Il Conte di Montecristo

conteEdmond Dantès  è un giovane pieno di buone prospettive per il futuro lavorativo, con una bella fidanzata e un vecchio padre a cui è molto legato.

Il romanzo si apre con il ritorno di Dantès al porto di Marsiglia a bordo del Pharaon di cui presto assumerà il comando. Ma, purtroppo, l’invidia è uno dei mali che ha sempre afflitto la società e il povero giovane ne sarà vittima.

Accusato di essere un sostenitore di Bonaparte, viene arrestato e chiuso al Castello d’If, senza alcuna possibilità di fuga e isolato da tutti e da tutto.

Nella cella d’isolamento Dantès rimarrà per circa 14 anni alternando momenti di sconforto, ad altri in cui si trova in preda all’ira. Per fortuna dalla cella confinante un giorno emerge un altro prigioniero che è riuscito a scavare una via di comunicazione tra le due stanze della prigione. Il nuovo personaggio è l’Abate Faria, che istruisce Dantès e lo aiuta a capire chi sono i colpevoli del suo destino di prigioniero. Da quel momento Edmond Dantès giura vendetta e il suo obiettivo è uno solo: uscire da quella gabbia insieme al suo amico e secondo padre.

Purtroppo l’Abate Faria muore tra le braccia di Dantès e quest’ultimo approfitta della via di comunicazione segreta tra le celle e si sostituisce al cadavere. Le guardie della prigione non si accorgono di nulla e gettano il corpo chiuso in un sacco nelle acque del mare. Quando ci si accorge della sostituzione non si può che credere nella morte del prigioniero, ma non è così. Dantès è protagonista di una fuga rocambolesca, ma approfitta della situazione per riapparire in società sotto le mentite spoglie del Conte di Montecristo, uomo ricchissimo e misterioso.

Dopo esser tornato nella sua città natìa ed aver appurato la sorte dei suoi cari e le vicende dei buoni e dei cattivi, dà inizio alla sua tremenda e lentissima vendetta…

COSA NE PENSO IO:

Devo ammettere che il numero di pagine mi spaventava non poco! In genere i romanzi così lunghi rischiano di distrarre con pagine e pagine perfettamente superflue, ma non è questo il caso: Dumas si dimostra abilissimo nel tenere sempre desta l’attenzione del lettore dalla prima alla milletrecentesima pagina.

A parte qualche personaggio un po’ troppo buono, che un po’ stona in una storia che ha come filo conduttore una vendetta spietata, non c’è spazio per la noia! Anzi…

Quello che mi ha colpita di più è il contrasto tra la religiosità del protagonista e il suo agire in nome di Dio.

Ma secondo la cristianità, Dio non è misericordioso anche con i peccatori? Come mai allora l’autore fa apparire Dantès come la mano “legittima e crudele” di Dio che si abbatte giustamente sulle teste dei cattivi?

VALUTAZIONE: 10/10

 

L’esclusa

esclusaLa protagonista di questo romanzo è Marta, una donna perbene, una moglie infelice, ma fedele e sottomessa. Eppure è stata cacciata di casa dal marito solo perchè non è stata in grado di respingere con forza e cattiveria un corteggiatore.

Il marito non crede alla sua onestà e, sfortunatamente, non le crede nemmeno il padre, il quale prende le distanze da questa figlia colpevole agli occhi del marito.

Il comportamento del padre non fa altro che attribuire valore alla tesi sulla colpevolezza della donna per gli abitanti del piccolo paesino siciliano dove tutti si conoscono, sanno tutto di tutti e dove sono tutti ligi ai propri doveri sociali e familiari.

Marta, però, è una donna forte, non si lascia abbattere dalle difficoltà e sostiene l’esame per diventare maestra.

Ma è ovvio che tutti i signori perbene del paese non possano permettere che un’adultera dia insegnamenti ai propri figli!

E così Marta è costretta ad allontanarsi dal paese, trasferirsi per poter insegnare e cercare di ricostruirsi un’esistenza tranquilla. Ma è proprio in questa sua nuova fase della vita che reincontra il vecchio corteggiatore, adesso onorevole dello Stato, e si abbandona a questa passione, commettendo davvero quel “peccato” di cui era accusata e che l’aveva esclusa dalla società.

