce nemmeno di cosa voglia parlarci. Ci sono diverse voci narranti ed è difficile capire chi stia raccontando cosa.

Un difetto non da poco. Il lettore potrebbe abbandonare la lettura in qualsiasi momento, bisogna essere tenaci per arrivare alla fine.

Eppure la trama è ottima: un bambino che ha perso il padre durante l’attacco alle torri gemelle di New York, ancora traumatizzato dall’evento, fruga tra le cose del padre e trova una chiave. Cosa aprirà quella chiave? C’è qualcosa da scoprire? Potrà Oskar, grazie a quella chiave, capire come il padre sia morto e trovare la risposta ai mille perchè che si affollano nella sua testa? E’ così che inizia una lunga ricerca per le vie e i quartieri di New York, fino a giungere alla scoperta finale.

In tutto ciò, che risulterebbe molto lineare, l’autore decide di aggiungere la storia dei nonni di Oskar. Pessima scelta! Da questo punto di vista la qualità della storia subisce una notevole spinta verso il basso. Il nonno non parla dopo un evento traumatico vissuto durante la guerra e comunica con un quadernino che porta sempre con sé, la nonna finge di essere cieca e non se ne capisce bene nemmeno il perchè. Come facciano a comunicare è un problema che l’autore non si è posto?

Passiamo alle differenze e alle uguaglianze con il film, che io ho trovato decisamente migliore poichè alleggerito notevolmente e perchè la narrazione procede linearmente in modo cronologico.

  1. Il mutismo del nonno è solo accennato.
  2. Della cecità della nonna non si parla proprio.
  3. Nel libro era evidenziata “l’ossessione” di Oskar: cercare di scoprire il modo in cui il padre fosse morto (schiacciato sotto metri di cemento o volato giù da una finestra per disperazione). Nel film si parla poco di questo, ma si vede il bambino alle prese con una foto della tragedia che cerca di capire se l’uomo immortalato mentre cade giù sia effettivamente il suo papà.
  4. Fedelmente riprodotto il rapporto conflittuale tra Oskar e la madre.

In sostranza: libro vs film= 0 1

trailer

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5 thoughts on “Libro vs film (Molto forte, incredibilmente vicino)

  1. Ottimo post, @Ilovy …. che mi trova d’ accordo su ogni tua riflessione e valutazione !
    E’ vero, raramente un film ripropone le stesse emozioni ricavate, talvolta anche inaspettatamente, da un buon libro . Sono due linguaggi diversi, completamente diversi in verità, così come è diversa la funzione dell’ occhio o dell’ orecchio che la visione di un film rimanda allo spettatore con le sue scene e le sue musiche, da quella di un libro, dove ad agire non è più tanto un organo fisico ben identificabile, quanto invece quel “sesto senso” che ciascuno di noi ha, e per il quale passa una emozione avvolgente, rarefatta ( non essendo inquinata da visione diretta … o da suoni ), che si affida alla fantasia, creatrice ed originale, del lettore, e che esonda talvolta, quando agisca anche la ‘memoria personale’ di chi legga, dalle vicende stesse narrate dalla storia icontenuta nel romanzo .
    Nel caso che citi Tu, anche per le eccellenti interpretazioni degli attori, il film prende invece il sopravvento sull’ opera letteraria, e non perchè questa sia scarsa e lacunosa, ma proprio per i motivi che hai diligentemente elencato Tu . 🙂

  2. Ho avuto questo libro in regalo, da un amico che mi regala o mi consiglia sempre i libri giusti. Giusti per me, s’intende.
    Ho letto la quarta di copertina, ho capito di che si trattava e non ho avuto il coraggio di aprirlo. Ho aspettato molto, forse un anno prima di iniziare a leggerlo. Sapevo che mi avrebbe emozionato ed in quel momento lì avevo forse già troppa emozione nella mia vita per sopportarne altra.
    Poi l’ho letto.
    E’ un libro bellissimo. Ironico e delicato, emozionante e coinvolgente. Capisco che possa risultare in alcuni punti di difficile lettura. Ma lasciandosi andare, senza preclusioni, ha un suo filo rosso che è dato dal sentimento comune a tutti i suoi personaggi: il senso della perdita, l’elaborazione del lutto. La mancanza di una persona amata e il rimpianto di non aver detto o fatto una cosa in più quando questa ancora c’era. Trovo straordinario il personaggio del bambino. Attraverso il suo racconto, da novenne, Foer riesce ad affrontare il grande dramma, tabù, degli americani: l’11 settembre. E lo fa con una delicatezza ed allo stesso tempo con una profondità dei sentimenti ammirevole.
    Come immaginavo con questa lettura ho pianto, e anche molto. Ma ho anche sorriso.
    Non ho visto il film perché non ne ho avuto dei buoni commenti. Ma da quello che scrivi tu credo di aver fatto bene. Un libro con così tanti strati non può essere facilmente semplificato in una sceneggiatura.

    • Probabilmente mi sono espressa male. Non è che il libro non mi sia piaciuto (se fosse stato così non sarei arrivata all’ultima pagina), ma, in generale, l’ho trovato molto appesantito nella narrazione. Soprattutto all’inizio! E’ estremamente confuso, si passa da una voce narrante all’altra, dal presente al passato senza filo logico. Alle volte non si capisce chi stia raccontando quella parte della storia.
      Ok, come dici tu, la particolarità sta proprio lì. Ma non ho trovato convincente questa tecnica narrativa.
      Il film invece è molto bello e commovente 😉

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