La quinta costellazione del cuore

L’ultimo libro che ho finito di leggere è “La quinta costellazione del cuore” di Monika Peetz.

Il libro si apre con una bella atmosfera allegra.

Al ristorante “Le jardin” il titolare sta aspettando le  cinque clienti che da oltre 15 anni si riuniscono a un tavolo del suo locale il primo martedì di ogni mese. Sono clienti che vivacizzano il locale con il loro allegro timbro di voce e le loro accese discussioni e di cui il ristoratore conosce ogni piccolo particolare.

Caroline è un avvocato di successo, donna sicura di sé che sa destreggiarsi bene in qualsiasi situazione.

Estelle è una ricchissima e viziatissima signora.

Kiki è la più giovane, si occupa di architettura, ma non riesce ad affermarsi sul lavoro, nè a vivere una situzione sentimentale stabile.

Judith alle prese con il secondo matrimonio e con un marito gravemente malato.

Eva, la mamma superperfetta.

Poi l’atmosfera cambia. Le amiche del martedì non entrano nel locale, il quale rimane desolatamente silenzioso.

Questo perchè tutte sono accorse a confortare Judith che ha appena perso il marito. Qualche tempo dopo la donna trova un diario del marito sul quale è appuntato il suo ultimo pellegrinaggio a Lourdes, con tanto di date, itinerari, nomi di alberghi e ristoranti, impressioni, sensazioni e foto.

Judith deve colmare un enorme vuoto e, senza saper bene perchè e cosa esattamente vuole trovare, decide di intrapendere lo stesso viaggio dell’uomo appena scomparso. Ovviamente le amiche si offrono di accompagnarla…

COSA NE PENSO IO:

Ammetto che all’inizio mi piaceva. Risultava scorrevole e frizzante e si annunciava, nemmeno troppo velatamente, un segreto da svelare che incuriosiva e intrigava non poco!

Inoltre ho un debole per i libri che trattano il tema della complicità derivante da un’amicizia indistruttibile. E questo era già un punto a favore.

Man mano che si procede con la lettura però, la storia si ridimensiona per sfociare nell’argomento “tradimento” e nelle banalità.

Infine l’autrice, secondo me, ha voluto strafare lanciandosi anche nel campo religioso e trattando dell’effetto dei pellegrinaggi sulla gente, dell’atmosfera magica di certi luoghi e sull’importanza dell’espiazione del peccato, senza riuscire a centrare l’obiettivo.

Valutazione:  5 /10

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Libro vs film (Molto forte, incredibilmente vicino)

Sono sicuramente centinaia i film tratti dai più famosi libri del panorama italiano e mondiale.

Di solito il libro risulta essere migliore del suo alter ego che vediamo al cinema, ma non sempre questa si rivela una regola valida.

Oggi voglio parlarvi di “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safren Foer e dell’omonimo film tratto dalla storia con Tom Hanks e un giovanissimo e bravissimo (secondo me) Thomas Horn nei panni del piccolo Oskar Schell.

Partiamo dal libro che, tra le altre cose, è uno dei primi letti da me su supporto digitale.

Il libro è decisamente disastroso, secondo il mio parere.

Pur descrivendo una storia bellissima e molto emozionante, risulta confuso e difficile da seguire. All’inizio non si capisce nemmeno di cosa voglia parlarci. Ci sono diverse voci narranti ed è difficile capire chi stia raccontando cosa.

Un difetto non da poco. Il lettore potrebbe abbandonare la lettura in qualsiasi momento, bisogna essere tenaci per arrivare alla fine.

Eppure la trama è ottima: un bambino che ha perso il padre durante l’attacco alle torri gemelle di New York, ancora traumatizzato dall’evento, fruga tra le cose del padre e trova una chiave. Cosa aprirà quella chiave? C’è qualcosa da scoprire? Potrà Oskar, grazie a quella chiave, capire come il padre sia morto e trovare la risposta ai mille perchè che si affollano nella sua testa? E’ così che inizia una lunga ricerca per le vie e i quartieri di New York, fino a giungere alla scoperta finale.

In tutto ciò, che risulterebbe molto lineare, l’autore decide di aggiungere la storia dei nonni di Oskar. Pessima scelta! Da questo punto di vista la qualità della storia subisce una notevole spinta verso il basso. Il nonno non parla dopo un evento traumatico vissuto durante la guerra e comunica con un quadernino che porta sempre con sé, la nonna finge di essere cieca e non se ne capisce bene nemmeno il perchè. Come facciano a comunicare è un problema che l’autore non si è posto?

Passiamo alle differenze e alle uguaglianze con il film, che io ho trovato decisamente migliore poichè alleggerito notevolmente e perchè la narrazione procede linearmente in modo cronologico.

  1. Il mutismo del nonno è solo accennato.
  2. Della cecità della nonna non si parla proprio.
  3. Nel libro era evidenziata “l’ossessione” di Oskar: cercare di scoprire il modo in cui il padre fosse morto (schiacciato sotto metri di cemento o volato giù da una finestra per disperazione). Nel film si parla poco di questo, ma si vede il bambino alle prese con una foto della tragedia che cerca di capire se l’uomo immortalato mentre cade giù sia effettivamente il suo papà.
  4. Fedelmente riprodotto il rapporto conflittuale tra Oskar e la madre.

In sostranza: libro vs film= 0 1

trailer

ebook-reader

Beh, ormai dopo quasi un anno dall’acquisto del mio ebook-reader, posso affermare con sicurezza che non sento affatto la mancanza della carta stampata.

Quello che mi importa è il contenuto di un libro, i sentimenti che mi trasmette, se la storia raccontata sia in grado di farmi sognare, arrabbiare o annoiare. Che il supporto sia cartaceo o digitale poco importa! In fondo viviamo in un mondo altamente tecnologico e non sono affatto contraria alle innovazioni anche in campo letterario.

Sono l’unica a pensarla così? O sono in buona compagnia?