Ma il destino ha previsto una sorte diversa…un ritorno alle origini!

COSA NE PENSO IO:

Pirandello affronta in questo romanzo un tema importante, l’esclusione dalla società, e lo fa mettendo in evidenza con precisione la cattiveria gratuita da una parte, e la sofferenza della persona dall’altra. Tutti sono pronti a giudicare, a trarre conclusioni da qualsiasi cosa una persona faccia e a voltare le spalle per un nonnulla: questo è il messaggio!

Nonostante non sia molto attratta da Pirandello, questa storia mi è molto piaciuta. Come si fa a non farsi coinvolgere e a non abbandonarsi all’ira leggendo la storia di questa donna additata da tutti come la Maria Maddalena del paese?

VALUTAZIONE: 9/10

 

Radici

radiciPer descrivere questo libro bisogna partire dalla fine. E’ nell’ultimo capitolo, infatti, che l’autore ci spiega di aver appena raccontato, dopo aver trovato riscontri storici sulla veridicità di tutti i racconti che hanno popolato la sua infanzia, la storia di tutta la sua famiglia, a partire dall’antenato africano Kunta Kinte.

Kunta Kinte viveva in un piccolo villaggio dove ha imparato a sopravvivere, a cacciare e a seguire le regole della tribù, ma durante una battuta di caccia è rapito e venduto come schiavo. E’ così che, dopo un viaggio allucinante, approda in America dove crea una propria famiglia e sarà il capostipite di numerose generazioni di schiavi …e non.

Si deve proprio a Kunta Kinte l’istituzione della tradizione di tramandare a voce le gesta degli uomini di famiglia, che verrà mantenuta da tutti i suoi discendenti con grande orgoglio e partecipazione.

E ci vorranno tanti anni prima che questa famiglia possa acquistare la libertà tanto sognata; tanti eventi si susseguiranno, tanti padroni si dovranno cambiare e tante separazioni non volute si dovranno subire.

COSA NE PENSO IO:

Un racconto accurato sul mondo della schiavitù e della sottomissione con una carrellata di personaggi indimenticabili.

Un’altra saga familiare estremamente piacevole da leggere e a cui appassionarsi per capire quanto questi uomini e donne fossero considerati alla stessa stregua di un oggetto.

VALUTAZIONE: 9/10

Il mondo di Sofia

sofiaSofia è un’adolescente che vive in una casetta con giardino in Norvegia. Lì abita con la madre, mentre il papà si trova fuori per lavoro.

Un giorno Sofia trova nella cassetta della posta degli strani messaggi che le offrono lezioni di filosofia.

Il misterioso mittente di questi messaggi le spiega cosa sia la filosofia e cosa cerchino i filosofi, cioè risposte plausibili a domande complicate come “Chi siamo?” e “Perchè esistiamo?”.

Inizia così, grazie alla guida di questo strano maestro e al suo cane che agisce spesso come “postino”, un viaggio attraverso la storia della filosofia: dai miti ai filosofi della natura, dai più grandi pensatori del passato fino a quelli dei giorni nostri.

Ma all’interno di questo viaggio filosofico fanno capolino altri personaggi che intrecciano le loro vite a quella di Sofia molto strettamente e sta proprio alla perplessa protagonista cercare di capire chi siano e cosa abbiano a che fare con lei. Le risposte a questo piccolo grande enigma stupiranno Sofia…ed anche noi lettori.

COSA NE PENSO IO:

Obiettivamente il libro è ben fatto, è come un libro di testo scolastico che cerca di evidenziare le origini della filosofia e il pensiero di tutti i maggiori esponenti: tutti hanno cercato di rispondere alle stesse domande che inquietano l’uomo e tutti sono arrivati a conclusioni diverse in base alle epoche, alle esperienze e alle conoscenze scientifiche acquisite.

Per chi abbia alle spalle studi filosofici il libro sarà risultato meno ostico di quanto lo sia stato per me, che mi sono ritrovata a fare i conti con troppe informazioni tutte insieme.

La storia di Sofia mi ha, invece, particolarmente intrigata e mi ha stupita molto questo cambio di importanza dei personaggi iniziali con quelli che compaiono “strada facendo”.

Beh, tenendo conto che le mie difficoltà di comprensione siano dovute al fatto che mi sia sempre dedicata a materie più tecniche e non a Jostein Gaarder che ha cercato di introdurmi alla filosofia, il bel voto non posso che darlo senz’altro.

VALUTAZIONE: 8/10

Canale Mussolini

canaleLa famiglia Peruzzi, protagonista di questa lunga saga familiare, vive nella Val Padana, al confine tra il Veneto e l’Emilia Romagna. E’ una famiglia di contadini che lavora, con contratto di mezzadria, il fondo di uno dei ricchi della zona.

I Peruzzi sono numerosissimi, ma è così che doveva essere: i figli all’epoca erano soprattutto una forza lavoro. Tutti avevano un ruolo e dei compiti ben precisi da svolgere per collaborare al sostentamento di tutti.

Il nonno, capostipite della famiglia, un giorno si trova coinvolto, suo malgrado, durante un comizio socialista nel tentativo di fuga del politico Rossoni e i due vengono arrestati. Dovendo passare molto tempo nella stessa cella, i due uomini diventano amici e rimarranno legati a filo doppio per tutta la vita.

Intanto gli anni passano, c’è stata una guerra mondiale che, per fortuna, non ha portato lutti nella famiglia Peruzzi che, anzi, si è accresciuta; oltre ai figli a cui, per la maggior parte, sono stati attribuiti i nomi dei più importanti politici socialisti del tempo, la casa si è aperta per accogliere nuore e nipotini. Anche la scena politica italiana si è evoluta (o piuttosto dovrei dire involuta) e si sta affermando con una certa rapidità Mussolini, di cui Rossoni è diventato braccio destro.

Mussolini impone all’improvviso una manovra economica, nota come quota 90, che ha come obiettivo la rivalutazione della lira sulla sterlina inglese, ma provoca una diminuzione nelle esportazioni del grano e anche la rovina della famiglia Peruzzi, che viene cacciata dal fondo. Pericle, uno dei tanti figli dei Peruzzi, il più fascista, che ha già operato nelle squadre fasciste e fatto dei “favori” a chi comanda, si ricorda di Rossoni e si reca a Roma per chiedergli aiuto.

Il Rossoni, che non può rifiutargli tale aiuto, ma che non può influire sul rientro della famiglia nel podere in cui ha sempre lavorato, gli propone di trasferirsi con tutta la famiglia in Agro Pontino, dove è in corso la bonifica.

Ed è da questo momento che tutti i Peruzzi si spostano a confine con il Canale Mussolini e sono costretti a ricominciare tutto. E’ lì che vedranno scorrere la seconda guerra mondiale ed è lì che si snoderanno le ulteriori complicate vicende familiari.

Nonostante le varie traversie, le guerre, i problemi, i drammi familiari e i lutti, i Peruzzi rimarranno tutti uniti (o quasi) e rimetteranno in piedi le loro vite più di una volta.

COSA NE PENSO IO:

Non è facile raccontare sinteticamente questo libro perchè è ricchissimo di episodi, di storie familiari e di eventi politici del nostro Paese, dall’inizio del ‘900 al dopoguerra.

Ho già scritto in altre occasioni che adoro le saghe familiari, che mi piace seguire le vicende di tante generazioni di uno stesso nucleo familiare, quindi sono affascinata dagli eventi ancora prima di cominciare a leggere il primo capitolo.

Dopo aver ammesso che sono “di parte”, confermo che mi sono appassionata alle vicende dei Peruzzi da subito.

Posso definirlo in breve in questo modo: un’ottimo racconto inserito in una ben nota pagina di storia recente del nostro Paese.

Non gli attribuisco il massimo dei voti solo per un motivo, l’abitudine dell’autore di raccontare e poi divagare per pagine e pagine e pagine. Ciò potrebbe creare confusione nel lettore, nell’individuare legami familiari ed episodi, magari già sfiorati precedentemente, ma per essere completamente obiettiva, devo anche ammettere che Pennacchi non lascia che il lettore si possa confondere e riannoda con estrema abilità e precisione le fila del discorso quando passa dal passato al presente o viceversa.

VALUTAZIONE: 9/10

 

 

La ragazza con l’orecchino di perla

orecchinoGriet è la giovanissima figlia di un bravo artigiano che, con il suo lavoro, sosteneva economicamente la famiglia. Ma adesso l’uomo è diventato cieco e tocca a Griet lavorare come donna di servizio presso la famiglia del celebre pittore Veermer.

Il lavoro per Griet è faticoso, ma la sua tenacia riesce a farglielo sopportare.

Ma non si tratta solo del lavoro! Griet deve anche sopportare i capricci della moglie del pittore e i dispetti di una delle tante figlie dei Veermer.

Tra le mansioni della nostra protagonista c’è anche la pulizia dello studio di Jan Veermer. Ma lì è come se dovesse passare una mano invisibile, tutti gli oggetti devono rimanere al loro posto per non compromettere le proporzioni degli sfondi che l’uomo sta dipingendo. Nessuno può entrare nello studio proprio per non turbare quell’equilibrio di proporzioni, forme e colori. Solo Griet può farlo.

Griet è attratta da quello studio, è attratta dai dipinti che prendono forma giorno dopo giorno, che si modificano impercettibilmente da un istante all’altro, ed è attratta dalla strana figura di Jan Veermer, che poco a poco la coinvolge nel suo lavoro facendole preparare i colori per lui.

Quando un facoltoso cliente ordina un dipinto che abbia per soggetto Griet, le cose in famiglia si complicano…Griet, accusata del furto degli orecchini di perla, è costretta a lasciare il lavoro.

Ma i due protagonisti non si dimenticheranno mai, come scopriremo alla fine.

COSA NE PENSO IO:

Si tratta di un bel romanzo storico in cui due membri di ceti sociali opposti della Francia del XVII secolo si incontrano e sono coinvolti da una relazione platonica molto intensa. Il fatto che tutto sia contornato dal mondo dell’arte, rende la storia molto affascinante.

Devo ammettere che questo libro mi è piaciuto molto, anche per la ricchezza con cui sono curate le personalità dei vari personaggi.

VALUTAZIONE: 9/10

La signora nel furgone

furgoneMiss Shepherd è un’anziana donna che vive all’interno di un furgone che per oltre 15 anni rimane parcheggiato nel giardino di Alan Bennett, noto autore inglese.

Miss Shepherd è decisamente un bel tipo, dal carattere deciso e, spesso, le sue azioni e i suoi modi risultano irritanti. Ma la vecchiaia segue il suo corso, la donna diventa più debole nel corpo, ma continua a vivere in quel furgone puzzolente e a vestirsi di stracci che emanano anch’essi cattivo odore.

La convivenza tra i due risulta a volte esilarante. Ma soltanto alla sua morte, l’autore scoprirà qualcosa della sua vita.

Sarà una perdita che lascerà un vuoto non solo nel giardino di casa, ma anche nel cuore di Bennett.

COSA NE PENSO IO:

E’ uno strano testo, è un miscuglio di episodi che non seguono né filo logico, né cronologico.

All’inizio risulta anche un po’ fastidioso questo saltellar da un episodio all’altro, poi ci si concentra su questo strano personaggio spigoloso e irritante che va perdendo la sua vitalità e incontra difficoltà nello spostarsi; si fa portare, allora, in giro su una vecchia sedia a rotelle dai passanti e accetta l’aiuto di alcune religiose, ma il suo furgone continua a rimanere la sua casa ed è lì che esala, in estrema solitudine, l’ultimo respiro.

Sarà che sono sensibile all’argomento, ma trascuro la confusione del racconto e gli attribuisco un bel voto.

VALUTAZIONE: 8/10

Paura

pauraIrene appartiene all’alta società viennese, è moglie e madre, ma ama più la mondanità del focolare domestico.

Da qualche tempo la donna intrattiene una relazione amorosa con un giovane pianista. Una mattina, uscendo di soppiatto dall’appartamento dell’uomo, è fermata da una sconosciuta che l’accusa apertamente di essere l’amante del suo fidanzato.

Irene, sconvolta, fugge via; non aveva mai pensato che la sua relazione segreta potesse essere scoperta!

La sconosciuta non demorde, la segue, la importuna e la ricatta. Ed è così che la nostra protagonista viene sopraffatta dalla paura e dall’angoscia costante. Cerca di evitare le uscite, sfugge allo sguardo indagatore del marito e arriva a pensare al suicidio. Ma…ovviamente non posso rivelare il colpo di scena finale😀

COSA NE PENSO IO:

Anche questo racconto è un eccellente esempio dell’abilità narrativa di Stefan Zweig.

La storia di Irene è talmente coinvolgente da trattenere il respiro nei momenti di maggior tensione emotiva. Non si può provare la stessa angoscia della protagonista!

Leggetelo!!!

VALUTAZIONE: 10/10

 

Le notti bianche

nottiUna notte nella città di Pietroburgo un uomo passeggia in solitudine, ma è proprio allora che incontra una giovanissima Nasten’ka; i due protagonisti si accompagneranno durante le loro notti bianche per quattro giorni.

Durante questi incontri e dalle loro conversazioni, noi lettori veniamo a conoscenza delle loro storie.

L’uomo è un sognatore, un uomo che vive in solitudine, incapace di rapportarsi con gli altri e di stringere rapporti d’amicizia.

Lei è una giovanissima ragazza che vive insieme alla nonna cieca, innamorata di un giovane affittuario della nonna. Quest’ultimo, un anno prima, le ha promesso il matrimonio, ma non prima di essere tornato da un viaggio ed essersi creato un futuro.

Adesso l’anno è trascorso, lui è tornato e Nasten’ka, in compagnia del sognatore, lo aspetta da giorni a quell’appuntamento fissato un anno prima.

Intanto in queste poche notti Nasten’ka ha acceso anche il cuore del sognatore e, ormai delusa, decide di legarsi all’uomo, ma ecco arrivare il suo innamorato…Cosa farà adesso Nasten’ka? Beh, “Al cuor non si comanda”, afferma un famoso detto popolare.

COSA NE PENSO IO:

Breve cronaca dell’incontro di due caratteri opposti: la timidezza e l’essere schivo dell’uomo con l’espansività e la comunicatività della giovanissima donna, che al contrario di lui, ha bisogno dell’amore per vivere con pienezza la sua vita.

Delicato e intenso racconto di un attimo di illusione.

VALUTAZIONE: 9,5/10

 

La fine dei Greene

greeneIl procuratore di New York è chiamato ad indagare sulla tragica morte di Julie Greene e sul ferimento della sorella adottiva Licia. A chiedere il suo intervento è lo stesso fratello delle vittime, il quale non è poi così convinto che si tratti di una rapina.

Dello stesso parere è Philo Vance, l’investigatore dilettante più simpatico della letteratura poliziesca, che, ovviamente, affianca nelle indagini il suo amico procuratore facendo sfigurare non poco le autorità.

L’indagine è complessa, come sempre, ma questa volta ad essere colpita duramente è tutta la famiglia Greene, i cui componenti, costretti ad abitare per almeno 25 anni sotto lo stesso tetto per volontà testamentaria del capofamiglia e legati da rapporti non proprio idilliaci, perdono pian piano la vita, uno ad uno.

E’ chiaro che l’assassino è sempre stato dentro quella casa e sia un membro della famiglia. Ma chi? Per Philo Vance non sarà così facile trovare le prove che inchiodino il colpevole…

COSA NE PENSO IO:

Premesso che tutti i gialli di Van Dine che ho attualmente letto siano perfetti, trovo che questo sia uno dei migliori. Ha una sua linearità pur nella sua “ingarbugliatezza”. Frase contorta, lo so; ma secondo me, rende bene l’idea:mrgreen:

E, come ogni volta, l’autore ha un’abilità tutta particolare nel condurre il lettore fuori strada. Solo che più leggi le sue storie, meno ti fai fregare😉

VALUTAZIONE: 10/10